Un Tricolore su ogni balcone

Silvia Cocuzza

Il significato del 17 marzo visto dall’Anci Giovani Puglia

0 commenta
A dispetto di ogni tentativo di boicottaggio, politico e neppure troppo sottobanco, questa celebrazione per i Centocinquant’anni dall’Unità d’Italia s’ha da fare.

E c’è un versante, che corre parallelamente ai festeggiamenti ufficiali che si terranno il 17 Marzo (per altro giornata proclamata festa nazionale, ancora una volta contro l’opposizione di molti), ed è quello delle iniziative autonome di Città e Comuni in tutta Italia: si potrebbero elencare centinaia di mostre, conferenze, dibattiti, seminari e via discorrendo, in programma, incentrati sul ricordo di quel processo che ha portato alla costituzione dell’Italia come nazione.

Iniziative organizzate indipendentemente le une dalle altre, con modalità differenti, al solo fine di parlarne.

Forse in risposta ai molti animi irredentisti del Paese, che sembrerebbero paventare un ritorno alla frammentazione pre-unità (sotto forme malcelate e con nomi differenti). Ciò, a ben pensarci, è curioso.

Visto e considerato che la transizione che ha portato dai tanti Stati pre-unitari al “Regno d’Italia” è avvenuta sotto lo stendardo nientemeno che della casata piemontese dei Savoia (Regno di Sardegna), ovvero di quel nord che oggi rivendica, con un certo astio e molta convinzione, assoluta estraneità all’entusiasmo e allo spirito patriottico nazional-popolare, ancor più in quest’occasione ufficiale. Evidentemente, a ben guardare, le dinamiche politiche non son cambiate poi molto, in centocinquanta anni! Unica regola: guardare, sempre e comunque, solo al proprio interesse, anche contraddicendosi palesemente.

Dunque, proprio questi motivi rendono necessario, oggi più che mai, che si spieghi soprattutto alle giovani generazioni il passato geo-politico della nostra penisola: affinché non si smetta di ricordare a quanto lunga e difficoltosa sia stata la strada per arrivare a riconoscerci sotto un’unica bandiera, un unico inno, un’unica patria.

Senza dimenticare, certamente, che non tutto è stato per così dire “rose e fiori”: perché un processo politico così complesso, teso a livellare ed omogeneizzare realtà differenti e lontane tra loro per secolari abitudini, costumi, regole e valori, ha comportato inevitabilmente per ciascuna delle entità territoriali esistenti ante 1861, la rinuncia alla propria identità ed indipendenza. A volte controvoglia, altre con entusiasmo (forse, speranza di vantaggi?). In ogni caso, con conseguenze e ripercussioni enormi, soprattutto sulla gente comune, che in ogni tempo e in ogni dove, da sempre, è il soggetto che sconta davvero le decisioni dall’alto. Non va dimenticato, ad esempio, che la cosiddetta “Questione meridionale” nasce proprio con l’ingresso del Mezzogiorno nell’Italia unificata ed ancor oggi, dopo centocinquanta anni, ci si ritrova a chiedersi con grande attualità quanto alto sia stato il prezzo pagato. Ma, questa, è un’altra storia. Di cui non si può, o forse non si deve, parlare in occasione di questa festa nazionale, che esige sia tutto perfetto.

Riflettere su tali aspetti, però, aiuta a comprendere meglio, come si diceva su, che il cammino del nostro Paese è stato lungo e scosceso. Il cui esito, lungi dalle mere dinamiche socio-politiche, va ricondotto, positivo o negativo a seconda dell’idea di ciascuno, soprattutto agli uomini che ne sono stati protagonisti.

Non solo coloro che oggi rappresentano gli indiscussi simboli del Risorgimento, quanto piuttosto il popolo.

Dice bene, infatti, il Presidente dell’Anci Giovani Puglia Giuseppe D’Introno: “La nostra Unità è stato un processo, articolato, doloroso e pieno di storie umane, politiche e geografiche che meritano di essere raccontate”.

Storie umane, appunto. Il cui significato e la cui memoria sono oggi solo e soltanto nelle nostre mani, come cittadini e soprattutto come eredi di quel sogno italiano divenuto realtà, un secolo e mezzo or sono.

Ed è proprio l’Anci Giovane Puglia a proporre, in vista del 17 marzo: “Un tributo – come spiega il Vice Presidente Irma Melini – alla generazione che 150 anni fa si fece levatrice del sogno di unità nazionale e un momento di seria riflessione su come quel grande progetto chiamato “Italia” fu poi concretizzato”.

Si tratta di un’iniziativa tanto semplice ma di grande significato simbolico, soprattutto nella fase storica che ci troviamo ad affrontare: appendere su ogni balcone la nostra bandiera, il Tricolore.

L’invito è rivolto a tutti, nella penisola e all’estero, a chiunque si senta italiano, senza distinzione alcuna.

Il fine, lo esplicita D’Introno, dovrebbe essere “credere nel futuro della nostra Patria, della nostra “terra dei Padri”, investendo sulle nuove generazioni, sulla bontà dei loro sogni e sul loro impegno”. Insomma, uno sguardo al futuro.

Accanto a questo intento, tuttavia, sarebbe bello che ciascuno di noi ve ne leggesse anche un altro, quando col naso all’insù guarderà tante bandiere verde-rosso-bianche svolazzare fuori d’ogni casa: e cioè, sentirsi davvero Italia, per una volta, al di fuori delle partite di calcio dei Mondiali.

di Silvia Cocuzza

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!