Giovani lettori crescono

Angela Milella

I suggerimenti di Giusy Quarenghi

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Giovani lettori crescono con i suggerimenti di Giusy Quarenghi. La scrittrice italiana specializzata in libri per l’infanzia è stata ospitata in una libreria cittadina in occasione della giornata nazionale per la promozione della lettura, che quest’anno si è celebrata in tutta Italia il 23 maggio.

Il pomeriggio, dedicato soprattutto ai giovani e ai giovanissimi, ha visto la partecipazione di alcune scolaresche a cui la scrittrice, proveniente da Sottochiesa, piccolo paese bergamasco dove è nata e tuttora vive, da “vecchio elefante”, ha illustrato ai piccoli ospiti “il sentiero da percorrere per arricchire il mondo interiore ed esperienziale attraverso la lettura”.

L’autrice di ‘Le memorie di un bibliotecario insonne’, edito dalla Editrice Bibliografica (1988), ha invogliato i neolettori a recarsi in biblioteca più che in libreria e a saggiare i testi presenti, in modo da poter venire a conoscenza, liberamente e senza condizionamenti, dei propri gusti letterari, perché “i passi si fanno uno alla volta, così come va letto un libro: una pagina per volta, concedendo il giusto spazio all’attesa”, come suggerisce il libro umoristico ‘Piccole mani, piccole zampe’ pubblicato nel 1999, nella collana Sassolini della Mondadori.

La vincitrice del ‘Premio Andersen’, di Sestri Levante (2006), con ‘Tiramore’ (Marsilio), si è rivolta ai ragazzini più da lettrice che da scrittrice, scegliendo tra le sue opere ‘Strega come me’ (Giunti ‘Under 14’, 1995), il diario di un’aspirante strega in un collegio per streghe che Caterina ha trovato nelle soffitta, a casa del nonno. Nel diario della ‘nonnastra’ c’è il racconto della sua esperienza.

La protagonista descrive un ambiente in cui la disciplina è rigida e le prove da superare sono tantissime e tutte molto difficili.

Secondo l’autrice “I libri sono decantazione dell’essere al mondo, del fare vita, la lingua è madre del pensiero, è matrice del pensiero, non è sua ancella, il pensiero non può non essere linguistico. Per questo il ruolo degli illustratori è importante sempre, perché sono dentro un laboratorio poetico della lingua infantile. È bello pensare che il testo è fatto di due parti: di quello che è scritto e di quello che non è scritto. E quello che non è scritto sono le illustrazioni, il vuoto.
È bello – ha affermato – dare a tutto questo funzione educativa. È bello trovare ciò che coinvolgerà il lettore bambino: l’illustrazione, il colore della pagina.
 Scrivo – ha raccontato – pensando che i libri verranno letti ad alta voce da un adulto, la narrazione ad alta voce è uno dei doni più belli che il grande fa a se stesso, ma anche ai bambini. Sarebbe bello farlo anche tra grandi: il tempo della lettura ad alta voce è un tempo sicuro, sacro, perché si è là, vicini, a condividere una storia. Quando le storie le leggiamo insieme ai piccoli, in realtà, sono la nostra storia, ospitano la quotidianità.
Le grandi storie, le grandi narrazioni vengono da lontano, ma ci accolgono generosamente. Prendo le distanze – ha spiegato – dai grandi discorsi etici, educativi, sono un vecchio esemplare della specie, del branco, che conosce il sentiero e sa dove fermarsi, dove abbeverarsi, dove il passaggio è sicuro o pericoloso, il mio scrivere è questo gesto di testimonianza rispetto a questo camminare aperto in territori che io ho attraversato e conosco e che permetteranno di conoscerne altri che io neanche immagino, testimonianza rispetto alla percorribilità di un sentiero, nella speranza che favorisca in qualche modo il mettere insieme un po’ di risorse”.

di  Angela Milella

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