Bullo picchia compagno alla G. Pascoli
Il commento del criminologo
La vittima si rivolge al padre che, rimproverando l’aggressore del figlio, riceve quattro schiaffi che lo costringono ad andare dalla Preside per lamentarsi. Mentre aspetta la docente, il bullo ha chiamato i rinforzi, lo zio ed il fratello maggiore, e sotto gli occhi d’insegnanti ed impiegati amministrativi viene aggredito.
La vicenda verificatasi è una delle tante che avvengono all’interno delle scuole italiane, ma che poche volte vengono riferite nelle notizie di cronaca, poiché si tratta di un reato che sembra addirittura nutrirsi dell’ombra, dell’omertà che si crea in quella sorta di sinergia tra autore e vittima. Il bullo non nasce da un giorno all’altro, ma segue una sua evoluzione.
I primi segnali di bullismo si hanno già dalla terza elementare, ma questo non significa che se un bambino è bullo oggi lo sarà anche domani. I motivi scatenati questo fenomeno sono tanti e possono essere prodotti da molteplici fattori e gli psicologi dicono che chiunque può trovarsi a ricoprire sia i panni di vittima che quelli di persecutore. L’origine di questo fenomeno può trovarsi nelle classi numerose o nei tratti, anche fisici, della vittima, ma non va mai dimenticato il passato storico, che determina il bagaglio psicologico, del bullo stesso. Quanto avvenuto, soprattutto dopo, ne è un esempio.
Una domanda che molto spesso i genitori fanno è: come posso capire se mio figlio è vittima o meno di un bullo? Un primo segnale può essere lo stato d’ansia o l’insicurezza nelle attività quotidiane, ma anche lo stato d’irritazione, in cui incorrono le vittime. Prima ancora di valutare l’esistenza di tali segnali, impariamo a conoscere i nostri figli, perché i bulli hanno la capacità di saper individuare chi colpire.
Non è un caso se i primi studi sul bullismo, come quelli sul mobbing, siano partiti da un’analisi etologica circa la capacità d’individuare l’anello debole del branco. La classica vittima di bullismo è il ragazzo insicuro, con scarsa autostima di sé ed opinione negativa delle proprie capacità e sotto gli attacchi di un bullo finisce con il chiudersi ancora di più in se stesso. Il bullo non è coraggioso ma approfitta dell’insicurezza altrui.
In America ed in Inghilterra sono state approntate delle linee guida per fronteggiare questo fenomeno dando, non solo ai ragazzi ma anche agli insegnanti, uno schema di comportamento da adottare. In Italia si sta studiando una soluzione simile ma, fino ad allora, la soluzione migliore sarebbe parlare! Trincerarsi dietro un muro di omertà o far finta di non vedere, significa alimentare un fuoco che non chiede altro.
Dott. Roberto Loizzo
Criminologo Forense
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!






Affitti a Bari, quasi 500 euro al mese per 80 metri quadrati: pesa il 28% del reddito