Asili nido: il Comune di Bari alza le rette

S. A.

Da ottobre 2011 si utilizzerà il “redditometro”

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Da oggi fino al prossimo 27 maggio sono aperte le iscrizioni ai nidi comunali. La notizia non sarebbe da testata giornalistica se non fosse anteceduta dalle polemiche e dalle lamentele dei genitori baresi che qualche giorno fa hanno ricevuto la doccia fredda di un aumento della retta dal prossimo mese di ottobre.

La quota mensile, infatti, non sarà più calcolata secondo il criterio dello “scaglione” (le famiglie sono raggruppate per fasce di reddito in scaglioni ai quali corrisponde una retta comune), ma sarà attuato il criterio dello stato patrimoniale (la retta mensile sarà pari all’1% del reddito dichiarato).

Per essere espliciti: le famiglie con un reddito ISEE maggiore di 22 mila euro avranno un rincaro pari al 47% rispetto agli anni precedenti, che si traduce in una retta massima di 460 euro mensili.

“E’ giusto che in questo periodo di crisi siano le famiglie abbienti a fare i sacrifici” afferma Fabio Losito, Assessore alle Politiche Educative e fautore della proposta.

Forse sarebbe stato meglio dire che il provvedimento era inevitabile dopo la riduzione dei fondi statali ai Comuni per non dover danneggiare eccessivamente le famiglie più povere, vere e prime destinatarie del servizio.

A questo punto finisce il racconto ed iniziano le considerazioni.

Come già scritto sopra, gli asili comunali e servizi simili, dovrebbero essere appannaggio del ceto sociale meno ricco e, solo dopo, fruibili dalle famiglie “benestanti”, cosa, per altro, improbabile, poiché i posti sono 350 in tutta la città. Bene. Stabilito ciò, non è neanche corretto oberare i più ricchi delle mancanze altrui. Sarebbe più gradito che si ponesse un veto all’iscrizione per coloro i quali superino un certo reddito.

Purtroppo i bei discorsi passano nel dimenticatoio quando emerge la classica mentalità del “se è gratis è meglio”. Tutti invochiamo la meritocrazia quando si parla di assegnazione di posti di lavoro, tutti siamo pronti a duellare con chi non rispetta la fila al supermercato, ma quando si tratta di dover pagare una retta d’asilo proporzionale al reddito o cedere all’iscrizione presso una struttura privata, allora ci ribelliamo ad un’amministrazione che utilizza il redditometro?

C’è qualcosa che non va…

di S. A.

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