Dal Lecce al Lecce, una parabola lunga tre anni e mezzo
Dallo 0-4 della vigilia di Natale 2007 è cominciata la risalita del Bari nel calcio che conta; lo 0-2 di domenica scorsa lo ha rigettato nel baratro.
Dal 22 dicembre 2007 al 15 maggio 2011: la riscossa della Bari calcistica è durata esattamente tre anni, quattro mesi e ventitré giorni. Un lasso di tempo costituito da una fase di rinascita, un periodo di massimo splendore ed una fase calante. A volerla tracciare su carta, se ne ricaverebbe una perfetta parabola ascendente: una forma geometrica ricorrente nella lunga e tribolata storia del Bari Calcio, caratterizzata da sempre da crolli inaspettati e clamorose resurrezioni.
Tutto ebbe inizio proprio pochi giorni prima del Natale del 2007. Quel giorno, un Bari piccolo piccolo fu strapazzato sul terreno di gioco del San Nicola dal Lecce dei Tiribocchi e degli Abbruscato. Uno 0-4 perentorio e meritato, che costituisce quasi una pietra miliare nel computo assoluto delle più grandi delusioni patite dai supporters baresi. Una sconfitta che sancì l’esonero del tecnico Beppe Materazzi, il quale sarà sostituito in panchina, in maniera clamorosa ed inaspettata, proprio da un salentino: Antonio Conte. Il neo-allenatore, lavorando in simbiosi con il diesse Giorgio Perinetti, cambierà pelle e faccia al Bari di quella stagione, che grazie ai pesanti innesti della sessione di mercato invernale (su tutti, Andrea Masiello e Marchese per la difesa, ma anche Jadid e Kamata per il centrocampo) comincerà ad inanellare una lunga serie di risultati positivi, che culmineranno con il successo proprio sul campo dei cugini del Lecce, i quali a causa di quella sconfitta saranno costretti a passare per il purgatorio dei play-off prima di approdare in Serie A.
L’anno successivo, la coppia Conte-Perinetti sarà artefice di un vero e proprio capolavoro. Un’opera d’arte che prenderà corpo sin dall’estate, quando il duo troverà argomenti validi per convincere gente come Alessandro Parisi, Salvatore Masiello e Vitor Paulo Barreto a sposare l’avventura barese. La stagione sarà simile ad un crescendo rossiniano, con una partenza quasi in sordina ed un finale strepitoso, che porterà i biancorossi a guadagnare la promozione in Serie A già dai primi di maggio (nel giorno di San Nicola) e a fregiarsi della coppa destinata alla squadra vincitrice del torneo.
Nonostante la stagione del trionfo, l’estate successiva sarà caratterizzata dall’addio a sorpresa di Conte e dall’approdo sulla panchina del Bari di Giampiero Ventura, tecnico di comprovata esperienza al quale lo stesso Conte ammetteva di ispirarsi. Lo scetticismo iniziale verrà liquidato già dalla conferenza stampa di presentazione, quando uno smagliante tecnico forgerà la frase “alleno per libidine” che gli varrà l’appellativo appunto di “Mister Libidine”. E libidine sarà, sin dalla prima di campionato, quando il Bari dei baby semisconosciuti Ranocchia e Bonucci, dei Kutuzov,dei De Vezze e dei Gazzi, bloccherà in trasferta l’Inter scudettata allenata dallo “Special One” José Mourinho. Gli innesti di gente di spessore a centrocampo quali Sergio Almiron e Massimo Donati conferiranno alla formazione barese quella solidità che, mista all’entusiasmo e la fame tipica delle neopromosse, costituirà un cocktail vincente che porterà a raccogliere tantissimi punti e ancor più numerosi consensi. Risultato? Il Bari concluderà la stagione all’undicesimo posto, con il record assoluto di punti (cinquanta) della sua storia e la sensazione diffusa che, con un pizzico di convinzione in più, si sarebbe potuta conquistare anche una poltrona per l’Europa League.
E qui comincia la parte discendente della parabola, quella recente, quella che culminerà con la retrocessione acquisita formalmente già dalla Candelora, quella che i tifosi più delle altre proprio fanno fatica a digerire. Come per le stagioni precedenti, anche in questo caso il destino si deciderà sin dall’estate. Partiti gli ormai “fenomeni” Bonucci e Ranocchia, arriveranno difensori poco adatti al progetto (Marco Rossi e Rinaldi); orfani dei tatticamente preziosissimi Allegretti, Koman e Meggiorini, essi saranno sostituiti dai deludenti Pulzetti e Ghezzal. Ventura corteggerà a lungo Giovinco e, sul finire di agosto, Rinaudo, ma la società mostrerà una sordità pari solo alla volontà di non investire. I guasti, inutile ribadirli, sono sotto gli occhi di tutti. Il nadir è di appena due giorni fa, quando i rivali del Lecce hanno festeggiato sul suolo del San Nicola ed in faccia ai supporters biancorossi una meritata salvezza.
Già, il Lecce, ancora lui, esattamente come tre anni e mezzo fa. I tifosi, a questo punto, si augurano che magari anche in questo caso si possa aver raschiato il barile e che da domani si possa dare inizio ad un nuovo, avvincente capitolo della storia del Bari.
di Mauro Solazzo
Commenti
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E’ proprio vero! Noi supertifosi della BARI nasciamo col marchio della sofferenza. I sogni muoiono all’alba. Non mi sembra ancora vero: Bonucci, Ranocchia, Masiello, Almiron, Gazzi, ecc. ecc……………………Metà Novembre 2009—La Bari la difesa più forte in tutta Europa e il gioco più ammirato del Campionato italiano……Sogno o son desto? Torneranno quei tempi?






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