Migrante a chi? Diritti troppo spesso calpestati

Migranti, profughi, clandestini, rifugiati: per molti rappresentano un’unica categoria di individui, o semplicemente un peso da rispedire nel proprio Paese. Non tutti però conoscono le differenze, talvolta enormi, tra le varie tipologie di immigrati che arrivano in Italia e quelle nella giurisprudenza e nell’accoglienza.
Un tema di grande attualità vista la situazione incandescente che da mesi anima il Nordafrica delle rivoluzioni in Tunisia ed Egitto e ora anche della Guerra in Libia. L’argomento è stato al centro di un interessante seminario, svoltosi a Bari, in collaborazione con Amnesty Internationale d Emergency: un’opportunità per chiarire aspetti talvolta distorti da una politica incapace di gestire il fenomeno dei migranti, utilizzandolo spesso e volentieri come arma elettorale.
Secondo Amnesty International il 90% deli migranti arriva in Italia non via mare ma via terra o aereo, con un visto turistico o di studio: è alla scadenza che la gran parte diventa irregolare e punibile col reato di immigrazione clandestina. Illegali, secondo l’associazione che si occupa del rispetto dei diritti umani, i frettolosi respingimenti dei barconi dalla Sicilia verso la Libia, che violerebbero l’art. 51 della convenzione dei diritti dell’uomo (che il nostro Paese ha ratificato) in quanto potrebbero esserci persone richiedenti asilo politico.
Per Amnesty International sono anche ingiustificate le paure di un’invasione di migranti: “Si dovrebbe tornare – spiega Marina Capriola, di Amnesty Bari – al livello del 2008” ovvero a prima dell’accordo Italo-libico, senza le allarmanti cifre (diverse centinaia di migliaia) paventate dal governo. In ogni caso sarà un duro lavoro per tanti operatori umanitari, come Emergency che cerca di operare in Libia in condizioni difficili, ma anche nel nostro Paese, con due poliambulatori per stranieri (e famiglie indigenti italiane) attivi a Palermo e Marghera: “Ci auguriamo di aprirne uno anche in Puglia – ha detto Marigia Spada di Emergency Puglia – magari entro l’anno”.
Intanto ci saranno le cliniche mobili, veri e propri bus della salute che potranno intervenire nei luoghi dove lavorano, ad esempio, i migranti stagionali, garantendo una vera e propria assistenza medica a chi, in base alla legge, non può averla.
di Nicola Andrisani
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