Università di Bari a lavoro per la riforma Gelmini

La squadra per il nuovo statuto è al completo
Anche l’Università di Bari potrà presto mettersi all’opera per adeguare il proprio statuto alla legge Gelmini. Il Senato Accademico ieri ha eletto gli altri sette componenti dell’organo di revisione dello statuto previsto dalla legge 240/2010, nota a tutti come Riforma Gelmini.
Si tratta di Pietro Totaro (ordinario), Giovanni Natile (ordinario), Marie Therese Jacquet (ordinario), Francesco Gentile (associato), Monica Montagnani (ricercatrice), Monica Marangelli (amministrativo), Luigi Dabbicco (rappresentante degli studenti nel Consiglio di amministrazione di Azione Universitaria) che si aggiungeranno a Ernesto Longobardi (ordinario), Gabriella Serio (ordinario), Gabriella Carella (ordinario), Leonardo Angelini (associato), Francesco Leonetti (ricercatore), Tommaso Gelao (amministrativo) e Giuseppe Belvedere (rappresentante degli studenti nel Senato accademico di Studenti indipendenti) eletti, invece, dal Consiglio di Amministrazione nella sua ultima riunione.
Sono in tutto 15 componenti, compreso il Rettore componente di diritto che presiederà la commissione, e come richiesto dalla legge, sono tutti membri esterni agli organi di governo dell’Università, ad eccezione dei rappresentanti degli studenti. Ad occupare il maggior numero di posti sono gli ordinari, una pillola amara da ingoiare per ricercatori e personale tecnico-amministrativo.
Soddisfatti, invece, sono gli studenti perché al tavolo tecnico si siederanno i due rappresentanti più suffragati nella consultazione elettorale in cui hanno votato tutti i rappresentanti degli studenti nei Consigli delle Facoltà proprio per definire la rosa su cui gli organi di governo si sarebbero successivamente espressi. Già in questa prima fase Giuseppe Belvedere di Studenti indipendenti e Luigi Dabbicco di Azione Universitaria avevano superato i rappresentanti degli studenti di Link nonché la voce del movimento anti-gelmini, poi la conferma è arrivata anche dal Consiglio di Amministrazione e ieri dal Senato Accademico.
Entrambi hanno le idee chiare e sono determinati sul da farsi. “La dialettica che si scatenerà all’interno e all’esterno della commissione sarà una grande occasione per lanciare in avanti i nostri obiettivi proiettandoli verso nuovi modelli culturali, formativi, politici e gestionali – commenta Belvedere – e la modifica di statuto dovrà necessariamente finalizzarsi in funzione di un nuovo assetto amministrativo che renda più snella ed efficace l’intera istituzione che – aggiunge – dovrà sfruttare i vincoli imposti dalla legge per collegare sinergicamente i due riferimenti cardine degli studenti e cioè la formazione universitaria e il tessuto produttivo locale perché solo rilanciando il rapporto col territorio si potrà intervenire seriamente sui nuovi significati da attribuire al contesto formativo che in questo momento storico non può scindersi dalle ambizioni e dalle prospettive della comunità studentesca”.
Dunque sono pronti a mettersi subito a lavoro per portare avanti un progetto di rinnovamento della loro Università senza se e senza ma. “L’era della contestazione seppure legittima, ma in molti casi aprioristica e oltremodo disfattista deve finire – commenta Dabbicco – ed è giunta l’ora di rimboccarsi le maniche perché abbiamo il dovere di chiudere un triste capitolo della storia del nostro paese e riscrivere una storia diversa dell’Università italiana che nonostante le sue imperfezioni, gli scandali dei baroni, e i concorsi truccati ha ancora tanto da dare alla società. La riforma recepisce lo stato d’indigenza in cui da anni versa il sistema universitario – aggiunge – e siamo chiamati a dimostrare che il cambiamento non ci fa paura, il che significa recepire la nuova legge nel migliore dei modi e dare luce a tutto ciò che di buono siamo riusciti a fare in questi anni anche all’ombra di chi in passato non ha saputo guardare oltre il proprio naso”.
di Laura De Marzo
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