Madama Butterfly diventa zen: ed è grande successo

Nicola Andrisani

Convincente prima per la regia di Abbado e la direzione musicale di Brott

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Alla fine aveva ragione Daniele Abbado.

Non servivano ‘giapponeserie’ per una buona Butterfly al Petruzzelli. Ci hanno pensato una scena minimalista e tecnologicamente zen, un’ottima prova dell’orchestra della Fondazione diretta da Boris Brott, capace di rendere ad alti livelli la tensione drammatica della partitura di Puccini, e l’intensa interpretazione di un cast ben assortito con punte di eccellenza nella Cio-Cio-San Maria Luigia Borsi, credibile e coinvolgente geisha, travolta dall’illusione di un amore impossibile per il tenente americano Pinkerton (un buon Jorge De Leòn nonostante qualche titubanza iniziale), prima Casanova da due soldi e poi divorato dal rimorso per aver sposato un’altra donna in America.

Il suicidio di Cio-Cio-San è il finale liberatorio che squarcia le pareti di una casa claustrofobica e vuota, di oggetti quanto di sentimenti, riempita dall’attesa di un sentimento mai ricambiato, dalle cure della povera serva Suzuki (eccellente Rossana Rinaldi) e da una ‘corte’ di molestatori del posto, intervallata dalle sortite del console Sharpless (un potente e preciso Lorenzo Decaro), incapace di comunicare alla Butterfly le perfide trame di Pinkerton, compresa l’idea di portare il piccolo Dolore (bravissima la piccola Ambra Burns) negli Stati Uniti.

Quasi unanime l’apprezzamento per le scene di Graziano Gregori, coadiuvato dal light designer Valerio Alfieri, omaggio al minimalismo nipponico con le pareti che talvolta sembrano riso, talvolta petali di ciliegio.

Il tutto, impreziosito dai costumi, questi davvero orientaleggianti e con richiami alla tradizione di teatri Kabuki e No, realizzati da Carla Teti.

RIspetto alla versione andata in scena al Piccinni 3 anni fa lo spettacolo sembra addattarsi perfettamente per dimensioni ed eleganza al più prestigioso e capiente palcoscenico del Petruzzelli. Al termine scroscianti applausi per quello che è stato, forse il miglior spettacolo di questa stagione della Fondazione.

Si replica fino a martedì.

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