Emiliano chiede un minuto di silenzio per il Sindaco ucciso dalla mala

redazione
0 commenta

Nel suo intervento alla cerimonia inaugurale della Fiera del Levante il Sindaco di Bari, Michele Emiliano ha ricordato con commozione il barbaro omicidio del Sindaco Vassallo, che testimonia la difficoltà di amministrare al Sud Italia. Ecco il testo integrale dell’intervento di Michele Emiliano.

«Ho scritto questo discorso insieme a 140 collaboratori. Sono i 140 miei concittadini che ne hanno seguito la redazione in diretta, ieri, attraverso il web.

Uno di loro, Michelangelo Armenise, così mi ha scritto:
“Caro Sindaco, sii umano, sii pronto a dare anche le brutte notizie di questa città, l’inciviltà diffusa e la presenza capillare delle organizzazioni mafiose che controllano i quartieri con puntigliosa e precisa predisposizione militare. Dai la speranza di poter trasformare queste brutte notizie in “momenti di insegnamento” come il riscatto umile e silenzioso della gente di Enziteto. Cerca di introdurre in questo momento difficile della nostra bella Italia, il lavoro, le famiglie, la parola MATURITA’ una qualità che manca da troppo tempo a tanti protagonisti della scena politica nostrana. Buona Fiera Sindaco! 🙂

Dunque Buona Fiera a noi tutti e benvenuti nella nostra città.
Ho cominciato a scrivere ieri mentre si stavano svolgendo i funerali di Angelo Vassallo, sindaco di Pollica. E molti baresi mi hanno chiesto di dedicare a lui questo discorso. E tanto faccio in questo momento. In questo spirito vi chiedo un minuto di silenzio per ricordare quest’uomo.

I giornali dicono che domenica scorsa intorno alle 22.15, nove colpi di pistola hanno spezzato l´incantesimo di Acciaroli, la «Portofino del Cilento», la località turistica vanto di tutta la Campania per la «bandiera blu» simbolo del mare pulito esibita con orgoglio all´inizio della stagione estiva. Uno, forse due sicari hanno bloccato l´auto di Angelo, uomo onesto che non esitava a schierarsi contro ogni forma di illegalità. Gli hanno sparato a bruciapelo con inaudita ferocia. L´omicidio ha profanato – dicono i giornali –“il paradiso delle vacanze scelto da Mario Martone per girare il suo film in concorso a Venezia. Proprio a Venezia Vassallo era atteso, poi aveva cambiato programma chiedendo a un assessore di rappresentare il Comune. E invece ha trovato la morte sulla strada di casa”.

La storia di Angelo è simile, in alcuni casi anche nell’epilogo, a quella di altri amministratori onesti del sud Italia di ieri e di oggi, come Renata Fonte e Giovanni Carnicella, abbandonati al loro destino, soli, sempre più soli tra criminalità mafiosa, partiti malati o addirittura inesistenti e assurde regole contabili – il patto di stabilità – che impediscono all’unica faccia dello Stato che i cittadini riconoscono, di svolgere fino in fondo i propri compiti anche quando si dispone del danaro sufficiente per farlo.

Ogni giorno molti sindaci e amministratori del Mezzogiorno rischiano la vita, senza scorta, senza protezioni, senza che il loro nome significhi qualcosa per i politici importanti, (fatta esclusione ovviamente per i periodi elettorali) alle volte con tre o quattro vigili urbani al massimo per assicurare la legalità a un paese.

È a loro che i disperati della terra, nati qui o altrove, chiedono aiuto, conforto e risposte concrete.

Per tutto. Dalle strisce pedonali che non si vedono più, alla morte di una madre o di un bimbo per malasanità, alla scomparsa di un parente affetto da Alzheimer sulla quale nessuno indaga più, alle umiliazioni di un diversamente abile fermato da un’auto parcheggiata su uno scivolo.

Persino la consolazione di chi, come accaduto a Palermo qualche settimana fa, perde una bimba di appena dieci mesi investita mentre passeggiava nel suo carrozzino con il nonno, é affidata alla sensibilità ed alla tenerezza delle Amministrazioni locali. Al punto che quando questa manca, viene dolorosamente richiesta, pubblicamente o privatamente, da chi deve affrontare tutto insieme il dolore più grande della propria vita.

Per converso, ai sindaci del Mezzogiorno si contesta la scarsa qualità della classe dirigente del sud, li si accusa ironicamente di essere “sceriffi” quando si rappresentano onesti e rigorosi (pensate che persino ad Angelo Vassallo, il sindaco pescatore, era stato attribuito questo appellativo) o li si giudica “mafiosi” “collusi”, giustamente quando sono eletti dalle cosche, ma in qualche caso anche quando, più semplicemente, non hanno la capacità di combattere le illegalità, le inefficienze, le collusioni o la propria vigliaccheria.
A questi sindaci del sud è rimesso totalmente – nell’immaginario collettivo – il compito di assicurare lavoro ai disoccupati e sicurezza ai quartieri degradati, internazionalizzazione alle aziende e cura della identità e delle tradizioni civili e religiose della città, di alzare la voce quando gli ospedali del paese vengono chiusi e quando i reparti promessi non vengono aperti.

Persino le Università abbandonate dallo Stato, non trovano altra consolazione che rivolgersi a Comuni e Regioni per tentare una resistenza e non soccombere. Scrive il Professor Viesti: “L’anno accademico 2010-2011 potrebbe segnare la fine dell’università pubblica in Italia così come la conosciamo da decenni. Questo dipende da decisioni già prese dal Governo.”

E poi aggiunge: “Ma non è un problema solo degli universitari. Dovrebbe essere al primo posto dell’agenda della politica nazionale. E locale; al centro dell’attenzione dei Presidenti Vendola e De Filippo e dei Consigli Regionali, così come dei sindaci e degli enti locali, coinvolgendo tutti i cittadini. Che futuro può avere Bari, Sindaco Emiliano, se deperiscono le sue università? È il caso di interessarcene, se siamo ancora in tempo.”
E come vede, Professore, ce ne stiamo interessando.

Questa sovresposizione dei sindaci è antica, è chiaro, ma è oggi resa insopportabile dalla mancanza di altri veri riferimenti delle comunità locali soprattutto nel lavoro di mediazione presso le assemblee legislative e il governo.
La responsabilità principale di questo fenomeno è dell’attuale legge elettorale che rimette

alle segreterie dei partiti la scelta dei parlamentari: in questo modo il popolo non li sceglie, non li elegge e non li riconosce come propri rappresentanti. E gli stessi eletti, ineluttabilmente, rispondono sempre più al partito (che è l’unico che li può ricandidare) e sempre meno al corpo elettorale (che non può far nulla per rieleggerli).

In particolare questa legge elettorale ha fatto venir meno il rapporto tra deputati e senatori con i sindaci del collegio, aumentando l’isolamento politico di questi ultimi. Gran parte della politica romana guarda a questi sindaci con diffidenza, proprio perché sono scelti direttamente degli elettori. Solo una politica profondamente malata può vedere come un pericolo la libera espressione della volontà del popolo.

Ecco perché oggi, se fosse stato qui, avrei chiesto al Presidente del Consiglio di inserire tra i cinque punti per la prosecuzione della legislatura il cambio immediato della legge elettorale che impedisce agli italiani di scegliere i propri rappresentanti.

E dico chiaro che se questo non avverrà, chiederò a tutti i partiti pugliesi di indire elezioni primarie per la composizione delle liste elettorali della Puglia anche approvando una legge regionale che le consenta con criteri rigorosi e controllabili da tutti.

Gli avrei chiesto inoltre di aumentare immediatamente e per decreto legge, l’organico della Procura e degli Uffici Penali dei Distretti di Corte d’appello di Bari e di Lecce per equipararli a quelli delle altre città metropolitane del sud Italia, come da tempo chiede il Procuratore Distrettuale Antimafia di Bari.

Come d’altra parte avrei sollecitato l’immediata messa a disposizione del Comune di Bari dell’ex ospedale militare Bonomo per la sistemazione degli uffici penali, risolvendo senza spese e senza sacrifici urbanistici l’emergenza dell’edilizia giudiziaria. E avrei aggiunto la disponibilità del Comune di Bari ad un accordo di programma col Ministero della Giustizia per la riqualificazione del quartiere Carrassi e la costruzione di un nuovo carcere in una zona più consona.

Ma il Presidente non è qui. Per il secondo anno consecutivo.

Il mio rammarico è grande, perché quest’assenza pesa sulla Fiera del Levante e sulla città di Bari.

Io ho il dovere, e non certo la convenienza, di dire queste parole. Perché la tradizione sempre rispettata non può e non deve cambiare, non può scivolare nell’oblio, soprattutto in tempi in cui qualcuno è tentato di dare soluzioni alla crisi italiana sacrificando le ragioni del Mezzogiorno.

Ringrazio pertanto il Ministro Fitto per aver accettato di rappresentare il Governo e gli assicuro che questo suo gesto suscita il mio apprezzamento.

Intendo per questo rendere più semplice il suo non facile compito offrendo, pienamente e totalmente, al Governo e a lei, Ministro degli Affari Regionali, la più ampia e leale collaborazione per i mesi che verranno e per le scelte difficili che la Repubblica dovrà compiere.

Una collaborazione, ovviamente, intesa alla primaria tutela delle ragioni del Mezzogiorno.
Dobbiamo innanzitutto utilizzare i fondi strutturali, che sono lo strumento per portare la Puglia al livello dei paesi più sviluppati dell’Unione Europea. Per questo sono stati redatti dieci piani strategici grazie ai quali le città pugliesi, senza distinzione di parte politica, hanno prodotto progetti in grado di creare sviluppo e occupazione. Quello dell’area metropolitana di Bari viene oggi comunemente definito proprio come quello dei “30mila posti di lavoro”.

Purtroppo questi fondi non sono ancora totalmente disponibili e a questo si aggiungono le difficoltà legate al cofinanziamento da parte degli enti locali e le limitazioni del patto di stabilità. E allora mi chiedo: si può sperare in un provvedimento del Governo che consenta ai comuni del Mezzogiorno di spendere velocemente e bene i fondi europei senza rimanere impastoiati tra i formalismi della legge ordinaria sui lavori pubblici, e senza impedimenti alle assunzioni di tecnici e funzionari che devono portare avanti le progettazioni e compilare le rendicontazioni?

E soprattutto possiamo lavorare nella Regione Puglia e nei Ministeri non nell’interesse dei singoli, ma della collettività?

Le aree vaste della Puglia rivendicano, infatti, un ruolo maggiore di quello di semplici redattrici dei piani. Possiamo fare molto su questa strada, anche superando i nostri stessi limiti, a partire proprio dai nostri giovani. Mi piacerebbe tanto ad esempio, vedere lo staff di ricerca che ha creato il Piano strategico della Terra di Bari lavorare alla realizzazione effettiva di quei progetti. Come potremo rendere più efficiente la pubblica amministrazione se vige il divieto di impiegare le energie dei giovani più qualificati? Se si ha timore delle clientele, che almeno siano consentite le assunzioni dei laureati di eccellenza, che invece a quattro soldi vengono resi disponibili per un’emigrazione nelle multinazionali del nord!

Questo paese ha bisogno di una scossa, di una scossa che venga da Sud, dai movimenti dell’antimafia sociale che guarda caso coincidono sovente con le migliori competenze amministrative, giuridiche e scientifiche di cui l’Italia dispone!
È questa la logica della legge per il sud cui il Governo sta lavorando?

Se è così, Ministro Fitto, conti su di noi e sul nostro sostegno. E se in questa legge ci saranno anche provvedimenti sulla fiscalità di vantaggio per le imprese che investono al sud stabiliti in accordo con l’Unione Europea, allora signor Ministro, ancora una volta, conti su di noi.

Ma se la legge per il sud dovesse lasciare inalterati i fattori che hanno reso difficile l’impiego delle risorse europee aggiuntive, allora noi continueremo a vigilare e a protestare, non come ultras di una parte, ma come servitori del bene di tutti. È infatti questo il nostro dovere. Ed è questo che mi chiedono tutti coloro che seguono quotidianamente il lavoro dell’amministrazione comunale: attraverso la stampa, le televisioni, seguendo i consigli comunali in diretta o in video, partecipando a riunioni politiche e convegni come accadeva una volta. E da qualche tempo, sempre più numerosi, visitando il sito del Comune, e utilizzando le più evolute tecnologie. Quelle del cosiddetto web 2.0 e dei social network, mondi che stanno operando una rivoluzione epocale, erodendo progressivamente il monopolio delle grandi testate nella formazione della pubblica opinione.

La perdita di circa un milione di telespettatori da parte di un telegiornale, il fatto che 400mila persone abbiano cambiato canale mentre il suo direttore attaccava il Presidente della Repubblica, dimostra che oggi la videocrazia unilaterale è giunta al capolinea e con essa i sistemi di potere che su questa ancora si fondano.

Questo discorso, composto come ho detto insieme a decine di cittadini collegati via web, stamattina, prima ancora di essere stampato e trasmesso ai giornali ed alle televisioni che l’interpreteranno secondo il proprio giudizio, è stato diffuso via Facebook a migliaia e migliaia di persone che ci seguono, le quali potranno farsi un’idea di ciò che ho appena finito di dire senza alcuna mediazione. Ciò che sta accadendo somiglia alla Riforma Luterana. E noi, da qui, dalla Puglia, siamo pronti.

Ascoltare e dialogare con tutti e poi decidere. Senza esitazioni, impiegando bene il danaro pubblico, rispettando le leggi e le persone, gli uomini e le donne, senza distinzione di sesso, di razza o di religione. Senza dimenticare soprattutto chi siamo e da dove veniamo, e quali valori intendiamo servire e realizzare. Dando conto in diretta delle nostre azioni senza ipocrisie ed accettando di correggerci ammettendo gli errori quando è necessario. È così che sta cambiando il mondo e la politica, l’economia e la cultura. È così che si forma il giudizio del popolo sovrano.

Flavio Fornelli, un altro amico, da Facebook, mi ha scritto: Sindaco devi fare un discorso ma la cosa più importante sarà “quanto” quel discorso sarà di “tutti” i baresi o pugliesi, di tutta quella gente che aspetta una rivincita sociale, morale ed economica. Questo farà la differenza; non un discorso nel quale identificarsi ma un discorso che attraverso le sue mille identità dia forza – una forza vera – ai deboli.

La richiesta di Flavio mi fa venire in mente un episodio. Qualche giorno fa, per evitare caos, disordini e illegalità, ho ritenuto di chiudere al traffico per le ore serali una zona del lungomare. Dopo pochi giorni, sulla strada, è apparsa una scritta minacciosa firmata con una svastica, che diceva, in dialetto: Sindaco, l’hai capito o no che il lungomare è il nostro? E si concludeva con un epiteto che non posso citare, per evidenti motivi di protocollo. Ho appeso in camera la foto con quella scritta. Per due motivi. Il primo: essere minacciati da qualcuno che per firmarsi sceglie una svastica è per me ragione di vanto. Il secondo è che, paradossalmente, sono del tutto d’accordo con il contenuto di quella frase. “Il Lungomare è nostro” è un concetto straordinario. È nostro il Lungomare, è nostra la Fiera del Levante, è nostra la città, è nostra l’acqua, è nostra l’informazione, è nostra la scuola, è nostro il diritto al lavoro, all’infanzia, alla felicità. È nostro questo Paese, perché è dei bergamaschi e dei baresi, di chi la pensa come noi e di chi dissente, di chi investe in un’azienda e di chi spera che gli rinnovino il co.co.pro, di chi legge il Corano e di chi legge il Vangelo, di chi viaggia in roulotte e di chi in una roulotte fatiscente è costretto a vivere. Nostro è un aggettivo bellissimo, quando vuol dire “di tutti, di tutti noi”. Facciamo ancora in tempo ad impararlo, noi politici per primi. Ma dobbiamo sbrigarci.

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!