Sgonfiato il processo a Gianpi

Emiliano (allora pm) sbagliò a scrivere il decreto che autorizzava le intercettazioni
La prima sezione del Tribunale di Bari ha infatti dichiarato inutilizzabili le 120 mila conversazioni telefoniche intercettate in quasi tre anni. Di 11 mila intercettazioni, solo quelle avvenute in 15 giorni, dal 6 al 21 febbraio del 2002, sarebbero utilizzabili. Sta di fatto che però, la Procura non aveva chiesto la trascrizione di queste ultime perché ritenute non utili.
Nell’indagine sono imputati, oltre a Gianpi, anche il fratello Claudio (accusato di associazione per delinquere, corruzione e falso), e il consigliere regionale della Puglia prima di tutto Salvatore Greco.
Il Tribunale ha accolto l’eccezione presentata dal legale di Tarantini perché ci sarebbe un errore di fondo nel decreto con cui si autorizzavano le intercettazioni. L’errore sarebbe ascrivibile all’attuale Sindaco Michele Emiliano, allora primo sostituto procuratore a mettere le mani su queste vicende. Si eccepisce oggi, un vizio delle norme sulla motivazione alla base del decreto autorizzativo.
In particolare, Emiliano non avrebbe motivato che le intercettazioni potevano essere fatte con strumentalizzazione a noleggio, stante l’indisponibilità di quella della Procura. Secondo i legali di Tarantini, adesso non ci sarebbero più elementi che provano le accuse.
Infatti, era proprio in quelle conversazioni intercettate che si ricostruiva e si basava l’intera inchiesta. Ed era da lì che si provava l’esistenza dei coca-party, ma anche delle influenze esercitate dai fratelli Tarantini nei confronti dei vertici delle aziende sanitarie pugliesi per l’acquisto dei prodotti sanitari commercializzati dai due imprenditori.
In aula si tornerà l’11 aprile prossimo. Restano a galla e dunque, agli atti, alcuni pagamenti come ricevute di viaggi e altre regalie che proverebbero la corruzione. Ma una cosa è certa: la Procura di Bari avrà strada in salita, e proprio per questo ha fatto richiesta di rinvio. L’indagine si e’ decisamente sgonfiata, e l’impianto accusatorio e’ oggi tutto da dimostrare.
di Federica Stea
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