Il discorso del Sindaco Emiliano per il 2 Giugno

La Redazione

“Viva le Forze Armate, viva la Costituzione, viva l’Italia!”

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Signor Ministro, Autorità civili e militari, cittadine e cittadini, 65 anni fa nacque la Repubblica Italiana.

Il 2 giugno del 1946, tredici milioni di italiani scelsero la forma del nuovo Stato democratico, affidandone al popolo la sovranità.

Una pagina indimenticabile della nostra storia, di cui siamo fieri ed orgogliosi, perché è figlia degli ideali e dei valori che animarono le lotte risorgimentali per l’unità e la Resistenza contro il nazifascismo.

Noi, qui, vogliamo continuare a ricordare tutti i protagonisti di quelle eroiche imprese perché, nel nome della libertà, hanno condotto questo Paese al riscatto dal proprio passato e alla luce di un nuovo futuro di democrazia, di uguaglianza e di giustizia per tutti.

Bari, medaglia d’oro al valore civile, fu grande protagonista nel processo di liberazione nazionale. La passione e la tenacia di intellettuali del calibro di Benedetto Croce e Tommaso Fiore o la vivacità culturale della Casa editrice Laterza, ne sono un fulgido esempio. Ma penso anche ai caduti della strage di via Nicolò dell’Arca o alla strenua difesa del porto di Bari ad opera dei ragazzi di Bari vecchia.

Sempre qui, si tenne un altro evento fondamentale per le sorti della storia italiana: il primo Congresso dei Comitati di liberazione nazionale. A gennaio del 1944, l’Italia era ancora occupata ma nel Teatro Piccinni si respirava una nuova aria di libertà. Quell’assemblea costituì, di fatto, la nascita di un percorso che culminò poi nel voto referendario del 2 giugno 1946.

Oggi abbiamo il dovere di celebrare ogni passo compiuto in quella direzione che ha portato verso la libertà, la stessa che ci permette di vivere in uno Stato democratico che in sessantacinque anni ha consegnato agli italiani una identità nazionale ed ha consentito al nostro Paese di essere tra i principali attori del processo di unificazione europea.

Questo percorso di democrazia sarebbe stato impossibile senza il costante ausilio e l’immensa lealtà delle Forze armate, alle quali desidero esprimere in questa occasione l’affetto, l’ammirazione e la stima di tutti i cittadini baresi.

A voi tutti, dalle personalità più alte in grado ai più giovani militari, va tutto il nostro caloroso ringraziamento perché sacrificate la vostra vita per quella degli altri, impedendo soprusi e garantendo sicurezza nel mondo.

Gli ultimi tragici avvenimenti accaduti in Libano e in Afghanistan testimoniano ancora una volta la dedizione dei nostri ragazzi, molti dei quali sono figli di questa terra.
A voi dobbiamo essere sempre più riconoscenti, anche per l’impegno che ogni giorno dimostrate nei confronti degli altri popoli che ci chiedono aiuto nel nome della libertà e della democrazia. E in questa circostanza, importante per le istituzioni repubblicane, il nostro pensiero commosso non può non rivolgersi a tutti coloro che nelle diverse operazioni internazionali hanno pagato con un prezzo troppo alto, la vita, la loro fedeltà alla nostra patria.

Per loro e per i nostri figli, dunque, dobbiamo considerare ancora più rilevanti il messaggio e i valori che ci hanno consegnato i nostri Padri Costituenti se intendiamo superare la crisi che attanaglia il nostro Paese: è più che mai necessario lavorare in modo da non minare la credibilità stessa delle istituzioni, la tenuta generale dell’economia, il reale avanzamento del complesso di riforme attese e la garanzia dei diritti di cittadinanza per tutti.

Nella Carta Costituzionale c’è la nostra storia, il nostro passato, le nostre speranze, il nostro futuro. C’è il dolore di una guerra atroce ma c’è anche la rinascita dalle macerie che ha spinto le generazioni che ci hanno preceduto a ricostruire mattone per mattone, pezzo per pezzo il nostro Paese.

Sarebbe auspicabile ritrovare quello spirito unitario e collaborativo che i Costituenti ci hanno trasmesso e di cui ancora oggi possiamo beneficiare grazie a un lascito straordinario e incredibilmente moderno come la nostra Costituzione.

Solo l’esercizio continuo del confronto e del dialogo tra forze politiche e parti sociali può tracciare la strada per il cambiamento e per lo sviluppo: ora, come non mai, occorre rigettare con forza l’eventualità che la discordia e la mancanza del senso dello Stato possano indebolire tutte le conquiste della nostra democrazia.

C’è bisogno del lavoro di tutti, ci attendono sfide molto importanti, decisive per il progresso dell’Italia, a partire dalla ripresa occupazionale, affinché vengano date uguali possibilità a tutti di migliorare le proprie condizioni di vita e vengano eliminate le differenze economiche e sociali che, purtroppo, caratterizzano ancora la società in cui viviamo.

Sono sfide determinanti, da affrontare con la volontà di garantire, come prevede la Costituzione, piena tutela della dignità umana e sociale di tutti i cittadini.

Solo se animati da questi principi, potremo dare il nostro miglior contributo per riaffermare le ragioni dell’indivisibilità della nostra Repubblica, oggi più che mai, a centocinquant’anni da quell’evento che sancì l’Unità dell’Italia, da Nord a Sud, dalle Alpi a Lampedusa.

Oggi abbiamo il dovere di ricordare da dove siamo partiti e ciò che abbiamo affrontato e sofferto per raggiungere l’obiettivo tanto atteso.

Mi auguro vivamente che quel sacrificio sia d’insegnamento per tutti noi e che muova ogni nostra condotta istituzionale nella stessa direzione, unitaria, imparziale e condivisa: questa è l’idea di Stato che hanno realizzato per noi, questa è l’idea di Stato che intendiamo perseguire.

Permettetemi di concludere dedicando questo discorso a tutti i militari italiani impegnati nelle operazioni di pace ed in particolare a coloro che sono rimasti feriti in agguati terroristici come di recente accaduto anche a militari pugliesi del decimo Battaglione logistico, cittadino onorario della Città di Bari.

Viva le Forze Armate, viva la Costituzione, viva l’Italia!

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