Pretendevano di essere assunti come “protettori”, arrestati due esponenti del clan Mercante-Diomede

La Redazione

Il coraggio del titolare di un circolo-pub del San Paolo che li ha denunciati ai Carabinieri

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Su ordine di custodia cautelare emesso dal Gip del Tribunale di Bari, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo pugliese, i carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo di Bari hanno arrestato, con l’accusa di concorso in estorsione aggravata, i fratelli Alessandro e Maurizio De Bernardis, di 41 e 27 anni di Bari, esponenti del clan Mercante-Diomede. Altre due persone risultano indagate.

I recenti duri colpi inferti alla malavita organizzata barese avevano convinto Alessandro De Bernardis, elemento di spicco del clan barese “Mercante-Diomede”, soprannominato “brodino”, attualmente sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, a fare il salto di qualità: da affiliato al clan, operante soprattutto nel quartiere San Paolo, a uno dei boss del quartiere Libertà, lì dove vive la sua famiglia a due passi da suo fratello Maurizio, più giovane al quale insegna l’arte del crimine. Ed è proprio insieme a lui che sul finire dell’ottobre scorso si è presentato in un noto circolo-pub che si occupa di promuovere cultura e musica sul territorio, a pochi metri da casa sua, per una “proposta di lavoro” minacciosa: «Assumetemi e potete stare tranquilli che i quattro clan della zona vi lasceranno in pace». La sua assunzione, invece, avrebbe garantito ai gestori di continuare non solo “serenamente” l’attività, ma l’incolumità fisica a loro, ai dipendenti e ai familiari. In caso contrario 10 litri di benzina avrebbero mandato in fumo il locale.

Quattro giorni dopo il gestore del circolo-pub era seduto in una caserma dei carabinieri a denunciare i suoi estorsori. Un dettagliato e coraggioso racconto che ha portato in meno di due mesi alla cattura dei due fratelli.

Il giovane barese –non nuovo a esperienze di legalità tanto da aver fatto già arrestare altri malavitosi con due denunce, una del novembre 2009, l’altra agli inizi di quest’anno– ha raccontato ai carabinieri la notte nella quale i due fratelli si erano presentati nel suo locale al momento della chiusura, al termine di un concerto. Il maggiore dei due, alla presenza di alcuni testimoni, lo aveva intimorito sostenendo che nel quartiere molti erano suoi nemici, a cominciare da coloro che aveva fatto arrestare. «Ricordati -gli aveva detto Alessandro De Bernardis-, che qui al quartiere Libertà una tanica di benzina non costa niente. Tu sbagli a fare affidamento sulla polizia, quelli fin quando arrivano già è tutto finito». Pesanti minacce di danneggiamento, ma anche personali («so che tu cammini a piedi di notte nel quartiere, so dove abiti, so dove abitano i tuoi genitori»). Ma per stare tranquillo al gestore sarebbe bastato assumerlo.

Un atteggiamento che non aveva per nulla intimorito il gestore che tentava di tener testa al malavitoso che visibilmente irato dal comportamento di quella che pensava una sua “vittima” stava passando a metodi più eloquenti per dare concretezza alle sue minacce. Nel frattempo, però, qualcuno nel locale aveva chiamato il 113. Ma l’arrivo di una Volante aveva solo in parte calmato gli animi.

Quella stessa notte il gestore del locale ha, però, capito che i due fratelli non avrebbero facilmente mollato la presa. Di qui l’ennesimo atto di coraggio che lo ha portato pochi giorni dopo a denunciare i fatti e a riconoscere anche in foto il suo aggressore ed estorsore. Un coraggio che ha contraddistinto anche alcuni giovani presenti nel locale quella notte, alcuni soci e dipendenti del circolo-pub. Anche loro nei giorni seguenti hanno scelto coraggiosamente la via della denuncia assicurando alla Giustizia due pericolosi malavitosi.

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