L’Eden dei Subsonica e un’ondata di musica perfetta questa sera al Palaflorio

Luigi Fallacara

Il tour della band torinese fa tappa a Bari per presentare il nuovo album

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Quindici anni e non sentirli affatto. Celebrano il terzo lustro di attività i cinque torinesi senza bisogno di presentazione alcuna in questo attesissimo ritorno “Coi piedi sul palco”, per citare un loro vecchio EP distribuito a fine anni ’90.

Parlare di vecchio quando si tratta la materia subsonica appare assolutamente anacronistico. Fuori dal tempo, ma anche aldilà delle mode eppure sempre così fedeli a quel marchio di fabbrica up-to-date che in Italia ha fatto scuola e ha reso il sound easy-listening di Samuel & soci inconfondibile prodotto di successo non ancora consumato. Subsonica, ovvero il progetto artistico che è riuscito come nessun altro a mischiare la cultura musicale “indie” con i suoni commerciali, “l’alto” con “il basso”. Il rock con la disco.

“Eden”, sesto e ultimo album studio, pubblicato il giorno della Festa della Donna e giunto a 4 anni di distanza dal precedente, è stato definito dagli stessi autori un inno alla libertà e alla speranza. Quasi un concept sul paradiso emotivo perduto e poi ritrovato che ci illustra attraverso metafore e dichiarazioni d’intenti chi sono oggi i Subsonica. Undici canzoni che narrano di una maturazione stilistica imprevista sino a “L’Eclissi”, disco dalle atmosfere decisamente più cupe e ruvide.

Da anni bersaglio preferito –al pari dei loro colleghi portabandiera dell’indie rock italico Marlene Kuntz– di taluni critici e di obsoleti fan ultrareazionari, hanno scelto stavolta l’autoironia come arma di difesa dai detrattori più accaniti.

“Non siete riusciti a bissare Microchip Emozionale”, cita il leit motiv di “Benzina Ogoshi”, l’elettropunk singolare caso unico di testo scritto a quattro mani dai Subsonica con il contributo decisivo di tutti i fan che hanno collaborato alla stesura attraverso le pagine del sito web ufficiale. Uno degli episodi movimentati dell’ultimo disco più attesi nel concerto di stasera dove i cinque, alle prese con la parodia di se stessi per non esser stati capaci di replicare il successo –non solo di vendite –del loro secondo album, datato 1999 –“Microchip Emozionale”, n.d.r. –, sembrano prescrivere la ricetta per il divertissement. Taglienti, sferzanti, sbarazzini, puri. Segnali inequivocabili che i ragazzi si divertono ancora e fanno divertire. Non hanno perso il gusto.

Lo spettacolo live di stasera organizzato da Indipendente Concerti approda a Bari con una produzione audio di elevato livello e un palco che garantirà soddisfazione anche agli occhi, preannunciandosi come show di enorme impatto visivo oltre che sonoro, a conferma delle eccellenze già ampiamente espresse in tutto il tour, partito
da Pordenone il 31 marzo e giunto all’epilogo di una ravvicinata tre giorni in cui il gruppo si è esibito dapprima a Roma e subito dopo, ieri, a Caserta.

Flirtano costantemente con il pop i Subsonica, senza mai scadere in un banale preconfezionamento abusato dall’attuale industria musicale. Così, dopo il primo singolo “à la Radiohead”, la title-track “Eden”, straordinariamente arrangiato e così poco radiofonico a causa dell’assenza di un ritornello ruffiano, è arrivata l’ipertrasmessa “Istrice”, ballad suburbana a colpi di “wha” stroncata dagli ascoltatori più esigenti, intimista quanto basta per assurgere a nuovo cult del repertorio mainstream della band. Ma è nel terzo singolo, “Il Diluvio” –il cui videoclip è stato trasmesso ieri 8 aprile –, dall’incipit a cappella “sei stata l’ondata perfetta per infrangerti contro di me e adesso che tutto è sommerso, che cosa resta e perché”, che esplode il mix travolgente di dubstep, drum’n’bass e fidget house, elementi connotanti l’intero album, quel ritmo accelerato pronto a far esplodere stasera un Palaflorio quasi sold out.

Reminiscenze new wave, casse hardcore e sintetizzatori a palla con il rischio di creare un “wall of sound” indistinto, eluso, a dir il vero, dal sapiente uso massiccio di echi e riverberi che costruiscono un piano sonoro colorato e sfaccettato, ma pulito. Tutto questo sarà il live dei Subsonica tra forti intensità emotive e ironiche visioni socio-politiche in un chiaroscuro di stati d’animo.

Apertura affidata alla batteria quasi metronomica di «Ninja» alle prese con la nuova “P. I. L.”, per poi inanellare vecchi successi –previste le inconsuete “Non Identificato” e “Nicotina Groove” direttamente dal primo album, l’omonimo “SubsOnica”– e nuove composizioni tra cui la languida “Serpente”, torbido pezzo suadente dall’anima reggae intriso di dub che rappresenta forse la vetta di “Eden”. Meno momenti “francesi” del solito in stile Air e più ammiccamenti alle sordità punk dei CCCP o alla techno-trance dei Prodigy, con tangenti spazi eighties-old style per omaggiare il decennio dei Righeira –inaspettato cameo in “La Funzione”, probabile singolo estivo– fra trame synth-pop e linee di basso-non basso degne di un moderno e rivitalizzato Alberto Camerini. Tutto perfettamente idoneo a far saltare chiunque e trascinare in un indiavolato ritmo da bolgia il palazzetto, trasformandolo in una fluida dance hall. Energetico frullato retrò per il cantante e autore Samuel Umberto Romano, l’esperto produttore e chitarrista C-Max Casacci, il tastierista show-man Davide «Boosta» Dileo, il bassista Luca «Vicio» Vicini e per l’ingegnere-batterista Enrico «Ninja» Matta.

“Uccisi dalla (troppa) commerciabilità” –per citare un loro video amatoriale precursore (o premonitore?) di “Eden” già divulgato sul web– ? Troppo adulti alla soglia dei quaranta –addirittura cinquanta Casacci! – per continuare a far vibrare un intero pubblico con testi dai contenuti post(adolescenziali)? Macchè! Semplicemente risorti a nuova vita e troppo fedeli a se stessi pur mutando come sempre prospettiva. Semplicemente troppo Subsonica.

Inizio concerto al Palaflorio in via Giuseppe Prezzolini a Bari ore 21.

di Luigi Fallacara

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