Processo Domino: arrivate le richieste di condanna per associazione mafiosa

La richiesta del pm per 42 dei 58 imputati
Sono arrivate oggi dal pubblico ministero Elisabetta Pugliese le richieste di condanna per 42 dei 58 imputati nel processo Domino contro i clan baresi Parisi e Stramaglia per associazione mafiosa, che il 30 novembre 2009 portò all’arresto di 83 persone e al sequestro di beni per 220 milioni di euro; chiesta invece l’assoluzione per gli altri 16 imputati.
Il processo si sta svolgendo con rito abbreviato davanti al gup del Tribunale di Bari Susanna De Felice e dovrebbe concludersi entro il 20 aprile: la prossima udienza sarà celebrata mercoledì 9 febbraio. Gli altri imputati saranno invece processati con rito ordinario a partire dal 18 febbraio. Le parti civili hanno chiesto complessivamente risarcimenti per più di 7 milioni di euro: 6 milioni la Provincia di Bari, 2 milioni il Comune, ; 500mila euro la Fondazione Antiusura San Nicola e Santi Medici, e 3 privati cittadini vittime di usura che si sono costituiti e che hanno chiesto circa 200mila euro a testa. Le richieste di condanna variano tra i 18 anni e i quattro mesi di reclusione: la pena più alta è stata chiesta per Luigi Magrini, considerato dall’accusa al vertice dell’associazione mafiosa con Savino Parisi; 15 anni per Antonio Di Cosola, presunto capo dell’omonimo clan; 2 condanne a 12 anni ciascuno per Ottavio Di Cillo e Vito Valenzano, il primo accusato di essere il referente del clan nell’area di Cassano delle Murge, il secondo ritenuto imprenditore vicino al defunto boss ‘Chelangelò Stramaglia e accusato di curare i rapporti usurari del sodalizio criminale.
Il pm Pugliese ha chiesto inoltre 5 condanne a 10 anni di reclusione per Salvatore Buscemi (nipote di ‘Chelangelò Stramaglia e responsabile dello spaccio), Agostino Giordano (referente su Adelfia e cassiere del clan), Giuseppe Sciancalepore (referente a Modugno), Francesco Martiradonna ed Emilio Giovanni D’Aluiso (referenti del clan barese nell’hinterland milanese per trattare l’acquisto di droga).
Molto dura la requisitoria del pm: “La mafia non è più una questione che ci riguarda solo nel momento di turbativa dell’ordine pubblico; non è più una faccenda ‘sbrigata’ tra i gruppi malavitosi tra loro; ma è una questione – si legge nel documento – che coinvolge tutti noi e che – ciascuno per il ruolo che riveste nella società – deve farci interrogare su quello che possiamo e dobbiamo fare; salvo diventare complici se non tecnicamente almeno moralmente.
E se per questa complicità morale questo pm avesse potuto elevare imputazioni, le persone chiamate a rispondere nel presente procedimento sarebbero veramente innumerevoli”.
di Antonella Paparella
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