Operazione Belfagor: la GdF smantella clan usuraio

Nicola Andrisani
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"Belfagor": il nome di un fantasma per simboleggiare il demone dell’usura, attività da sempre redditizia per la criminalità locale, incubo per commercianti, imprenditori e professionisti.

La Gdf del Comando provinciale barese ha chiamato così l’operazione che ha portato all’arresto di cinque persone, ritenute a vario titolo esponenti del clan Mercante, attivo nel quartiere Libertà del capoluogo: in manette Giuseppe Mercante detto ‘Pinuccio il drogato’, 57 anni, pluri pregiudicato e considerato a capo dell’omonimo clan accusato di usura, Leonardo Fortunato, 63 anni, con precedenti per reati di contrabbando, di Bari e residente a Bitonto, accusato di usura, estorsione ed esercizio abusivo del credito (ai domiciliari), i due figli Angelo , 45 anni, e Fortunato, 36 anni con precedenti per reati di contrabbando, il primo accusato di usura, il secondo di estorsione, usura ed esercizio abusivo del credito. In manette anche Giuseppe Rubini 48 anni, detto "il toro", di Bitonto, accusato di usura, ma che per gli inquirenti non farebbe parte del clan, avendo, secondo le indagini agito in maniera autonoma.

L’inchiesta, nella quale figurano anche altri 5 indagati, è stata avviata nel marzo 2008 e ha avuto l’epilogo con l’operazione di oggi, nella quale sono stati impiegato una sessantina di finanzieri del reparto Gico. E’ stato un coraggioso imprenditore, finito nella rete degli usurai fin dal 2001, a denunciare tutto. L’uomo si rivolse prima a Rubini ottenendo complessivamente 100 mila euro a un tasso annuo che oscillava dal 25 al 177 %. Nel 2005 non riuscendo più a sostenere le rate si rivolse ad altri usurai, i Fortunato. Questi ultimi erano in grado di soddisfare qualsiasi richiesta capaci di consegnare all’imprenditore denaro in contante anche per 15 mila euro. Una facilità di accesso al credito illegale che avveniva con il pagamento anticipato degli interessi usurai. In soli tre anni l’imprenditore a fronte di un debito di 115 mila euro era stato costretto a restituire 200 mila euro, con tassi annui dal 28 al 138 %.

La Gdf, nel corso dell’operazione, ha anche sequestrato beni per 2,5 milioni di euro tra cui due abitazioni, un locale, due fabbricati rurali, sei terreni, tutti nella zona di Bitonto e quattro veicoli.

di Nicola Andrisani

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