Brandine e gazebo sotto i portici del Piccinni

Francesca Avena

Alla storia dei Tempesta se ne unisce un’altra

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Non è un bello spettacolo quello che si presenta sotto i portici del Piccinni: accanto all’ingresso principale di Palazzo di Città, che vede persone in giacca e cravatta entrare ed uscire, questa mattina i coniugi Tempesta, ad una settimana dallo sfratto definitivo, hanno montato brandine e gazebo.
Insieme a loro, una coppia di immigrati: lei, Janeta, di nazionalità bulgara -costretta su una sedia a rotelle per la distrofia muscolare- e lui, Sali Muhamed, slavo. Sono in Italia da 5 anni e vivono in condizioni fatiscenti in un appartamento di via Caracciolo. Genitori di un bambino di 1 anno e 4 mesi, di cui non hanno più notizie da 3 mesi perché è stato loro tolto per indigenza.

"Non ci è stato consentito di registrare nostro figlio all’anagrafe perché non abbiamo residenza. Per loro non siamo nessuno. Ci lasciano vivere in condizioni di degrado, non abbiamo un lavoro e ci hanno anche tolto nostro figlio. Nessuno ci aiuta: perfino gli assistenti sociali" -racconta Janeta (video).

La loro richiesta si unisce a quella dei Tempesta: due situazioni drammatiche, due famiglie che chiedono il rispetto dei loro diritti. Janeta e Sali chiedono di essere ascoltati, di riavere il loro bambino; Gianni e Gianna Tempesta chiedono una casa e, per il momento, hanno intenzione di dormire sotto il tetto del Piccinni, per strada. Tra gli sguardi incuriositi della gente (video).

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