Comune: mobili nuovi per 42 mila euro

Silvia Cocuzza

Anno nuovo, arredamento pure: ma non c’era la crisi?

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La primavera è alle porte? Dalle gelate polari che sovrastano la penisola da nord a sud, non si direbbe proprio. Ma, si sa, in queste cose è meglio giocare d’anticipo. E così, tra le pulizie di stagione, perché no, una bella ventata di novità in casa: rammodernare la parola d’ordine.
No , questa non è una televendita né un messaggio promozionale. Solo l’interpretazione più spontanea e bizzarra che venga in mente leggendo un bando del Comune di Bari dal contenuto piuttosto curioso. Udite udite, una cifra ammontante a oltre 42.000 euro è stata stanziata nei confronti di una ditta brindisina aggiudicatasi, nel mese di gennaio 2011, un interessante appalto per “Fornitura di mobili per uffico ai vari uffici comunali”.

Da sottolineare, la procedura di assegnazione è stata esperita con il criterio del prezzo più basso. Quanto alle altre ditte in gara, dunque, possiamo solo figurarci l’ammontare delle loro proposte, ancor più esose di quella vincitrice! Vien da chiedersi, a questo punto, giusto qualche cosina: a cosa mai potrebbe servire questo apparato d’arredamento nuovo di zecca? Ma, soprattutto, a quali uffici in concreto sarà diretta la fornitura?
E, quand’anche (risulta piuttosto difficile crederlo) si fosse realmente reso impellente un rinnovo estetico di Palazzo di Città, in cosa potrebbe mai consistere una quantità così significativa di mobilio da giustificare un simile dispendio?
Avremmo voluto porre tali domande ai diretti interessati, in modo da vederci tutti un po’ più chiaro

Purtroppo, però, dalla Ripartizione Contratti ed Appalti del Comune di Bari, nessuna risposta. Saremo costretti a restare coi vari interrogativi, magari fin tanto che ci capiterà di trovarci a passare per qualcuno degli uffici interessati e finalmente potremo prender atto coi nostri occhi dell’entità di questo ammodernamento. Frattanto, speriamo almeno abbiano avuto buon gusto!
Insomma, in tempi di crisi, sembra che pochi riescano davvero a rinunciare al superfluo. Forse solo quelli che, loro malgrado, vi son costretti. Perché, a guardar bene e fuori d’ogni mera retorica, alla fin fine c’è poco da fare: ci si rende conto di come proprio le Amministrazioni pubbliche, che dovrebbero esser il perno di una resistenza strenua alla morsa dell’economia in ribasso, finiscano per esser tutt’altro che un valido punto di riferimento, spesso incapace di dare una risposta soddisfacente all’esigenza che resta sempre primaria nella cittadinanza: meno sprechi, più servizi.

di Silvia Cocuzza

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