Ex manifattura, la Bari dimenticata

I cittadini: “Anche noi abbiamo Auschwitz”
Un complesso costruito a partire dal 1970 che racconta la storia di un quartiere, ricordandone l’eleganza e l’efficienza, l’orgoglio di una città che ne rivendica la bellezza oramai solo nei meandri dei cuori di chi l’ha davvero vissuta.
Chi circonda l’imponente edificio, oggi, può ammirare lunghi corridoi vuoti, mura e pannelli pericolanti, box fatiscenti spesso non regolarmente registrati, rifiuti ed escrementi sparsi ovunque e porte e finestre blindate simili a case circondariali. Eppure questa struttura è stata anche utilizzata come aula bunker per celebrare i processi a carico di feroci organizzazioni criminali.
Fin dalla metà degli anni Ottanta, la medesima sede fu utilizzata per celebrare il primo processo della camorra pugliese. Poi l’ aula fu chiusa. Nel 1995, però, fu necessario recuperarla per celebrare alcuni maxiprocessi fino a quando nel Settembre 1999 l’ ex Manifattura fu definitivamente chiusa per la “sospetta” presenza di amianto.
Dunque sembra geniale lasciare i processi di mafia in lunga attesa e al contempo creare un mercato ipoteticamente di amianto attraverso la regolare vendita di alimenti all’aperto, acquistati quotidianamente dall’intero rione.
Un mercato coperto che tra l’altro vige in condizioni igieniche e sanitarie pietose: all’interno dei box penzolano ragnatele e scarafaggi, la pavimentazione è completamente dissestata, enormi le macchie d’umido e i muri diroccati, accuratamente circondati da rifiuti e cassette abbandonate. Ci si chiede, allora, se possano esistere dei cassonetti della raccolta dei rifiuti e se il tutto non sia causa dell’incuria degli stessi cittadini. Vagando ancora per la struttura, la scoperta. Enormi vasche albergano al centro dell’edificio, accanto a giardini in parte riqualificati e una fontana utilizzata per pulire frutta, pesce e verdura. Le vasche sono colme di scarti e rifiuti assolutamente carenti di lavaggio e disinfestazione quotidiana e che versano in uno stato di putrefazione totale. Illegalità e sporcizia sembrano incombere agli occhi di tutti ma nessuno parla. Siamo in un Paese civile, ma il quartiere ha paura e per la gente intervistata, uno scenario da Terzo Mondo come questo pare sia normale e faccia addirittura bene.
Tra le impalcature abbandonate e ratti simili a piccoli yorkshire, i borseggiatori e gli ambulanti abusivi sembrano avere la meglio vantandone addirittura il profitto.
Ma tutto, come detto, continua ad andare avanti come se niente fosse, nell’indifferenza di cittadini, tecnici, amministratori e politici comunali. Uno spettacolo indecoroso accompagnato da fetori insopportabili, grate arrugginite e la scandalosa tolleranza di uomini e donne rassegnati alla grave emergenza igienica- sanitaria nella quale sono sprofondati.
Il tempo sembra essersi fermato burocraticamente, ma il degrado e l’incuria proseguono, mentre solo gli anziani ricordano la struttura come il fiore all’occhiello della città.
Una ex- Manifattura dei tabacchi, sala bunker per maxi-processi di stampo mafioso e sale da ballo e ricevimenti elegantissime e sofisticate, nella parte superiore dell’edificio. Qualche lacrima nel ricordare i festeggiamenti del proprio matrimonio o la comunione di un figlio perso, indicando finestre pericolanti e diroccate, sinonimo di vite e disperato amore per una città un tempo, oggi fulcro di sfiducia e delusione.
Eppure uno spiraglio di speranza sembrava concretizzarsi nel Dicembre 2004, quando si pensava ad un edificio completamente ristrutturato grazie ad un importante bando di gara d’appalto. Alle imprese era addirittura richiesta l’elaborazione del progetto esecutivo, da sviluppare a partire dal progetto preliminare redatto dall’Area Tecnica dell’Università.
Il progetto prevedeva la realizzazione di aule, uffici, un parcheggio interrato con impianti che consentissero anche lo sfruttamento dell’energia solare e soluzioni antisismiche.
Aria rigeneratrice troppo ambigua per i residenti al Libertà che hanno visto nel corso degli anni solo impalcature, attualmente inesistenti e il crollo del solaio, il 17 settembre 2005, all’interno del mercato.
Il risultato ad oggi è un immobile diviso dal Comune e dall’Università che nell’Ottobre 2010 ha deciso di vendere la sua parte superiore per un valore di 30 milioni di euro a causa di un deficit di bilancio, mandando in fumo il progetto di un polo per Scienze delle Formazione.
Ma ai cittadini, al rigore e la dignità di un capoluogo di Regione, nel 2011, chi ci pensa? E le strade del quadrilatero (tra via Libertà, via Nicolai, via Crisanzio e via Ravanas) continueranno ad essere evitate dall’Amministrazione Comunale?
Commenti
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218.000mq!!!Con un controllo a tutto campo della GUARDIA DI fINANZA,si dia inizio ad una gara di appalto,per la TOTALE demolizione dell’immobile e la costruzione di un mercato coperto con parcheggio auto e ne avanza per un bel giardino pubblico con tanto verde.






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