La storia dell’ennesimo cane ucciso dall’indifferenza di qualcuno

Claudia Conforto

Un altro caso di sospetto avvelenamento

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“Non posso accettare che mi sia stato portato via cosi, ci ho pensato per giorni: nessuno me lo potrà riportare in vita, ma una cosa è certa, voglio fare tutto il possibile affinchè questa città venga educata al rapporto uomo – cane”.
 
Cosi ha esordito la giovanissima donna che ha perso il suo amico a quattro zampe di nome Nembo giovedì16 giugno. Causa: sintomi compatibili con quelli di avvelenamento da rodenticida.

Lunedì 6 giugno Nembo comincia ad avere i primi sintomi : lingua rossa, schiuma alla bocca, difficoltà respiratorie. Il cane smette di bere, rifiuta il cibo e ha la febbre molto alta: prima corsa dal veterinario della zona, nei pressi di viale Unità d’Italia, che prontamente interviene con cortisone e antibiotico. A distanza di poco, i primi miglioramenti. Nembo torna a casa.

Mercoledì alle 15 il povero animale non risponde più alla padrona, è affaticato, rifiuta ancora una volta cibo e acqua. Viene nuovamente ricoverato d’urgenza. Le analisi non fanno pensare a nulla di buono, e mandano nello sconforto più totale la povera padroncina del cane; la bilirubina è altissima, la febbre continua a salire, i veterinari intervengono con una terapia specifica che purtroppo servirà a ben poco.

Siamo al sabato mattina, la situazione peggiora, il cane comincia a vomitare sangue: il soccorso tempestivo dei medici veterinari. La domenica mattina Nembo comincia a dare i primi segni di miglioramento, tanto da portare i veterinari alla decisione delle dimissione per il giorno dopo. Il lunedi mattina, il ritorno a casa.

Ma a quanto pare è solo un’illusione. Mercoledi mattina, la ragazza torna presso la clinica veterinaria per la flebo-terapia, evidenziando ai medici le condizioni assolutamente negative del cane nel giorno precedente. Finita la terapia, tornano a casa. Sono le 22.45 e per Nembo è l’ora della passeggiata. Pochi passi, e l’animale stremato, si accascia sul muro di un palazzo.

Ennesima corsa dal veterinario: il cane è in coma ipoglicemico. Ad aggravare la sua situazione una grave insufficienza renale. Dopo ore di panico, tra flebo e analisi, i primi segni positivi. Purtroppo ancora una volta una falsa speranza per la famiglia del povero animale.

Il mattino dopo alle 9.56 sono di nuovo tutti lì, nella clinica, dove è ricoverato il loro amatissimo Nembo che distrutto ormai dalle sofferenze degli ultimi dieci giorni, tira l’ultimo sospiro e muore dopo una profonda crisi epilettica.

Ahimè, un altro caso di sospetto avvelenamento. Questa gente è disperata, e tutto ciò che l’Amministrazione di questa città si limita a fare è essere totalmente indifferenti.

Cosa sta succedendo? Quali possono essere le cause scatenanti di questi “avvelenamenti” ? Come è possibile che negli ultimi due mesi, ci siano stati un susseguirsi di cani, tutti vittime della stessa sofferenza causata dagli stessi sintomi e con le stesse patologie?

Il bilancio è assolutamente negativo: troppe lacrime si stanno versando per colpa dell’indifferenza di qualcuno e troppi cani stanno pagando gli errori di qualcun’altro.

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Commenti

  • Wolfang (utente non verificato)

    Salve.
    Sono un volontario di un associazione animalista e sono interessato alla vicenda.
    Chiedo cortesemente all’autrice della denuncia di contattarmi in privato per chiarimenti sulla faccenda. Grazie in anticipo. Marcello

  • redazione2011 (utente non verificato)

    Ciao Maurizio!
    Puoi lasciarci un tuo recapito telefonico o un tuo indirizzo email al seguente indirizzo email: segreteria@barilive.it

    Provvederemo quanto prima a farti contattare!
    La redazione

  • Wolfang (utente non verificato)

    Fatto grazie mille redazione!