L’amore, l’odio e l’annuncio di suicidio virtuali

Di vero ci fu solo l’atroce assassinio di Chiara Brandonisio
Ieri il Giudice per le indagini preliminari, dott. Michele Parisi, con il rito abbreviato, ha accolto la richiesta presentata dal Pubblico Ministero, dott. Ciro Angelillis, ritenendo così colpevole Domenico Iania, 53 anni, di Piacenza – attualmente detenuto in carcere – e condannandolo a 30 anni di reclusione.
Chiara e quello che poi sarebbe stato il suo assassino si conobbero sul maggiore social network del momento, facebook.
Iniziarono così una relazione virtuale, in chat, senza mai essersi incontrati, ma dopo pochi mesi lei decise di lasciarlo perché aveva iniziato una storia vera, frequentava una persona a Bari.
Il piacentino probabilmente non si rassegnò e prima pensò al suicidio, annunciandolo in diretta con una webcam, subito dopo però escogitò il piano criminale da concludere a centinai di km dalla sua città.
Secondo le ricostruzioni meticolose e precise degli inquirenti (controlli degli orari, dei percorsi autostradali, delle immagini delle telecamere, ecc), Domenico Iana avrebbe aggredito Chiara, con una spranga di ferro, mentre si recava a lavoro in sella alla sua bicicletta all’alba dell’8 luglio.
Bisognerà aspettare 45 giorni per sapere le motivazioni della sentenza, per ora una cosa è certa: il giudice ha riconosciuto l’omicidio come volontario e premeditato con l’aggravante della crudeltà.
L’imputato, infatti, secondo il professor Roberto Catanesi che ne ha ricostruito il profilo psicologico, era capace di intendere e volere in tutti i momenti del suo piano criminale, dall’imbocco dell’autostrada adriatica fino alla violenza inaudita sulla ragazza.
La difesa ha già annunciato l’appello.
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