Nucleare: la consulta dà ragione alla Puglia

La Regione, tagliata fuori dal processo decisionale, aveva impugnato il decreto ministeriale
La Corte Costituzionale ha dato ragione alle cinque Regioni, tra cui la Puglia, che avevano impugnato il decreto ministeriale n.31 del 2010 che regolamentava il ritorno all’energia nucleare.
Le Regioni contestavano il mancato coinvolgimento nelle decisioni relative all’installazione o meno sul proprio territorio di una centrale nucleare. L’impugnazione del decreto ha avuto i suoi effetti e la consulta ha dato ragione anche -fra le altre- alla Puglia.
Il decreto è da modificare ed è inammissibile laddove non prevede l’obbligo da parte del governo di raccogliere il parere degli enti interessati prima di decidere. E così, da oggi, la procedura per le nuove centrali dovrà rispettare le linee guida tracciate nelle quasi settanta pagine di sentenza. Il governo sarà tenuto ad operare previo parere della Regione interessata e con un suo adeguato coinvolgimento. Parere che però -è bene sottolinearlo- non sarà vincolante. Ma come si dice, meglio poco che niente.
Dopo il parere del governo regionale, si potrà procedere in conferenza unificata tra Stato e Regioni ed entrare nella fase operativa più calda. E l’Assessore Loredana Capone esprime la sua “Moderata soddisfazione per la sentenza della Corte, che non ha mancato di rilevare una carenza del decreto legislativo.
Le Regioni -prosegue la Capone- puntano a un federalismo che esalti l’autonomia e le avvicini ai cittadini, il governo invece manifesta sempre più la sua idea di riconoscere il ruolo degli enti territoriali solo quando si tratta di accaparrarsene le risorse. E toglie -conclude l’Assessore- ogni loro ruolo quando si tratta di confrontarsi democraticamente su argomenti fondamentali come nel caso del nucleare”.
Tuttavia, anche se la pronuncia della Corte non ha dato il via ad una rivoluzione copernicana, è stato comunque riconosciuto alle Regioni il diritto di essere coinvolte più profondamente nel processo decisionale che fino a ieri le ha viste tagliate fuori.
Insomma, chi il nucleare in Puglia proprio non lo vuole, può ancora sperare. La partita è ancora aperta. O meglio, non del tutto chiusa.
di Federica Stea
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