Uil: “Scuola più efficiente? Dal Governo solo tagli”

Fiorentino: “Meno otto miliardi e mezzo di euro in 3 anni”
BARI – Tagliare per rendere la scuola più efficiente? Le politiche del Governo su questo tema sono da sempre al centro di polemiche, sopratutto per i risultati negativi raggiunti: la lotta agli sprechi è diventata per tanti dipendenti della scuola una battaglia per fronteggiare una precarizzazione sempre più endemica.
Si tratta di un “fenomeno che anche in Puglia sta lasciando rovinosamente il segno e che va di pari passo con quello della “soprannumerarietà” – spiega il Segretario Regionale della Uil Dirigenti Scolastici, Vincenzo Fiorentino – che pone i docenti e il personale Ata nelle condizioni di dover lasciare la sede dove si è prestato servizio per tanti anni, per essere trasferiti d’ufficio in altra sede, per buona pace della continuità didattica”.
Per queste ed altre ragioni, il Segretario generale della Uil Scuola, Massimo Di Menna, non ha sottoscritto il contratto nazionale relativo al movimento del personale della scuola, invocando l’organico funzionale, il solo in grado di conferire certezze e contenuti sostanziali all’offerta formativa delle scuole autonome. “Ma la concessione dell’organico funzionale – continua Fiorentino – va nella direzione opposta a quella disegnata dai Ministri Tremonti e Gelmini, che nel triennio hanno portato via alla scuola ben otto miliardi e mezzo di Euro, senza mai dire chiaramente come rimpiegare i risparmi per la modernizzazione del sistema scolastico.
A tanto bisogna aggiungere l’assenza di certezze, la caduta della motivazione, la carenza di finanziamenti, una legislazione sfociata in molteplici contenziosi, il mancato coinvolgimento degli Enti territoriali e delle realtà associative sia professionali che sociali, che insieme non permettono di affrontare e di risolvere, sotto i diversi aspetti, il bisogno vero di riforma emergente nella nostra società. La politica scolastica appare sempre più non coincidente con i bisogni delle famiglie, degli studenti, del personale e della società, i quali assistono vie più alla riduzione del tempo scuola, alla finta introduzione della seconda lingua comunitaria, all’introduzione dell’informatica solo annunciata.
E’ reale il timore che il processo di riordino si traduca in un processo controriformistico, che finisca per destrutturare nel tempo il sistema, non realizzandone un altro, almeno di uguale capacità e capillarità. “La vaga promessa – conclude il Segretario della Uil Ds – di benefici futuri, propria dei processi formativi, deve trovare concretezza in una prospettiva certa, che oggi più di ieri manca al nostro sistema educativo, condivisa dalla stragrande maggioranza del paese, cominciando dal provare con i fatti la volontà comune di investire nell’educazione e nella formazione e di valutare l’impatto di questi investimenti e delle scelte di campo ad essi sottese”.
di Nicola Andrisani
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