Un enorme successo per “La Cenerentola” della Fondazione Petruzzelli a Bologna
Ieri è andata in scena la prima al Teatro Comunale
Dopo i copiosi consensi del debutto barese e delle rappresentazioni a Nizza e Reggio Emilia, “La Cenerentola” della Fondazione Petruzzelli, realizzata in coproduzione con la Fondazione “I Teatri di Reggio Emilia” ed in collaborazione con l’Opéra de Nice ha riscosso un inusitato successo ieri sera nella prima al Teatro Comunale di Bologna.
In programma fino al 21 giugno la “Cenerentola” di Gioachino Rossini, nell’allestimento del Teatro Petruzzelli di Bari, vede alla guida dell’Orchestra del teatro bolognese Michele Mariotti, mentre la regia è firmata da Daniele Abbado. Le scene sono di Gianni Carluccio, i costumi di Giada Palloni e maestro del coro è Lorenzo Fratini.
Ben più che la nota fiaba di Perrault, ad ispirare il librettista Jacopo Ferretti, per il soggetto di questa Cenerentola, fu l’opera Agatina, o la virtù premiata di Fiorini-Pavesi (1814). In circa tre settimane -dunque con la consueta rapidità di stesura- Rossini confezionò la partitura dell’opera, che fu messa in scena il 25 gennaio 1817 al Teatro Valle di Roma con Geltrude Righetti Giorgi, la prima Rosina, nel ruolo della protagonista.
Come accadde per il Barbiere, anche il debutto di Cenerentola fu segnato dall’insuccesso, subito seguito da una fortuna inarrestabile. Eliminato ogni aspetto magico, nel melodramma di Rossini non compaiono né fate né incantesimi, e una marcata dimensione fiabesca si avverte solo nella protagonista, a causa di una sua certa sospensione fra sogno e realtà. Si tratta di una sua diversità che la separa dal resto dei personaggi e che contagia Don Ramiro (nel suo recitativo “Tutto è deserto. Amici?”) conducendolo allo stupore incantato del duetto “Un soave non so che”.
Per Don Magnifico, Clorinda e Tisbe, Rossini ripete invece un certo suo collaudato armamentario buffo, che piega il ritmo alle esigenze della comicità e che lascia trapelare l’acuto sarcasmo del compositore pesarese.
L’ambientazione di questo allestimento è modernizzata, con costumi ed arredi degli anni ’50.
di Luigi Fallacara
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