Scuola: la Lega regala punti per le graduatorie dei precari

Una trovata per discriminare gli insegnanti del Sud?
Quella di chi decide di svolgere la professione dell’insegnante non è una vita semplice. Prima di diventare “di ruolo” si deve combattere con una moltitudine di concorrenti in una guerra fatta di graduatorie, punteggi, accettazioni di incarichi di supplenza per pochi mesi o per l’intero anno scolastico. Il che si traduce in equilibri instabili sia dal punto di vista professionale che dal punto di vista della vita privata. Certo gli insegnanti non sono gli unici a dover combattere una battaglia contro la precarietà, ma non si può di certo definirli come una categoria agevolata.
L’ultima notizia per quanto riguarda gli aspiranti docenti, proviene da un emendamento al decreto sviluppo firmato Lega Nord: quaranta punti in più in graduatoria per gli insegnanti residenti nella provincia in cui chiedono di lavorare.
Praticamente una mossa per “tutelare” i maestri e professori del nord a discapito dei concorrenti meridionali.
Nelle graduatorie della scuola, i precari guadagnano un certo numero di punti per ogni anno lavorato che si vanno a sommare ai punti ottenuti considerando altri titoli e meriti. L’iter di accumulazione quindi è lungo e 40 punti “in regalo” fanno la differenza.
Gli esponenti del Pdl, in commissione, non hanno avvallato la proposta degli alleati ed il governo non ha espresso parere favorevole, rimettendosi alla decisione dell’aula.
In seguito alla proposta del Carroccio non tardano ad arrivare le considerazioni del Segretario Regionale della Uil Scuola Puglia, Giovanni Verga: “La scuola è stata già sufficientemente umiliata da una politica dei tagli ingiusta e scriteriata, non è il caso di infierire ulteriormente trasformandola in fertile cortile per inutili beghe politiche che nulla hanno a che fare con il futuro del sistema educativo italiano. Se si tratta di una provocazione – continua Verga – la consideriamo come tale, ma se le intenzioni dei rappresentanti della Lega sono concrete, allora si può tranquillamente parlare di discriminazione, peraltro evidentemente anticostituzionale. Le graduatorie si stilano in base al merito e non all’appartenenza territoriale. Che si intende per concorrenza? Sarebbe bene che la classe politica nazionale convergesse finalmente su un progetto serio di rilancio della rete formativa e dei suoi contenuti, che restituisca all’Italia prestigio a livello internazionale, piuttosto che trasformare la scuola in un mercato privo di qualsiasi valore”.
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