Lama Balice, quale futuro?

Gaetano Macina

Il Parco di Lama Balice rischia di trasformarsi in una catastrofe ambientale e culturale

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Il Parco di Lama Balice, uno dei bioparchi più belli della Regione Puglia rischia di essere seppellito definitivamente dalle ben note vicende giudiziarie e questo non va bene. Ne è convinto il Prof. Enzo Varricchio presidente del Centro Studi di Diritto delle Arti, del Turismo e del Paesaggio che lancia un grido d’allarme per la salvaguardia del parco. La Lama, dice Varricchio, è un polmone verde per l’area metropolitana barese e rappresenta un biotopo indispensabile per la sosta degli uccelli migratori e ospita ancora la volpe, l’upupa, il riccio e il gheppio. Sono presenti anche alcune specie di erbe officinali .La lama Balice, antico letto del fiume Tiflis, è una delle nove principali lame del territorio, la più grande e forse la più ricca di peculiarità naturalistico-antropiche. Costituisce un habitat unico nel suo genere, un ecosistema dove gli elementi antropici e naturali hanno trovato il loro equilibrio e ,soprattutto, un bene di interesse pubblico. La Lama ed il suo incomparabile patrimonio ambientale e culturale, dice Varricchio, non è stato valorizzata al massimo e nel corso degli anni ha subito profonde ferite ambientali come un’immensa cava proprio nell’alveo torrentizio che provocò la scomparsa della chiesa rupestre di rito greco di Sant’Angelo. Ma lo scempio in altre parti della Lama ha consentito l’abbattimento di Titoli e Torri di guardia ed in questo contesto vi è pure un lento ed inesorabile degrado di antiche masserie come la masseria fortificata Caggiano, perla di fondazione quattrocentesca e dove c’è da salvare un bassorilievo lapideo scolpito sul portale di accesso alla cappella padronale della Caggiano ,risalente al XV – XVI secolo e dedicato culto di San Girolamo. Secondo Varricchio fu questa piccola chiesa a dare il nome all’attuale quartiere di Bari. In pericolo anche altri insediamenti, come la masseria Triggiano, il Casale di Camerata e, soprattutto, la pieve dell’Annunziata, adornata di affreschi e meta di antico pellegrinaggio mariano. Non un cartello, una informazione, una notazione turistica, segnalano questi luoghi della memoria.Nel corso degli anni, per il progetto del parco sono stati spesi tanti soldi soprattutto per gli incarichi di consulenza e progettazione, oltre che per il restauro e l’arredo della Masseria Frammarino,un gioiello architettonico incastonato nel parco Alle soglie del nuovo millennio, tante opere realizzate e l’operazione Parco Balice sembrava cosa fatta ed invece, dice amaramente Varricchio, oggi il parco di Lama Balice viene identificato come un ecomostro in relazione ai noti contenziosi giudiziari Si scontrano le esigenze costituzionali della tutela della cultura e del paesaggio con quelle di difesa della proprietà.Il primato delle prime sulle seconde non deve però giungere a ledere le legittime aspettative dei proprietari e quelle dell’economia locale. La Lama in alcuni punti è diventata anche discarica a cielo aperto per rifiuti tossici e nocivi e sulla vecchia strada per Modugno l’antico ponte viene depredato dei lastroni in pietra.

Molte le domande prive di risposta: sarà mai realizzato il parco e con quali danari, pubblici o privati? Quale sarà il suo tema? Chi lo gestirà? Sarà un parco tematico-culturale? Ciò che emerge in modo chiaro è che, al di là dei multiformi risvolti giuridico-burocratici, manca un’idea chiara di quale assetto complessivo dare alla zona.

Bisogna comprendere ,conclude Varricchio, che lama Balice è parte di quel “museo diffuso”o”Ecomuseo” di cui è fatto il nostro Paese, costituito dall’insieme di elementi naturali e antropici fattisi “testimonianza materiale di civiltà”, che caratterizzano l’identità italiana; un concetto che informa tutta la nuova legislazione, e che rappresenta la linea di continuità tra il nostro passato e il nostro avvenire, che le decisioni odierne hanno il dovere di non interrompere.

di Gaetano Macina

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