Ciao Pinuccio

Federica Stea
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Una parola sola: lungimiranza. Gli occhiali sempre tra la fronte e il naso come non ho visto più nessuno. Una personalità irruenta, un po’ disordinata ma completa. Genio e sregolatezza. È questo il ritratto, la rappresentazione ideale di chi l’ha avuto intorno, Pinuccio Tatarella. La gioia di vivere, di ridere, in quei tempi molto diversi da oggi, soleggiati, dove la vita correva e i problemi c’erano, ma l’ottimismo e la voglia di andare avanti anche. Tempi che non ci sono più, come molti che li hanno vissuti. Una fotografia di anni fa diventata rossiccia, ma che talvolta fa commuovere. Il ritratto di un uomo, un politico, un’idea. La curiosità creativa nel gioco, tra amici come nella politica. La mediazione, il compromesso, in un mondo di lupi in cui nessuno si divertiva a fare la lepre. E nemmeno lui. Un uomo semplice, circondato dall’affetto di molti, anche quando non lo meritava. Ma era Pinuccio… L’ultimo ricordo che ho di lui è un episodio che mi fece arrabbiare tanto. Pinuccio, vedendomi uscire di casa troppo elegante e precisa, mi fece avvicinare al tavolo da pranzo. Prese un pomodoro che stava nell’insalata e me lo spiaccicò sulla gonna bianca. L’avrei strozzato. Ma lui rise da matti, proprio come mio nonno (Cosimo Di Canosa) che intervenne per calmarmi. Poi, tutto è finito. Le luci si sono spente, i sipari sono calati, e ad uno ad uno i personaggi di quella foto se ne sono andati via. Lasciando un vuoto incolmabile nella speranza di chi è rimasto, quella speranza che tutto sarebbe sempre stato uguale. E si sa, non è così. Si sono ritrovati tutti in un altro luogo che Dio sa quanto sia difficile definire. Ma di una cosa sono certa: staranno giocando a carte e spassandosela alla grande. Magari pensandoci un po’ miseri nel commemorarli tra tante autorità, loro che dal posto in cui sono vedono tutti, ma proprio tutti, molto piccoli. Forse Pinuccio avrebbe preferito un semplice brindisi in suo ricordo durante il pranzo di questa domenica. Pinuccio e le pagine di storia che sono andate via insieme a lui. Un ricordo di vita, di un pezzo di vita dopo il quale anche i grandi hanno dovuto reinventarsi. Alcuni si ritrovano in una giornata di celebrazioni formali; altri mantengono un ricordo sinceramente vivo di quel tempo. E ognuno lo rammenta a modo suo, il Ministro dell’Armonia. E questo è il mio.
Ciao Pinuccio.

di Federica Stea

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