Sezioni spostate senza comunicazione

L.C.

Caos nei seggi di Palese. Si vota ancora oggi fino alle 15

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Due sezioni elettorali della I circoscrizione sono state trasferite da quest’anno in un altro plesso del territorio palesino. Tante le lamentele dei votanti a causa della comunicazione non adeguata da parte dell’ufficio elettorale del Comune. A volte addirittura non pervenuta.

Le sezioni 50 e 191 oggi sono infatti ubicate nell’edificio di via Ranieri, attivo da poco più di un anno, ma adibito a seggio elettorale per la prima volta in questa occasione referendaria.
Fino alle ultime elezioni i cittadini delle due sezioni si recavano alla scuola Fraccacreta.

Molte le persone che stanno rinunciando ad esprimere il proprio voto a seguito delle difficoltà sia nel trovare il nuovo plesso (adibito a scuola materna) sia nel raggiungerlo a causa della zona poco conosciuta.

Anziani e non, abituati ormai da anni a votare a due passi da casa, si lamentano con gli ignari ed incolpevoli presidenti e scrutatori di seggio.

E’ davvero spiacevole affrontare questa situazione. Il problema e’ duplice: lo spostamento crea a volte disagio per questioni di lontananza dalla zona di residenza, ma quello che desta più lamentele e’ il modo adottato dagli uffici comunali per informare gli elettori dell’avvenuto cambio. Questi i pareri che era facile ascoltare nella giornata di ieri.

I cittadini insomma dovranno come al solito adeguarsi ed abituarsi a fare qualche metro in più per adempiere al loro diritto-dovere di elettori.

In ogni caso, la percentuale di votanti si registra alta: alla chiusura dei seggi, ieri alle ore 22, l’affluenza alle urne era del 37% a Bari e del 35% in tutta la Puglia.

Si ricorda che è possibile votare ancora oggi fino alle ore 15. Gli elettori che si troveranno nel seggio alla scadenza degli orari stabiliti saranno ammessi a votare.
E’ possibile ritirare e quindi votare, anche solamente la scheda per uno o per alcuni dei requisiti referendari.

– Il primo quesito (scheda rossa) verte sulla proposta di abolizione dell’art. 23 del cosiddetto “decreto Ronchi”. A differenza di come erroneamente è stato detto, tale decreto non stabilisce la privatizzazione dell’acqua (che è e resterà sempre un bene pubblico), bensì della gestione della stessa. Dunque, chi voterà “no” si dichiara favorevole alla possibilità di affidamento in concessione dei servizi idrici, tramite gare aperte, ad aziende private. Gli attuali ATO (Ambiti Territoriali Ottimali, associazioni dei Comuni per la fornitura dei servizi idrici), infatti, ancora totalmente a partecipazione pubblica, dovranno trasformarsi in società miste con capitale privato almeno al 40% entro il 31 dicembre 2011. Nel caso invece vincesse il “sì”, gli ATO potrebbero ancora cedere ai privati parte delle azioni delle società che gestiscono le risorse idriche, ma senza gli obblighi e i termini previsti dal decreto Ronchi.

– Il secondo quesito (scheda gialla) propone l’abrogazione dell’Art.154, comma 1 del D. Lgs. N.152 del 3 aprile 2006, recante “Norme in materia ambientale”, limitatamente alla parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”. Ovvero, quella norma che fissa al massimo del 7% la remunerazione prevista per il gestore del servizio idrico. Se vince il “sì”, le società non potrebbero realizzare più alcun profitto sulla tariffazione dell’acqua erogata, mentre se vince il “no” tutto resterebbe com’è.

– Il terzo quesito ( scheda grigia) è forse il più complesso e ha come oggetto il nucleare. Poche settimane fa, il governo italiano ha abrogato spontaneamente le norme che ne erano oggetto (Art. 5, commi 1/8 del D. L. n.34 del 31 marzo 2011). Il quesito ci sarà comunque, ma riformulato in modo differente, così come sancito dalle modifiche apportate in materia dalla L. n.75 del 26 maggio 2011. In pratica, non si vota più a favore o contro l’energia nucleare in Italia, bensì sulla possibilità di una Strategia energetica del Governo italiano. Di conseguenza, anche se dovesse prevalere il “sì”, nulla vieta che un domani si riproponga la tematica del nucleare, perché per effetto dell’auto-abrogazione del Governo, ciò che si boccia non è più direttamente la legge che introdurrebbe il nucleare. Viceversa, se prevalesse il “no”, il Governo sarà naturalmente autorizzato a procedere adottando la Strategia energetica.

– Infine, l’ultimo quesito (scheda verde chiaro), verte sul legittimo impedimento. Anche in questo caso la Legge che ne è oggetto è differente da quella precedentemente presentata: infatti, recentemente la Corte di Cassazione ha modificato il testo iniziale (7 aprile 2010), contenente 18 norme che sancivano la possibilità, per il Presidente del Consiglio e per i Ministri, di rinviare le udienze dei processi che li riguardano, ogni volta che essi stessi ritenessero di avere un “legittimo impedimento”. Oggi, è il giudice a valutare la dichiarazione di “impedimento” dell’imputato, ritenendola valida o meno e potendo contraddirla. Se questo provvedimento risultasse vincente al referendum, cioè se prevalessero i “sì”, il Premier e i Ministri sarebbero equiparati a tutti i cittadini nel trattamento legislativo. Se invece vincesse il “no”, la norma resterebbe com’è.

I DOCUMENTI NECESSARI
Per votare è necessario presentare un documento d’identità e la tessera elettorale personale. Chi l’avesse smarrita o mai ricevuta, potrà richiederla al Comune di residenza, i cui uffici restano aperti nei giorni della consultazione per tutta la durata delle operazioni di voto.

QUORUM
La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto (il 50% più uno degli elettori che hanno diritto al voto), il cosiddetto quorum, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi. Se il quorum non viene raggiunto resta in vigore la legge attuale, qualunque sia il risultato del referendum.

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