Sanità, l’era degli imboscati

Alessia Silecchia

La parola passa ai politici dopo la denuncia partita da Facebook

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Tutto ha avuto inizio su Facebook quando da una pagina ad hoc chiamata “Ospedale Di Venere” è partita la denuncia: nell’omonimo nosocomio barese pare che certi infermieri, ostetriche, paramedici e tecnici- meglio noti come imboscati- preferiscano poltrone da amministrativi al lavoro, del tutto diverso e meno comodo, in corsia. E’ la solita storia, tutti sanno e tutti tacciono senza differenza alcuna tra politici, manager e personale stesso.
La cosa più grave è che questi “cambi di mansione” sottraggono risorse soprattutto a quei reparti in cui la numerosità e il tempismo d’azione sono decisivi nel coadiuvare l’attività medica e salvare la vita dei pazienti che giungono in condizioni critiche.
Sono circa cinquanta, gli imboscati, ma rappresentano un vero e proprio lusso per la Asl.

Dal social network i fatti sono passati ai banchi della politica.

Massimo Cassano (PDL) definisce drammatica la situazione denunciata “frutto della totale anarchia in cui versa la sanità pugliese per colpa del non-governo di Vendola. Manca il personale per carenze storiche ma anche per incompetenza del Governo regionale che da tempo avrebbe dovuto mettere mano alle piante organiche. Alla ripresa dell’attività– continua Cassano- occorre che l’assessore Fiore venga in commissione a confrontarsi e ad esporci la situazione di tutte le Asl e quantomeno degli Ospedali di riferimento. Serve attivare subito le procedure di mobilità del personale dagli ospedali e dai reparti dismessi per coprire carenze ormai non più tollerabili”.

L’Usppi Puglia ha, dal canto suo, dichiarato guerra ai dipendenti fannulloni delle Asl di Bari denunciando il tutto alla Procura della Repubblica.
Nella legge regionale del 31 dicembre 2007 art. 3 comma 27 è stato vietato a tutti i direttori generali di continuare ad usare i “propri dipendenti per mansioni differenti per le quali sono stati assunti”. Significa per esempio che gli infermieri o ausiliari da anni imboscati negli uffici amministrativi dovranno ritornare in corsia. La norma è del 31 dicembre 2007. Ma il terremoto sembra essere appena cominciato. “Lo spirito della norma – spiega ora il segretario nazionale dell’Usppi Sanità
Nicola Brescia – era da una parte quella di recuperare il maggior numero di infermieri o ausiliari possibili, vista la cronica carenza. Dall’altro però era sicuramente mettere fine al cattivo andazzo che troppo spesso si verifica: da anni c’è gente negli uffici che non sa cosa fare perché ha altre professionalità. Dopo oltre 44 mesi non ha ancora dato gli effetti sperati. Nelle Asl di Bari, come era prevedibile, i dipendenti stanno facendo resistenza. Per questo il neo direttore generale della ASL /BA Domenico Colasanto ha mandato una circolare a tutti i direttori dei presidi ospedalieri per chiedere loro quanti sono i dipendenti che svolgono mansioni differenti rispetto a quelle per le quali sono stati assunti. E, se ci sono, il motivo per il quale non sono stati spostati. A tutt’oggi nulla è stato fatto, gli imboscati ci sono e sono tanti. Di conseguenza l’Usppi chiede all’ assessore alle politiche della salute Fiore di intervenire con immediatezza al fine di evitare inutile inasprimento della vertenza e alla Procura della Repubblica di fare chiarezza.”

Alle parole di Cassano e dell’Usppi si aggiungono quelle del coordinatore regionale Ppdt, Salvatore Greco, che richiede una individuazione urgente di “una via di uscita definitiva che restituisca dignità al personale e qualità di assistenza ai cittadini. Il Di Venere, così come tutti gli ospedali pugliesi – spiega il consigliere regionale – si trova ad affrontare gli effetti del piano di rientro, firmato dal governatore Vendola, che ha chiuso ospedali e reparti e tagliare posti letto; a questo si è aggiunto l’effetto delle scellerate misure di stabilizzazione e internalizzazione del personale medico e non. A fronte di questo quadro svilente, la Regione ha brillato per inerzia, non avendo avuto neppure la capacità di immaginare l’urgenza di una revisione delle piante organiche per prevedere una redistribuzione del personale in servizio e la definizione del numero di operatori indispensabili per prestare un livello minimo di assistenza sanitaria al territorio. Urge rivedere le necessità di risorse umane una volta per tutte, ospedale per ospedale, Asl per Asl, e predisporre una via di uscita definitiva che restituisca dignità al personale e qualità di assistenza ai cittadini.”

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Commenti

  • risorgimento (utente non verificato)

    Questa realtà non riguarda solo il Di Venere ma tutti gli ospedali dove anche per colpa di certi sindacalisti senza scrupoli sono imboscati nei servizi (radiologia, laboratorio analisi, radioterapia, fisica sanitaria ecc.) decine di infermieri a non fare praticamente niente. Questa vergogna deve finire!!

  • bertoldo (utente non verificato)

    I sindacalisti senza scrupoli, possono operare in questa direzione in quanto i disastri conseguenziali fanno il gioco dei processi di privatizzazione della sanità voluti dall’intera classe politica. Tra poco lo stato non esisterà più e curarsi sarà un privilegio riservato solo a coloro che hanno la possibilità di pagarsi i ricoveri.Un’ altra grande conquista sociale.