“Fuoco del Sud”, intervista a Lino Patruno
“Fuoco del Sud, la ribollente galassia dei movimenti meridionali”. Un fermento politico e ideologico del meridionalismo raccontato nel suo nuovo libro.
Si, è un’escursione giornalistica in un campo che io non sospettavo fosse così ampio e diffuso. Ho conosciuto questa galassia continuando a frequentare dibattiti, riunioni politiche e soprattutto dopo esser stato invitato una volta da Franco Romano ( del Partito per il Sud, ndr) ad un dibattito con Adriana Poli Bortone. Lì vidi un sacco di gente insospettata e probabilmente molti seguivano la Poli Bortone. Però, mi accorsi che c’era anche altro. E così, cominciai il mio viaggio prima con la curiosità e poi frequentando, incontrando… andando spesso in internet, che da questo punto di vista è un mezzo eccezionale. Sulla rete ho potuto conoscere centinaia e centinaia di movimenti. Facendo un verifica più approfondita non sono molti, i più significativi sono una decina. Ma tutto il resto è una realtà sommersa, tenuta nascosta da chi ha considerato certi movimenti patetici, anti modernisti e non rappresentativi. Però, credo che costituiscano qualcosa che potrebbe essere una base per i discorsi futuri.
La nascita e il proliferare di questi movimenti cosa nasconde e cosa rivela? Come mai dopo 150 anni si sta rimettendo tutto in discussione?
150 anni sono molti, anche se esistono irredentismi che durano da secoli. Ma questa cosa non riuscivo a capirla. Mi è stato spiegato che ciò che pesa, al di là del divario economico che divide l’Italia, è soprattutto la perdita di un’identità meridionale e la voglia di un recupero di questa identità. Il recupero della tradizione, del costume, della storia e della cultura del popolo meridionale. È questo l’obiettivo di tali movimenti.
Ma la crisi economica non potrebbe essere una causa determinante del ritorno al meridionalismo?
L’aspetto della crisi economica, in realtà, non è stato determinante e questo mi ha sorpreso. Certo, quando si parla di < sud > si parla pure di chi vive male, di chi non arriva alla fine del mese. Ma tutto questo non costituisce un movimento unitario, si tratta di situazioni frammentate e quindi, non hanno poi un risvolto anche politico perchè non fanno massa.
Come mai la Lega Nord si è affermata e continua a riscuotere sempre più consensi nel settentrione; e qui, i movimenti meridionalisti faticano ad espandersi?
Perchè bisogna vedere se è nato prima l’uovo o la gallina. Una delle cose di cui mi sono reso conto, trattando la materia, è che la Lega Nord nasce su imput di un blocco sociale che le sta alle spalle, non il contrario. Non è stata la Lega Nord a sposare una causa e poi ad espandersi. La Lega Nord è finanziata dai poteri forti settentrionali, sia chiaro. Il blocco sociale che sta dietro la Lega non c’è nel Mezzogiorno, perchè il fatto che il Sud sia stato destinato allo statalismo, a ricevere l’aiuto e l’intervento dello Stato, l’ha fatto diventare succube dello Stato stesso. Se però, richiedi sempre l’intervento di qualcuno non ti aggreghi mai, non ti metti insieme ad altri. Cerchi solo di avere più di quello che ti sta accanto. E qui si vede la minorità meridionale, l’incapacità di mettersi insieme. Non sarebbe nemmeno necessaria la nascita di una Lega del Sud. Sarebbe sufficiente che i parlamentari meridionali, su alcune questioni relative al Mezzogiorno, si mettessero insieme.
E invece, i parlamentari meridionali si < dileguano > una volta eletti…
Già. Si romanizzano e seguono solamente l’appartenenza politica. A volte sono proprio i parlamentari meridionali a bocciare provvedimenti favorevoli per il Sud solo perchè ricevono quella indicazione dal partito. Se questa è la logica che ha governato questi 150 anni di storia, si capisce il perchè del divario tra Nord e Sud.
C’è da dire che manca proprio ai movimenti meridionalisti la volontà di unirsi, di fare squadra.
Si, verissimo. I movimenti meridionalisti questo problema non se lo vogliono nemmeno porre perchè esistono individualismi, gelosie, personalismi, protagonismi. Non c’è neanche una divisione politica tra loro. È vero che ce ne sono alcuni di destra, altri di sinistra… ma non è questa la remora principale. È una questione di mero individualismo che gli impedisce di capire che solo unendosi si può andare avanti e far sentire la propria voce. Esiste il movimento di Lombardo, il partito della Poli Bortone, ultimamente è nato Noi Sud…
Questo è un problema. I partiti meridionalisti più in vista poi, in realtà, sono sempre collegati a partiti nazionali, filo settentrionali.
Questa è la minorità meridionale, la nostra incapacità di metterci insieme. I deboli sono divisi.
Colpa anche della legge elettorale?
Certo. Tu parlamentare sei condannato a stare in un blocco. Se ci fosse un sistema proporzionale corretto magari con gli sbarramenti, si potrebbero creare delle maggioranze variabili, ma non per far cadere un governo ogni sei mesi. Solo per evitare che il Paese sia spaccato in due e che sia impedito alle piccole forze di crescere. Anche la questione delle preferenze è un problema. Se il parlamentare è nominato e non eletto, risponde al partito e non al territorio. Ciononostante, anche con le preferenze ci sono problemi, sebbene superabili.
di Federica Stea
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