Salomè: finalmente a Bari si discute di teatro

L’opera di Richard Strauss è stata più che degnamente rappresentata dalla raffinata orchestra della Fondazione Petruzzelli, in grado di sviluppare una composizione tra le più difficili. Uno spettacolo che, sebbene in forma semi scenica, portava tutto il gusto orientalista di un fuori classe come Ezio Frigerio, che è riuscito a tradurre quella che Sgarbi aveva annunciato come una vera peculiarità dell’esecuzione: il rapporto tra arte e spettacolo. Proiezioni visive suggestive che hanno accompagnato attori notevoli, come l’interprete di Salomè Erika Sunnegardh, soprano leggero, e il baritono nelle vesti di Giovanni, Samuel Young.
Splendidi anche i costumi a cura di Franca Squarciapino, costumista di fama internazionale, realizzati da una sartoria barese. Un unico atto per una Salomé assolutamente fedele alla tradizione, nonostante pochi interventi frutto della fantasia della regia. Come, per esempio, la rivisitazione del quadro di Caravaggio, proiettato durante la scena del taglio della testa di Giovanni voluto da una donna rifiutata e vendicativa. Salomè, pur di baciare il profeta per il quale nutre un amore egoista e superficiale, lo farà decapitare per riuscire finalmente a possederlo. Nel Caravaggio infatti, non viene rappresentata la testa del profeta decapitato nel piatto d’argento.
Ed è proprio la testa una piccola nota di colore del professore d’arte e regista: Sgarbi ha pensato di mettere la calce della sua testa sul palco pochi attimi prima della fine. Una scelta che rivela un già noto egocentrismo e che ha fatto chiacchierare tanto, così come la presenza di un’attrice nei panni della pm milanese Ilda Boccassini.
Personaggio molto discusso, ma che non è affatto intervenuto in scena, rimanendo su un palchetto tra il pubblico per pochi secondi. In altri termini, nessuno l’ha vista. Per questo non si comprendono granché le critiche piovute sulla sua presenza. Probabile che coloro che non hanno avuto il piacere di assistere allo spettacolo, si siano lasciati fuorviare nel giudizio dalla trovata mediatica che non ha avuto, per la verità, alcun un riscontro nell’esecuzione dell’opera. Certo, la trama e i personaggi sono facilmente paragonabili al Ruby gate. Salomè come Ruby, e l’Erode dei festini ad Arcore a Berlusconi.
Ma è il copione tradizionale a creare il presupposto del confronto e non certo l’interpretazione che il regista ha messo in scena. Polemiche quindi, poco condivisibili. Ma l’importante è stabilire una “questione”. Da quanto a Bari non si discuteva di arte e teatro, pure polemizzando? Da quanto il teatro non diventava addirittura oggetto di querelle politica? Da tanto, troppo tempo e questo è il chiaro segnale che qualcosa sta cambiando nella vita della città. E naturalmente, in meglio.
di Federica Stea
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