“Non chiamateci replicanti anche se non siamo gli originali”
Le tribute band, fenomeno sempre più in voga a Bari
Qualcuno faticherà ad immaginare una simile eventualità. Eppure le reazioni sull’orlo della disperazione, a metà percorso fra crisi d’ansia depressiva e attacco di panico compulsivo, registrate tra i numerosi fans dei Negramaro in seguito al recente annullamento del concerto previsto per il 19 Aprile al Palaflorio a motivo di problemi di salute del frontman della pop band salentina, potrebbero aver indotto qualcuno ad interrogarsi sulla soluzione da adottare a futura memoria di scongiurabili, ulteriori, simili infauste nuove.
Di fatto la proposta più in voga che il mercato sembra aver posto a rimedio preventivo di apocalittici risvolti aborriti dalle frange di fans duri e puri di ogni band che si rispetti è il fenomeno, in crescita esponenziale, delle tribute band. Una continua riscossione di sempre più numerosi consensi di pubblico che si è verificata anche a Bari grazie ad alcune band molte apprezzate fin oltre confine.
La tribute band è un gruppo musicale dedicato ad eseguire, esibendosi dal vivo, esclusivamente le musiche di un gruppo particolare o di un artista, solitamente molto famoso o di tendenza. Spesso confuse ed identificate pressapochisticamente con le cover band -gruppi specializzati in cover di brani scelti dal repertorio di molti artisti differenti senza normalmente omaggiare un musicista particolare- le tribute band in alcuni casi decidono di riarrangiare i pezzi del gruppo originale rendendoli un po’ diversi, magari solo in chiave acustica o comunque dando un’impronta molto personale al pezzo. In taluni altri cercano di imitarne aspetti visivi e sonori -con l’utilizzo all’occorrenza anche di make up ad hoc- sforzandosi di creare una vera e propria illusione, cioè riproponendo esplicitamente al pubblico un’esperienza indistinguibile da quella vissuta durante i concerti ufficiali, riproducendo parimenti anche dettagli estetici quali scenografie, costumi, attrezzature e strumenti. Anche i nomi scelti sono solitamente varianti o giochi di parole basati su loro album o canzoni più celebri, ovvero oggetto di culto dei fan più accaniti.
E così anche Bari può vantare i propri U2, il proprio Ligabue o riproporre un Vasco Rossi d’annata attraverso la più longeva tribute band del capoluogo, La Combriccola del Blasco, da molti anni sui palchi di tutti i locali cittadini. Nato in Inghilterra come fenomeno di epigonìa generato dall’adorazione nei confronti di The Beatles con il Beatlemania in scena a Broadway, sono in molti a credere che dietro esso si nasconda un grande business.
In effetti il prodotto è ben confezionato: qualcun altro ha già pensato agli accordi, alle parole e agli arrangiamenti. Le scalette sono facili, a volte si copiano quelle dei concerti dell’artista vero, seppur il tasso tecnico delle performance è altissimo -anche se fine a se stesso- e l’inventiva è pressochè pari a zero. Le date arrivano a pioggia, senza il bisogno di andare in giro a cercarle e l’aspetto puramente commerciale sopraffà il lato artistico.
Ce lo conferma Ivan Piepoli, 35enne barese, deejay e compositore, nonché cantante e chitarrista dei The Baby Screams, una delle più importanti tribute band italiane dei The Cure, band culto del filone dark e new wave a cavallo fra i ’70 e i ’90. “Non nego che vi siano enormi interessi economici legati al fenomeno modaiolo delle tribute band. Organizzo anche serate al Demodè e, ad esempio, con la tribute band dei Queen abbiamo raggiunto 1000 spettatori paganti. Davvero tanto per la categoria”. Piepoli, però, ritiene il suo un approccio puramente romantico finanche scevro da interessi pecuniari: “Non so come facciano a seguirci in tanti e così tanto. Mi sembra eccessivo. In fondo siamo dei cloni, non gli originali. Personalmente sono stato rapito nel lontano 1984 dagli aspetti scenici dei Cure che mi hanno pilotato fin qui. Essere membro di una tribute band rappresenta la venerazione massima per un gruppo famoso. Addirittura ho scelto i compagni della mia band in base al grado di devozione a loro. Solo quando realizzavo che erano parte del proprio sangue, del proprio DNA, li ritenevo idonei a far parte della band. E il fatto che mi soddisfi enormemente vedere le persone che si emozionano ai miei concerti -anche se ciò non accade per mie composizioni originali- è conferma di quanto dico”.
Esperti dell’industria musicale considerano in realtà l’avvento delle tribute band una vera mannaia per il giovane gruppo emergente desideroso e bisognoso di visibilità artistica. Se il gestore di un locale punta a fare sold out e non ha il budget necessario per ingaggiare i Negramaro di turno, con un investimento nettamente inferiore può assicurarsi una tribute band che darà in pasto al pubblico canzoni amate da fans magari in astinenza da concerto perchè in quel momento il loro idolo è in pausa.
A metà strada fra l’invasamento -pensiamo al “tribute frontman” che molte volte crede più di tutti anche di essere l’artista vero- e il mecenatismo di chi addirittura ha creato un sito internet che fornisce un servizio gratuito per mettere in contatto -attraverso un ricco e completo database diviso per regioni e categorizzato per generi musicali- artista e gestori di locali, l’intero movimento raggiunge anche delle vette emotive inusitate grazie allo spirito celebrativo di chi ritiene l’artista riprodotto peculiare all’interno del panorama musicale di appartenenza:
“Non siamo dei replicanti, bensì dei veri fans della band che tributiamo. Ci piaceva il fatto di essere l’unica in tutto il Sud Italia”, afferma Vito Nanna, frontman e cantante dei Subooncha, tribute band barese dei Subsonica molto apprezzata per l’originalità del suo prodotto live. “Siamo una tribute band di nicchia, ma non ci sentiamo dei replicanti. La passione verso gli artisti che in fondo rappresentiamo con successo ci ripaga degli sforzi economici sostenuti per raggiungere l’attuale livello di esibizione dal vivo. Anche se per ora è difficile trarne profitto.”
A Bari i locali che dedicano spazio alle tribute band sono diversi e a seconda dei generi. Dal Bohemiène al Nordwind, dal Target al Demodè su tutti. Tra i più completi è il calendario di spettacoli in programma presso l’VIII Talento a Modugno.
di Luigi Fallacara
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