Quale valore per il primo maggio, oggi?

Da “grande manifestazione” dei lavori a festa dell’esagerazione e delle polemiche
Una ricorrenza nata oltre un secolo fa per essere la “festa dei lavoratori di tutti i paesi”, solidali contro il mostruoso potere alienante del capitalismo e nella difesa dei propri diritti di classe, si è gradualmente trasformata, nel giro di un secolo, in una sorta di carnascialesca manifestazione.
Aumentata l’incidenza del fattore politico e diffusosi un insistente intento di contestazione e di rivendicazione, è nato quel connubio che, via via, si sarebbe fatto sempre più stretto tra “festa” e vera e propria “lotta”.
Così, lo spirito di svago, di divertimento, di leggerezza, di entusiasmo che caratterizzava la giornata istituita da quei lavoratori, uniti da un comune senso d’appartenenza e di riscatto, ha assunto una connotazione decisamente più “sovversiva”.
D’altro canto, a ciò si è aggiunto che una nuova generazione “militante”, totalmente priva della mentalità “educata” delle vecchie scuole di partito e animata esclusivamente da spirito di mera rimostranza, ha sposato la causa del “primo maggio” senza comprenderne affatto il valore, trasformandola così in un’occasione come tante per dire la propria in modo “colorito”. E da qui, il passo verso l’esaltazione euforica ed insensata è stato davvero molto breve.
Il che ha coinciso, ovviamente, con l’autoghettizzazione. Risultato? Oggi solo chi è disposto a riconoscersi nella cosiddetta mentalità “alternativa” (?) e soprattutto a protestare -non importa contro chi o che cosa- è degno di condividere quest’occasione. E tanti saluti al messaggio con cui la ricorrenza nacque.
Non è un caso, infatti, che da qualche anno a questa parte il vero e proprio momento celebrativo, ovvero il corteo delle associazioni dei lavoratori, che dovrebbe essere l’oggetto principale della ricorrenza, passi per lo più in sordina. Mentre l’unica, grande attrattiva dell’intera festività è ormai il gran “concertone” organizzato a Roma (che ha scatenato tra l’altro le polemiche, nel mondo politico barese e pugliese, nei confronti dell’assessore alla Cultura ed al Turismo della Regione Puglia per i 200mila euro investiti per il finanziamento del concerto stesso).
Un concentrato di affluenza massiccia e disinibizione, cannabis ed alcool, slogan politici e imbarazzanti sketch anti-governo, bandierine col faccione del “che” in bella vista, perché no accanto agli immancabili arcobaleni della pace (che ben si intonano, certo, con la notoria vena non violenta dell’osannato comunista cubano). Parola d’ordine, insomma,“sballo collettivo”.
E se, per un attimo, si torna a pensare che si tratta di una celebrazione istituita a suo tempo dai proletari con l’obiettivo di dimostrare, orgogliosamente, la propria etica lavoratrice contro l’ozio delle classi borghesi, bisogna proprio ammetterlo: bel modo, questo del bivacco, per commemorarla!
Chissà cosa avrebbero pensato, vedendo che ne è stato del loro sogno di “grande manifestazione”, gli utopici membri della Seconda Internazionale che, al Congresso di Parigi del 1889, sancirono la nascita ufficiale di questa ricorrenza sul calendario.
di Silvia Cocuzza
Commenti
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Mamma mia quanto moralismo da due soldi! Ma vi pagano per scrivere queste banalità reazionarie?
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Brava,SILVIA COCUZZA, condivido la tua ottima analisi della festa del primo maggio.
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Ottima è poco. Eccellente! Lucida, razionale, priva di pregiudizi e senza banalità. Brava Silvia Cocuzza (volevo scriverlo in maiuscolo ma non ce l’ho fatta).






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