Case popolari in cambio di aree verdi inutilizzate, polemiche in Consiglio comunale

Legambiente contraria: «La storia ci insegna che il Comune è solito a deroghe al piano regolatore generale, ma le alternative a quegli spazi verdi ci sono».
La difficile serata in Consiglio comunale circa la discussione sulla delibera che individua le aree dove realizzare case popolari attraverso accordi di programma con privati, è stata accompagnata commento dopo commento dai messaggi su Facebook del sindaco Emiliano. «Si trattava di dare attuazione alle leggi 12 e 21 del 2008 della Regione Puglia -scrive in un primo momento- volute dall’assessore Barbanente e dal Presidente Vendola per costruire case popolari mediante accordi con privati in aree a verde urbano ed in aree destinate a servizi quando queste ultime vengono considerate sovrabbondanti rispetto alle esigenze».
Poi Emiliano fa un esempio per spiegare il provvedimento: «In questo modo un privato avrebbe potuto proporre al comune un progetto per costruire, ad esempio, 100 appartamenti, destinandone 30 – gratuitamente – al comune di Bari destinandoli a case popolari. Stasera il consiglio comunale avrebbe dovuto dire in quali zone sarebbe stato meglio realizzare questi interventi ed invece hanno creato mille problemi».
«La legge Vendola -scrive in un altro messaggio- consente di costruire case popolari solo nelle aree a verde ipotetiche e mai realizzate. Quelle per intenderci che nessuno realizzerà mai perchè i comuni dovrebbero espropriarle con centinaia di migliaia di euro pagati a privati e poi spendere altro danaro per realizzare il giardino. E comunque questi …piani in concreto aumentano la quota di verde procapite perchè possono contenere la realizzazione di parte del verde previsto attualmente, che viene effettivamente ceduto gratuitamente al comune e soprattutto realizzato gratuitamente dai privati in sovrappiù rispetto alle case popolari». Tutto questo però non ha fugato i dubbi di consiglieri comunali, di maggioranza e opposizione, che hanno chiesto il ritiro della delibera.
Legambiente di Bari è d’accordo con lo stop al provvedimento. Lo fa sapere in una nota dove si legge: «La sottrazione di spazi collettivi destinati a verde e a servizi comuni, se pur per edilizia sociale, è un costo troppo alto da pagare per i cittadini baresi. La storia ci insegna che il Comune è solito a deroghe al piano regolatore generale, ma le alternative a quegli spazi verdi ci sono».
Questo il commento di Marino Spilotros, Presidente di Legambiente Bari, dopo le polemiche sorte ieri in consiglio comunale sul piano di edilizia popolare. «La sorpresa è ancor più grande se si pensa che il cavallo di battaglia del programma di governo della città fossero proprio le questioni ambientali ed il rispetto del piano regolatore. Abbracciamo i dubbi legittimi che si sono manifestati ieri e palesiamo ancora una volta le conseguenze della mancata istituzione di un necessario Assessorato all’Ambiente e la mancata riattivazione della Consulta Comunale per l’Ambiente».
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