La Pet therapy per i malati di Alzheimer

Gruppo Serena Assistenza

Lo specialeAlzheimer a cura del Gruppo Serena Assistenza

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Una recente ricerca condotta dall’Università di Tolosa ha evidenziato come la compagnia di un cane o un gatto abbia effetti positivi sui tipici disturbi del morbo di Alzheimer quali irritabilità, aggressività, ansia, allucinazioni e insonnia con percentuali che sfiorano l’80% della casistica.

Il merito principale di tali riflessi positivi è da attribuire al fatto che accudire e giocare con questi piccoli amici, porta il paziente a non concentrarsi sulla ruminazione mentale – intesa come la comparsa ricorrente alla coscienza dell’individuo di pensieri, immagini e ricordi di natura negativa – che caratterizza la patologia e ad alleviarne le conseguenze comportamentali.

Purtroppo, questo tipo di terapia non può essere adottata con tutti i soggetti affetti dal morbo, ma è da applicare a quegli individui la cui capacità di memoria non sia totalmente compromessa, in modo da rendere efficace la costruzione del rapporto emotivo con l’animale.

Di fondamentale importanza, soprattutto quando si opta per il cane, è la scelta della razza che deve abbinare le caratteristiche di docilità, affettuosità e giocosità. Un esempio? I Labrador o i Setter inglesi sono perfetti.

Le sedute hanno una durata media di 15-20 minuti, con punte anche di 30 minuti (limite massimo di capacità di attenzione nei malati di Alzheimer); inoltre va considerato che tali sedute, se correttamente eseguite nei tempi e nei modi, richiedono da parte del cane un grande impiego di energie fisiche, ma soprattutto mentali. I conduttori sanno che il loro cane, dopo un intervento di attività o terapia assistita, ha bisogno di riposare per diverse ore; infatti, spesso, si è notato che il cane dopo ogni incontro appare “svuotato” di una parte delle sue energie, che deve necessariamente recuperare.

Le ricerche mostrano come i risultati positivi maggiormente riscontrati si collochino nell’ambito della sfera sociale, con un miglioramento dell’autostima e delle capacità comunicative del malato, come confermato dal trattato “The Effects of Animal-Assisted Therapy on Anxiety Ratings of Hospitalized Psychiatric Patients” di Sandra B. Barker e Kathryn ricercatori della American Psychiatric Association.

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