“Più reality per tutti”: idee… chiare e tonde per Cinzia Leone nel suo monologo al Forma
Teatro completamente pieno per il godibilissimo spettacolo dell’attrice romana
In “Poche idee… e basta!", tratto dallo spettacolo “Poche idee, ma molto confuse” e scritto a quattro mani assieme Fabio Mureddu per la regia di Walter Nanni, la critica serrata dell’attrice romana contro la società civile è trasversale. Burlesco e irriverente finanche il suo approdo fisico alla scena. Attraversa la platea provenendo dalle retrovie del teatro a cavalcioni su di un tecnico per raggiungere la piattaforma luogo della sua esibizione. "Perchè non c’è più nulla di normale a questo mondo, neppure l’ingresso sul palco dell’attore. Anch’esso dev’essere spettacolare". Ne ha per tutti la Leone, ma con estrema intelligenza il suo obiettivo non è mai la politica. Tradisce una vena malinconica il suo pamphlet, a tratti la sua espressione si fa seria e i suoi interrogativi amare riflessioni sulle terribili verità che ognuno di noi vive senza esclusione alcuna. Ma quale verità se anche un semplice matrimonio è divenuto oggetto di spettacolarizzazione e c’è chi "pretenderebbe un reality anche per la celebrazione del proprio matrimonio nel bel mezzo del Mar Rosso esattamente nei minuti in cui Mosè, con la complicità di Dio, separa le acque?". La dissacrazione raggiunge vette bibliche. Il noto gelato estivo, l’entità call center, il sesso ossesso, la Ikea-generation, alcuni tra i bersagli preferiti della Leone. Intuizioni mai banali per quanto ovvi risultassero gli argomenti e i relativi contenuti.
"Una realtà mai stata così spettacolare". Al punto che anche una semplice "cena a casa della nonna" è diventato un evento. L’esaltazione della banalità fatta a specie. Distinguere la finzione dalla realtà artefatta è operazione complicata. Non ci si accontenta più di nulla e tra egocentrismo esasperato e rielaborazione del reale attraverso effetti speciali in versione "Sanremo tutto il dì", l’attrice romana è in grado di riprodurre l’immagine di profili umani drogati non di "roba", bensì di "lampade, telefonini, videogiochi, televisori al plasma…" e con la sindrome da rateizzazione di qualunque oggetto di consumo, perchè è diventato oramai impossibile accontentarsi di ciò che si possiede e di quella realtà difficile da cambiare. Meglio mutarla attraverso l’esasperazione del senso di possesso e l’ossessione della spettacolarizzazione. Nascita, ascesa e fenomenologia dei Reality.
Uno sguardo indiscreto attento e viglie sulle abitudini della quotidianità che attiene evidentemente anche alla sua sfera personale, non è di esclusiva pertinenza di chi assiste al monologo. Una sensibilità testimone fisica e morale di tutto ciò che ci circonda, platealmente manifestata apertamente aldilà del ruolo da copione che le permette ad ogni modo di interagire direttamente con un pubblico a cui suggerisce a spron battuto di godersi lo show "in pantofole". Invito informale a mettesi comodi, a proprio agio, in antitesi con lo snobismo elitario di quel dogma del palcoscenico troppo illuminato -da luci, ma anche dottrine della materia- a fronte del buio in platea. La Cinzia Leone attrice fatica ad accettarlo quel buio. Lei comunicatrice vera e schietta, rassegnata all’oscurità impostale dalle logiche secolari del Teatro. Per questo motivo il suo pubblico va risarcito. Come? Potrà permettersi ciò che mai avrebbe minimamente immaginato. Va incitato. Un coro ammaestrato, lo slogan liberatorio “Si, è vero, mi rode tanto tanto il culo…”. Prosaica invenzione. Qualcuno esita. In pochi si astengono. Alla fine sono tutti coinvolti. L’idea di Cinzia Leone ha riscosso il consenso. "Per le ingiustizie della vita", "per le risposte mai avute", l’intonazione a fine spettacolo del pubblico ci sta tutta. L’attrice romana accoglie l’invito a ritornare presto. Le è piaciuta Bari. A noi è piaciuta tanto lei.
Prossimo appuntamento al Teatro Forma di Bari in via Fanelli 206/1 con Zanini & Maretti Spettacoli per il concerto della band emergente "Non Voglio Che Clara" venerdì 8 aprile.
di Luigi Fallacara
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