Erica Mou, il nuovo fenomeno musicale pugliese, ha presentato alla stampa il suo primo tour
Questa sera l’esordio assoluto al Teatro Forma
Uno stivaletto marrone scamosciato con interno di montone rivoltato e una sneaker. Già visto nei salotti dell’opinionismo facile della TV spazzatura. Erica sembra esibirli con timore. Forse un gesto per imprimere con fermezza la marcata identità artistica plurare con un puro esercizio di gusto?
Intanto a chi ne sottolinea l’ardimentosità replica con ironia garantendo un tacco da 13 cm per lo spettacolo di stasera. Da quel momento in poi l’iniziale approccio impacciato apparentemente timido lascia spazio ad un cipiglio inusitato. La ragazza c’E’. Non appare soltanto. Si vede.
Classe 1990, la poco più che ventenne studentessa al terzo anno di Lettere è figlia di una coppia di insegnanti con la passione per la scuola cantautorale tradizionale italiana. Cresciuta a dosi massicce di De Andrè e di De Gregori, dice di non aver disdegnato in gioventù(?) i Led Zeppelin e di ammirare la sua collega cantautrice Cristina Donà più che la Cantantessa Carmen Consoli, ma non conosce Ginevra Di Marco. Segno evidente di un imprimatur che ammicca più alle masse che a nicchie di ascolto.
Si è detto, a torto marcio, che siamo di fronte alla “Bjork italiana”. Non scherziamo.
Qualcuno disse ciò anche di Elisa. La storia ha smentito questo parere pro falsitate.
Del folletto dei boschi di betulle tra i geyser ha solo la statura. Tutt’altra storia sotto ogni profilo, in primis la sperimentazione sonora. Il respiro islandese però si sente eccome. Il carezzevole soffio di Valgeir Sigurðsson, già collaboratore di Bjork e produttore del disco, ha avvolto sapientemente le composizioni di Erica donandole maggiore eleganza. Nell’incipit ossessivo dall’incedere marziale di ‘Giungla’, primo singolo dell’album, il riff di chitarra acustica ci ricorda tanto una depechemodiana ‘Dream On’ prodotta da quel Mark Bell magistrale confezionatore di alcuni tra gli album di maggior successo di Bjork.
“La Puglia che incontra l’Islanda, due terre lontane nello spazio e nei luoghi, ma che si avvicinano grazie alla supervisione di Caterina Caselli (la sua Pigmalione, n.d.r.). E’ stata lei ad insistere affinchè si instaurasse la collaborazione con Valgeir sull’asse intercontinentale -ha spiegato Erica-, diceva che nella mia musica si sentiva troppo l’eco della mia terra, delle mie radici. Ha voluto internazionalizzare il mio sound. Io personalmente, però, non sono entrata nel discorso degli arrangiamenti e nella scelta degli strumenti”, conclude la giovanissima cantautrice.
Ieri una voce, una chitarra e il pianoforte di MaJiker per uno squisito showcase che ha evidenziato le indiscusse doti vocali di Erica. Tre pezzi come succulento antipasto dello spettacolo di questa sera associato al disco E’, uscito l’8 marzo per l’etichetta Sugar di Caterina Caselli che ha scommesso senza esitazioni su di lei. 11 brani autobiografici che, ha detta di alcuni critici, mettono in luce le sue grandi qualità compositive, più la cover della celebre ‘Don’t Stop’ dei Fletwood Mac, colonna sonora del nuovo spot istituzionale Eni grazie al quale è già entrata nelle case degli italiani. Una forte vena malinconica pervade tutte le composizioni che riflettono sia la sua anima sentimentale che quella più cupa.
“Già dal titolo si capisce che abbiamo scelto la sintesi per presentare il disco. Ho iniziato a scrivere le prime canzoni da adolescente. Più che testi da mettere in musica erano poesie incentrate su ciò che mi accadeva nel quotidiano. L’ispirazione proviene da un ragazzo in particolare che mi segue in tutte le esibizioni”, confessa Erica. “Il brano ‘Giungla’ è nato in un pomeriggio qualunque. Ero sul divano di casa mia con una coperta addosso e guardavo la TV. Immaginavo un viaggio tra i personaggi artefatti di oggi suggeriti dalla moda e dallo show business. Ho riflettuto su come siamo indotti ad imitare usi e costumi che non ci appartengono. Meglio la normalità. Non è un disco facile da digerire, non sarà capito da tutti”, continuando ancora al riguardo del Suo esordio discografico.
Infine punta il dito contro i Talent Show, ma dice di non voler confliggere con nessuno: “Semplicemente non mi identifico con quel modo di fare musica perchè non sopporterei di esser giudicata con severe votazioni. Preferisco una comunicazione più intima con i miei fans e ascoltatori lontana dai riflettori della TV”.
E, ancora, preannuncia una cover tributo della nazionalpopolare Nilla Pizzi -scomparsa qualche giorno fa-, verso cui nutriva una profonda ammirazione e poi perchè “come scrivevano i testi 60 anni fa non li scrivono più”.
Vive una favola la piccola Erica. I giornalisti la coccolano. Quasi come se volessero preservarla da non meglio identificati agenti patogeni (la sindrome della “commerciabilità” dietro l’angolo?). Una pertinente domanda pungente durante la conferenza suscita quasi le ire di un collega un pò vetusto. Alla giovane aspirante giornalista che a fine incontro, in disparte, le chiede con cognizione di causa come immaginasse il futuro professionale dei suoi coetanei in bilico tra perpetue incertezze e prospettive di precariato, la piccola Erica sgrana gli occhi e si ribella contestando e assumendo come termine di paragone la propria parabola artistica ascendente e quella di un suo compagno di Università fotografo, fresco vincitore di una ricca borsa di studio. Con una pacca sulla spalla, infine, la ventenne biscegliese rinfranca la ventotteenne interlocutrice messa a tacere dalla pertinacia dei suoi toni con un liquidante epitaffio: “Vedrai che ce la farai anche tu”.
Sospesi tra un sorriso di malizia sopita e uno sguardo complice ci soffermiamo un pò a pensare e ci accorgiamo che è ritornata ad indossare un paio di scarpe identico. Non rimane che attendere con curioso interesse il suo esordio live di questa sera.
Il concerto prodotto da Puglia Sounds presso il Teatro Forma, in via Fanelli 206/1 a Bari, comincerà alle ore 21,00. Per info biglietti www.pugliasounds.it
di Luigi Fallacara
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