Luca Turi, venti anni fa lo sbarco degli albanesi a Bari

Caterina Rinaldo

Cinquanta scatti in mostra al foyer del Teatro Petruzzelli

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“Il grande mare di Bari che si popola di corpi, di volti di uomini e ragazzi, di varia umanità fuggita alla fine della Storia”, sono queste le parole con cui Carmela Formicola commenta le immagini di Luca Turi, nella mostra “La fuga delle Aquile” (visitabile fino al 16 settembre presso il foyer del Teatro Petruzzelli a Bari) dedicata allo sbarco dei migranti albanesi dalla nave Vlora.

In occasione del ventesimo anniversario dell’arrivo dei profughi, la città di Bari ricorda l’umana disperazione e il senso di compassione e pietà, che fecero da cornice allo sbarco di uomini, donne e bambini in fuga dalla loro terra, con una mostra fotografica che racconta gli eventi che si svolsero durante quelle giornate.
L’evento fortemente voluto dalla Commissione cultura del Comune di Bari e dal consigliere Filippo Melchiorre, ripercorre una delle pagine drammatiche della storia del popolo albanese, intrecciata con la quella del capoluogo pugliese. La Vlora era un bastimento abitualmente adibito al trasporto dello zucchero, ma venti anni fa, precisamente l’8 agosto 1991, fu utilizzato per stipare in esso migliaia di persone attirate dalla falsa speranza di condizioni di vita migliori.
Quel giorno Luca Turi era lì e grazie al suo occhio di fotografo, queste immagini oggi ci restituiscono uno spaccato di storia che narra dell’incontro tra due popoli e due culture, tra realtà e aspirazioni, tra sogni e disillusioni.

La mostra è suddivisa in quattro sezioni che narrano per fasi i momenti che vanno dall’arrivo della nave, allo sbarco, ai soccorsi, fino alla permanenza all’interno dello Stadio della Vittoria, adibito per l’occasione a centro di accoglienza (una soluzione di fortuna dettata dall’emergenza). Gli scatti mostrano scene di autentica disperazione intervallate da spaccati di normalità, come una partita di pallone, abiti stesi ad asciugare, bambini che sorridono o aspettano seduti in braccio ai loro genitori. E ancora il colpo d’occhio sullo Stadio della Vittoria, devastato dopo gli accampamenti improvvisati (non meno di quanto sia accaduto di recente nei centri di accoglienza), la stanchezza, la disperazione, il tentativo di impossessarsi al volo dei viveri, che la protezione civile fu costretta a lanciare sulla folla, per l’impossibilità di provvedere, a causa dei disordini, ad una distribuzione ordinata. La massa umana che invade il porto, ma sopratutto scene di soccorso e di umana compassione, volti che tradiscono speranza, paura, rassegnazione e incertezza per il proprio futuro. Lo sbarco, la macchina della solidarietà, l’accoglienza del popolo barese, Bari città di pace e di solidarietà.
Immagini rimaste nella memoria collettiva, che in sequenza raccontano una storia drammatica e dolorosa.

Luca Turi da oltre cinquanta anni, racconta attraverso le sue immagini i principali avvenimenti di cronaca, costruendo dei racconti, giungendo sul luogo prima degli altri, cogliendo la notizia mentre essa si verifica, maestro indiscusso del fotogiornalismo per moltissimi fotografi. Scrive di lui Vincenzo Magistà in una nota che accompagna la mostra: “un’avventura professionale che ha lasciato il segno perchè i Maestri non si dimenticano e si cercano sempre negli anfratti del nostro mestiere, negli assalti di ansia, nell’archivio della memoria” .

Le foto di Luca Turi, sono immagini vive e reali che mescolano sapientemente volti e luoghi, sensazioni ed emozioni, azioni e risultati. Venti anni fa la caduta del regime di Enver Hoxa, segnò una svolta nella storia dell’Albania, ma degenerò nella nascita delle finanziarie fantasma. Oggi l’Albania è un paese che manifesta una voglia di libertà e di riscatto dal passato, ben visibile nella rinascita commerciale che anima le strade di Tirana e che rappresenta una risposta alle rigide imposizioni del regime che pretendeva – come raccontava un professore albanese -di limitare l’acquisto delle camicie da uomo a soli cinque tipi oppure di vietare l’utilizzo dei colori, imponendo solo l’uso del grigio sulle facciate degli edifici. Questa voglia di riscatto e libertà
è ben evidente nei volti cordiali e sorridenti della gente che si incontra per le strade della capitale, e c’è anche chi – seduto questa volta al tavolino di un bar – mi dice gentilmente “su quella nave c’ero anche io, che avventura incredibile”.

La mostra è accompagnata da un catalogo in distribuzione gratuita con prefazione di Lino Patruno e contributo scritto di Raffaele Diomede.

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