La speranza amorosa, la delusione, l’omicidio
Il parere del criminologo forense
La vicenda di sangue nasce da un rifiuto, da una speranza amorosa nata nella mente di Iania e delusa poi dalla Brandonisio che, dopo pochi mesi dall’inizio della loro frequentazione virtuale, decide di lasciarlo perché aveva iniziato una storia, nel mondo reale, con un’altra persona.
“Un amore, qualunque amore, ci rivela la nostra nudità, miseria, infermità, nulla”. È così che C. Pavese definisce l’amore e che ci permette di comprendere come il superamento della fine di esso rappresenti un percorso lungo da affrontare.
Domenico Iania non ha saputo far fronte a questa fine ed ha visto, in quel gesto, la liberazione da quel lutto. Se analizziamo, infatti, i comportamenti che lo stesso ha assunto prima di quell’8 Luglio del 2010, possiamo notare come siano gesti dettati dalla volontà di recuperare il rapporto perduto.
L’annuncio virtuale del suicidio, che lo stesso Iania aveva pubblicato sulla sua bacheca di facebook poco dopo la fine della sua reazione con la donna, è l’emblema della sua volontà di entrare nella mente della Brandonisio, di cercare di destabilizzarla dalla decisione di troncare ogni rapporto con lui, di farle credere quanto ci tenesse a quel legame. Sono atteggiamenti, questi, che molto spesso vengono adottati e molto dipende dalla persona a cui sono indirizzati, il tutto è ricondotto alla psicologia della donna che li riceve.
Chiara Brandonisio aveva, probabilmente, voglia di un qualcosa di vero, dopo la sua separazione avvenuta nel 2004, ed una relazione, soprattutto virtuale, era un qualcosa che non poteva essere da lei affrontata. Compreso, lo Iania, che questo suo tentativo era andato a vuoto, ha deciso di agire diversamente, non più ritenendosi una vittima della storia finita, ma cambiando i ruoli.
In nome della passione sono stati compiuti, sin dal passato, numerosi delitti. È necessario, dunque, delineare alcuni percorsi che portano dall’amore al delitto per poter meglio comprendere quali siano i meccanismi criminogeni con cui la passione amorosa opera all’interno di un individuo.
L’amore non corrisposto, pur procurando sofferenza nell’innamorato, accresce il sentimento invece di diminuirlo e questo alimenta la passionalità rendendola incontrollata con conseguenze disastrose per l’altra persona che può diventare vittima di Stalking o, peggio, di un efferato delitto. I delinquenti passionali, dunque, spesso uccidono perché, non essendo ancora riusciti ad elaborare il lutto per la perdita del loro amore, covano rabbia che, accrescendo, li porta ad un’esasperazione tale che l’unica via d’uscita sembra essere l’eliminazione fisica della fonte della loro sofferenza.
Tra le cause che portano alla commissione di tali delitti, al primo posto c’è la gelosia che non è patologica ma può diventarlo se percepita nella sua forma più estrema. Il DSM IV-TR, il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, contempla anche il c.d. “delirio di gelosia” che consiste nella convinzione di essere traditi dal proprio partner distinguendosi dal semplice timore del tradimento.
Subito dopo la gelosia, troviamo la fine dell’amore, dovuto principalmente ad una questione biologica, poiché è noto che durante l’innamoramento il nostro corpo produce delle endorfine che, con la fine della relazione, provocano un crollo di queste sostanze con il conseguente crollo nervoso del soggetto.
Le reazioni sono così di due tipi: o ci si isola (per elaborare il lutto) oppure ci si comporta con aggressività verso la persona “causa” di quello stato d’animo. Il tutto è spesso legato alla personalità del soggetto che agisce e non ci sono schemi che possano permettere di dire con certezza come si verificherà il comportamento, perché ogni delitto è una storia a sé.
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