L’Università degli Studi di Bari sulla retta via

Ilaria Discornia

Recuperati 6 milioni di euro, ma il disavanzo rimane comunque

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“Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura chè la diritta via era smarrita”, scriveva Dante nel I canto dell’Inferno. E sembrava proprio che si fosse smarrita la diritta via quando nel 2009 il Consiglio di Amministrazione dell’Ateneo barese si ritrovava costretto a dover dichiarare un buco di bilancio di circa 52 milioni di euro.

All’epoca la cifra sembrava insormontabile e l’organo preposto ai conti si rimboccò le maniche per cercare una soluzione a questo crollo finanziario. E così, sin dal 2009, si decise di bloccare le assunzioni e di aumentare le tasse universitarie: questi gli unici due rimedi in quel momento possibili, che portarono comunque ad annunciare un ridimensionamento del disavanzo che a dicembre 2010 era sceso a poco più di 26 milioni di euro.

In quell’occasione, il CdA aveva anche predisposto un piano previsionale di rientro della durata di 3 anni, piano che a soli 6 mesi di distanza si può assolutamente dire di aver rispettato, se non addirittura anticipato.

Infatti, il Consiglio di Amministrazione di ieri ha approvato il rendiconto consuntivo 2009, annunciando un deficit di circa 19,5 milioni di euro e registrando così un significativo miglioramento, in valore assoluto, di € 6.528.938,61.

Tale risultato è stato reso possibile grazie a non pochi sforzi e a cambi di rotta incisivi. “Con orgoglio e determinazione – ha dichiarato il Magnifico Rettore Corrado Petrocelli – la nostra Università ha saputo essere reattiva, ha affrontato sacrifici operando scelte difficili, ma senza mai rinunciare ai cardini della propria missione e ai fondamenti della propria identità”.

E infatti, è da annoverare tra gli interventi il contenimento delle assunzioni nei limiti del 20%, avviato prima ancora dell’applicazione delle leggi 133/2008 e 122/2010 che, nonostante i tagli imposti dalla crisi finanziaria nazionale, ha permesso di assumere giovani ricercatori e ha alimentato il turn over.

Il grosso impegno degli ultimi due anni a favore del superamento delle condizioni di disagio in cui versano gli studenti diversamente abili, ha portato l’Ateneo barese a collocarsi al 3° posto nella classifica per l’assegnazione da parte del Ministero di Fondi all’uopo destinati e ad ottenere così maggiori finanziamenti ad hoc da parte del MIUR.

Ultimo, ma non in ordine di importanza, e in netta controtendenza rispetto ad altre Università, l’autofinanziamento di progetti PRIN di giovani ricercatori ritenuti idonei dal Ministero ma non ammessi a finanziamento, garantendo così un sostengo alla ricerca.

Massima soddisfazione arriva anche dalla componente studentesca, e in particolare dalle parole di Luigi Dabbicco per la lista “Azione Universitaria”: “siamo contenti di vedere l’Ateneo tornare in carreggiata, ma questo è solo l’inizio di un lungo percorso in salita. Ricordo che siamo riusciti ad ottenere questo buon risultato senza vendere immobili (vedi Caserma Rossani) grazie ai quali potremmo tornare in pareggio, e rimane ancora irrisolto il contenzioso con l’Azienda Ospedaliera che ci consentirebbe di recuperare altri 23 milioni di euro. Con questi soldi, noi studenti potremmo finalmente vedere migliorati i servizi per cui ci è stato chiesto l’aumento delle tasse, e potremmo tornare ad essere un’Università veramente vicina agli studenti e alla didattica”.

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