“Il sogno” ha inizio

Ilaria Discornia

Il 12 apriranno il Cube Festival a Gallipoli

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A pochissimi giorni dall’inizio del Festival più atteso dell’estate salentina, abbiamo incontrato la band barese “Il Sogno” che non solo aprirà il concerto degli Afterhours, ma che in realtà aprirà nel vero senso della parola la tre giorni di musica organizzata da Puglia Sounds.

Il Cube Festival, che si terrà a Gallipoli (LE) il 12, 14 e 16 agosto, è un appuntamento imperdibile per tutti i fan degli Afterhours, dei Subsonica e di Caparezza, ed è senza dubbio l’evento che ha segnato gli ultimi mesi di questi 5 ragazzi che hanno investito giornate intere nella preparazione di un importantissimo appuntamento per la loro carriere di gruppo musicale.

Mancano tre giorni all’esordio su palco più cool del Salento, e se vogliamo di tutta la Puglia, in un periodo poi in cui la nostra regione accoglie migliaia di turisti. Come vi sentite ragazzi, siete pronti per il grande giorno?
Siamo contenti di trascorrere un’estate così speciale. Appena abbiamo appreso la notizia che avremmo partecipato al Cube Festival abbiamo interrotto le nostre attivita per concentrarci sulla preparazione del grande giorno e su quei 20 minuti di spettacolo. Avremo tutti gli occhi puntati su di noi ma sappiamo perfettamente che in realtà tutti saranno lì in attesa di veder scendere sul palco una band che ha fatto la storia della musica rock italiana.

Torniamo proprio al giorno in cui avete appreso la notizia. Vi va di descriverci quel momento? Come avete fatto a partecipare al Cube Festival 2011 – 100% Made in Puglia?                                                                                                                                                                                                                                                                                                   Ci siamo proposti noi, abbiamo presentato il nostro cd e abbiamo chiesto di suonare e aprire il concerto di altre band: il disco e il duro lavoro di un inverno ci hanno premiato. In un certo senso possiamo dire che la notizia è giunta tramite facebook: un’amica di Luca Molla (il cantante) l’ha contattato in chat e gli ha detto: “stai per ricevere una telefonata, siediti!”

Quindi è toccato a Luca comunicare la notizia agli altri… Molla, vuoi dirci com’è andata?
Quella sera erano fissate le prove ma Tullio (il bassista) per impegni lavorativi non poteva esserci. Una delle cose belle del nostro gruppo è che non ci incontriamo solo per suonare, spesso capita di incontrarci per confrontarci e discutere, e così è stato quella sera. Io e Ambra (autrice delle canzoni) siamo stati i primi ad apprendere la notizia. Non ho avuto mezzi termini: “Quest’anno apriremo il concerto degli Afterhours!” Eravamo in una sala prove insonorizzata, per cui all’esterno nessuno sentiva cosa stessi dicendo; ad un certo punto tutti hanno visto quattro ragazzi urlare, abbracciarsi, ridere, alzare le braccia al cielo. C’è chi e’ svenuto, chi era talmente incredulo da non credere alle mie parole a tal punto da chiamare gli organizzatori per sentirselo dire direttamente da loro. Mitch (il chitarrista) finalmente potrà realizzare il sogno di una vita, aprire il concerto della sua band preferita. Non abbiamo perso tempo, già immaginavamo lo spettacolo, già ci vedevamo sul palco. Ma non potevamo condividere tutta questa gioia con nessuno perchè gli organizzatori ci avevano chiesto di non spargere troppo la voce e di attendere la conferenza stampa ufficiale di maggio. Praticamente abbiamo dovuto tenere tutto dentro per un mese intero…e non è stato semplice!

Ragazzi, voi sarete la prima band in assoluto che aprirà il Festival, primi anche rispetto alle altre band baresi in programma? Emozionati, sentite una certa responsabilità sulle spalle?
Assolutamente si, sentiamo un pò di responsabilita ma allo stesso tempo questo Festival sarà per noi una sfida che ci piace e che riusciremo ad affrontare. E se non andrà bene, sarà comunque un’esperienza costuttiva. Abbiamo estremo rispetto per il palco, chi sale sul palco deve sapere che di fronte c’è della gente che si aspetta molto da te. Il palco per noi è quasi un altare. In ogni nostro spettacolo c’è improvvisazione, ma non nascondiamo di certo che ogni nostra performance è programmata dal primo all’ultimo minuto, per cui ciò che improvvisiamo va ricercato nelle singole interpretazioni dei brani. Ogni volta che saliamo sul palco, ognuno di noi porta in scena un personaggio. Takko (il batterista) però è l’unico che non perde mai il controllo, è lui che dà sicurezza, e sempre solido come una roccia, la colonna portante di una struttura ogni volta scossa dal terremoto Molla. Luca si trasforma, ma può diventare Molla perchè sa che alle sue spalle ci sono gli altri tre che lo supportano in ogni momento. E il pubblico si accorge di tutta questa sintonia e complicità presente tra i quattro artisti. Ognuno con il proprio strumento racconta una storia su ìl palco.
Al Cube Festival ci è stato affidato un compito e per questo dobbiamo assolutamente dare il 100% su quel palco, non fosse altro per ricambiare la fiducia accordataci dagli organizzatori nonchè per onorare un palco che può essere molto importante per noi.

Secondo voi cosa ha colpito della vostra musica? Cosa è piaciuto agli organizzatori?
Crediamo che gli organizzatori abbiano apprezzato una band che nell’ultimo anno si è fatta notare nel Sud Italia, ma non solo, grazie ad un lavoro intenso, ricco di concerti e date in svariati locali più o meno noti. Di certo un contributo significativo alla visibilità raggiunta durante l’anno, l’ha dato il duetto con Ermal de La fame di Camilla (altro gruppo barese approdato alle luci della ribalta grazie alla partecipazione a Sanremo Giovani). “Lontano da te” ci ha aiutato parecchio. E poi sembra quasi che ci sia una sorta di passaggio del testimone, da loro che hanno preso il volo a noi che stiamo spiegando le ali. Grazie a loro si sono aperte delle porte, una di questa è sicuramente quella che ci vede, in questo festival, abbattere un muro generalmente molto resistente. Un pubblico dedito all’ascolto di musica alternativa potrà apprezzare (speriamo) il nostro genere di intendere la musica.

Ecco appunto, in quale genere musicale vi identificate maggiormente?
Ci piace definire la nostra musica Pop a volumi rock. Facciamo musica italiana. Canzoni come “I nostri occhi” o “Un motivo c’è” appartengono inevitabilmente ad un genere popolare rivolto però ad un largo e differenziato pubblico, i volumi rock poi caricano i nostri spettacoli live di un forte impatto emotivo.
Lo scoglio da superare per noi sono le casse.
Noi siamo principalmente una band live, è sul palco, di fronte al pubblico, che riusciamo ad esprimere la nostra “arte”, è solo lì che riusciamo a creare un contatto diretto con il pubblico. Luca Molla non si definisce un cantante, piuttosto un fumetto, una macchietta. La nostra è “musica che si vede!”, così come l’hanno già definita altri esperti del settore.

La vostra stagione di concerti si chiude alla grande, con il Cube Festival. E dopo?
In genere non programmiamo mai niente, nè nella vita privata di ciascuno di noi, nè nella musica. Non ci nascondiamo, lo diciamo chiaramente che abbiamo grandi ambizioni. Non ci affidiamo al fato ma ce la mettiamo tutta per raggiungere il nostro “sogno”. Adesso vogliamo pubblicare il nostro disco, che tra l’altro è già pronto. Abbiamo seguito un percorso per tutto l’inverno: ci siamo fatti conoscere nel pubblico locale, ci siamo fatti conoscere nel web con video amatoriali e demo. Ci siamo esibiti anche fuori dal nostro Sud, ora ci vuole un bel videoclip. Per settembre/ottobre vorremmo vedere il nostro primo singolo, corredato dal suo video nei punti vendita, accanto ai cd dei grandi della musica italiana. Siamo pura energia che spinge sempre verso nuovi obiettivi. Ad esempio, oltre al disco completo, abbiamo già pronti 4 nuovi brani inediti, non ci fermiamo e vogliamo continuare a crescere.

E in cosa si differenziano questi nuovi brani?
La nuova produzione è senza dubbio più elettronica. Fino ad ora la nostra musica era caratterizzata da una componente elettronica più blanda. Ora il microkorg (uno strumento già utilizzato negli Anni ’80) si fa sentire quasi in maniera prorompente nei nuovi brani. Il 12 agosto Ambra salirà sul palco e suonerà questo nuovo strumento nell’ultimo pezzo che abbiamo in scaletta.

A chi vi ispirate per la composizione della vostra musica?
Non abbiamo dei guru veri e propri a cui ci ispiriamo. Siamo un pò spugne, ci facciamo influenzare qua e là, ma senza “ammalarci”. Subiamo piccole influenze che però vengono sovrastate dalle idee e dai suoni degli strumenti che Takko, Mitch e Tullio creano e suonano.

Con quale artista o band vi piacerebbe suonare un giorno?
In realtà fino ad ora abbiamo sempre avuto la fortuna di aprire concerti di artisti che ci piacciono (La fame di Camilla, ora gli Afterhours, gli Otto hom, L’aura). Ma senza dubbio ci piacerebbe aprire un concerto dei Tiromancino (sarebbe un bel connubio) oppure dei Negramaro. In fondo è anche a loro che ci ispiriamo: ai Tiromancino per affinità sonore, e ai Negramaro per il percorso che hanno seguito fino a giungere alla notorietà di oggi.

Ragazzi, con estrema sincerità, su una scala da 1 a 10, in quale punto del vostro percorso vi sentite di essere arrivati? Pensate di poter dare già consigli alle band più giovani?
Non possiamo ancora elargire consigli ad altri. Sacrificio, sacrificio e niente più; è questa la nostra ricetta ed è questa la strada che consigliamo agli altri di seguire. Da 1 a 10? Forse 4! Abbiamo alle spalle solo un anno e sei mesi di progetto, anche se in realtà suoniamo insieme dal 2007, ma siamo ancora una band emergente!

L’intervista potrebbe finire qui, ma Takko ci chiede di aggiungere solo una cosa. “A fine maggio, purtroppo, abbiamo subito un grave furto che è costato a tutti i quattro componenti della band qualcosa, Tullio per esempio ha perso il basso con cui aveva suonato sul palco dell’Ariston a Sanremo. In quell’occasione, le band baresi più vicine a noi, ci hanno prestato gli strumenti per poterci esibire nelle date già programmate. Addirittura alcune band hanno devoluto gli introiti di una serata a “Il sogno” per permetterci di comprare ciò che ci era stato sottratto e permettere a noi “sognatori” di continuare il nostro tour. Questo Cube festival è un’ occasione, per ringraziare quelle band come i ragazzi de La fame di Camilla, U’Papun e Wide che in una situazione difficile come quella che abbiamo vissuto, non hanno esitato a sostenerci, senza permettere a nessuna gelosia e rivalità di prendere il sopravvento”.

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