Il CNA critica fortemente il Governo

Caterina Rinaldo

L’assemblea degli imprenditori del sud a confronto con la crisi

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Si è svolta ieri pomeriggio, l’assemblea generale degli imprenditori dal titolo “Le PMI, il Mezzogiorno e la crisi globale nell’Italia alla deriva” che ha visto la partecipazione del CNA, Confederazione Nazionale dell’artigianato e della Piccola e Media impresa e di numerose personalità legate al mondo dell’imprenditoria, fra cui il segretario Generale CNA, Sergio Silvestrini, il presidente CNA Puglia, Nicola Di Cristo, il segretario regionale CNA Pasquale Ribezzo e il presidente di CO.FIDI Puglia, Luca Celi.

Questa iniziativa – dice Nicola di Cristo – è l’occasione per far sentire la voce delle imprese. L’Unione Europea ci invita a prendere delle misure per abbattere il debito pubblico. In questo contesto, il litigio che divide l’attuale classe politica è insopportabile, tantomeno condivisibile può essere la manovra finanziaria. Le conseguenze di queste scelte ricadono sul valore dei beni e dei risparmi delle famiglie.

Da mesi le associazioni di imprese, hanno presentato delle proposte tese a favorire la sostenibilità del debito pubblico nel medio periodo e la ripresa economica del nostro Paese.

Tutte le risposte sono state però insoddisfacenti. Più in particolare, l’attenzione si è appuntata sul Decreto Sviluppo che dovrebbe fornire delle misure in grado di dare un segnale di inversione di marcia. In tal senso è stata presentata al Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, una lettera in cui si chiede di poter partecipare alla individuazione e alla messa a punto delle misure per accrescerne l’efficacia. “E’ di fondamentale importanza – si legge nel documento – che il Decreto Sviluppo contenga misure strutturali, concrete e credibili, che diano un chiaro segnale. In assenza rischierebbero di essere vanificati gli sforzi fatti fino ad oggi in ordine alla tenuta dei conti pubblici”.

Su questa crisi – avverte Pasquale Ribezzo – c’è stata scarsa informazione. La lettera, non è stata resa nota dai giornali. E’ stata divulgata direttamente la risposta del Presidente, che ha ribadito che non ci sono soldi. Questo atteggiamento nasconde una visione sbagliata, quella che ipotizza una risoluzione spontanea del problema.

Bisogna prendere atto che siamo di fronte ad una svolta epocale, in cui non si può continuare a guardare solo all’Occidente, ma è necessario aprire a paesi come i Balcani, che hanno accumulato una forte ricchezza e che sono pronti ad investire. Basti pensare che in Russia, la lavorazione dei capi di abbigliamento viene affidata alle Marche. Questo avviene perchè sanno che la qualità si ha solo in Italia.

Guardare ad Oriente è fondamentale, questo lo devono comprendere le istituzioni e le imprese. Non c’è posto nella crisi per chi non abbia voglia di trovare una soluzione.

Si tratta di superare una fase difficile, una situazione che chiama in causa principalmente il Mezzogiorno addirittura impoverito da risorse che non sono state ancora rese disponibili, ma addirittura dirottate verso altre aree del paese. Esso è la sola speranza di sviluppo dell’Italia. Il sistema produttivo del Nord Italia non è più sufficiente, come CNA non ci possiamo limitare all’esperienza di questa sera, ma allargare nel territorio l’esperienza delle imprese. Il sud è il centro del Mediterraneo.
In questo contesto appare difficile la situazione della Puglia, che risente della crisi di più degli altri territori del Mezzogiorno e che risulta maggiormente esposta a causa del drammatico crollo della domanda e della sottodotazione di infrastrutture per la competizione internazionale.

Punto di partenza, per rilanciare l’economia del Paese, sono le imprese del Sud, secondo il segretario nazionale Silvestrini, attraverso una forte aggregazione, con uno Stato che funzioni, e attraverso un “tavolo tra forze sociali, banche, confidi, associazioni, Regione che selezioni alcuni obiettivi concreti e immediatamente cantierizzabili rispetto ai quali – ha detto Ribezzo – si rimuovano gli ostacoli burocratici della loro messa in opera”.

Queste le proposte della CNA, per contrastare la crisi delle imprese: sbloccare i fondi e i cantieri delle infrastrutture portanti (acquedotto, ferrovie trasporti e logistica ecc); individuare forme snelle e poco costose di sostegno alla internazionalizzazione (sul modello del bando TIC ma allargato a tutti i servizi e a tutte le funzioni); dare risposta alla disponibilità manifestata da molte imprese di avviare al lavoro i giovani, adottando forme efficaci di sostegno alla formazione in azienda; affrontare la questione della formazione imprenditoriale, sin qui non considerata nelle politiche pubbliche; costruire un nuovo circolo virtuoso ricerca-università-imprese che vada effettivamente verso i bisogni del mondo produttivo, anziché continuare ad alimentare semplicemente l’autoreferenzialità del mondo della ricerca.

La CNA, che in Puglia schiera oltre 20.000 imprese con almeno 40.000 dipendenti; e quasi 15.000 imprenditori pensionati; che in Puglia ha messo su il più grande consorzio fidi del mezzogiorno continentale nonché l’unico iscritto al cosiddetto 107 e cioè direttamente vigilato dalla Banca d’Italia, è fortemente preoccupata della deriva del Paese; e crede che anche l’apparato produttivo pugliese rischi molto; più di quello del resto del mezzogiorno. Per questo “chiede alla Regione di concertare azioni che ottimizzino le risorse disponibili con un patto tra istituzione, imprese, lavoratori e banche”.

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