GdF: portate a termine due grosse operazioni

La Redazione

Anticontrabbando di sigarette e contrasto all’evasione fiscale

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Militari del Gruppo Bari, in collaborazione con funzionari del locale ufficio delle dogane, all’esito di una serie di controlli effettuati nell’area portuale del capoluogo pugliese – finalizzati al contrasto dei traffici illeciti nel settore del contrabbando di sigarette, – hanno proceduto al sequestro di kg. 67,260 di tabacchi lavorati esteri rinvenuti a bordo di una autovettura, “citroen xsara picasso“, con targa bulgara appena sbarcata da una motonave proveniente dalla Grecia.

Il considerevole carico di sigarette era abilmente occultato nelle parati anteriori e posteriori del veicolo, all’interno dei sedili, in spazi ricavati artificiosamente attraverso la riduzione del serbatoio, e in doppi fondi ricavati sotto i poggiapiedi dei passeggeri.

Il conducente del veicolo, un cittadino bulgaro di 50 anni e’ stato denunciato a piede libero alla Procura della Repubblica di Bari, mentre l’autovettura ed il suo carico sono stati sottoposti a sequestro.
L’operazione di servizio conferma che lo scalo marittimo di Bari e’ un crocevia abituale per il traffico di merci di contrabbando proveniente dall’area balcanica.
Dal 1 gennaio ad oggi sono state denunciate alla Procura della Repubblica di Bari per contrabbando doganale aggravato nr. 7 soggetti (di cui 5 tratti in arresto) e sottoposti a sequestro nell’area portuale circa kg.13.550 di tabacchi lavorati esteri per un controvalore pari ad euro 2.542.814,00 con il conseguente recupero di diritti evasi per un ammontare di euro 1.990.509,00.

I Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bari, a conclusione di complesse indagini di polizia tributaria, hanno scoperto, anche attraverso complesse indagini bancarie e controlli incrociati, un’articolata frode fiscale posta in essere da una società, operante nel settore metalmeccanico con sede amministrativa a Bari e stabilimenti, magazzini ed uffici dislocati anche nelle province di Taranto, Milano, La Spezia, Napoli e Caserta.

In particolare, la società ha utilizzato 142 tra operai ed impiegati, alcuni dei quali in pensione e senza regolare contratto d’assunzione, che venivano retribuiti con fondi occulti creati mediante l’annotazione in contabilità di fatture per operazioni inesistenti emesse da imprese compiacenti per un importo complessivo di oltre 5,5 milioni di euro ed IVA per circa 1 milione di euro.

E’ stato anche riscontrato che la società, utilizzando fatture fittizie, ha potuto dimostrare cartolarmente costi (in realtà mai sostenuti) per ottenere fondi comunitari destinati alle aree svantaggiate dell’Italia meridionale. Ciò ha consentito alla società di effettuare illecite compensazioni con debiti tributari e previdenziali con un “risparmio” di circa 1,1 milioni di euro.

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