Bari, che accade ? (II)

Gianvito Pugliese*
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Continuo ad occuparmi della criminalità nella nostra Città, tema avviato con l’articolo pubblicato il 17 luglio scorso in primo piano da questa testata, a dispetto della mia abitudine di alternare i soggetti dei miei editoriali, primo, per non tediarVi e, secondo, per non annoiarmi.

Partendo dal fatto che avevo sentito “spesso sostenere da fonti istituzionalmente autorevoli, dal Ministro degli interni al nostro Sindaco, che Bari non corre particolari pericoli” proseguivo con “Spero sia vero, ma i fatti mi rendono dubbioso”.

La recente esecuzione sulla statale 100, con un colpo di pistola alla nuca, dell’imprenditore barese settantatreenne Raffaele Pirro, “giustiziato” per una vendetta della famiglia foggiana dei Libergos, stava a significare, secondo me, che Bari è diventata luogo dove alle sparatorie per guerre tra clan locali, si aggiungono quelle per favori a terzi o sconfinamenti degli stessi. Un segnale d’allarme per il Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, concludevo.

Ho sintetizzato per evitarVi, cari lettori la noia di andare a cercare l’articolo. Se V’interessa comunque è qui a disposizione tra le news.

Ma a Bari e dintorni in questi ultimi giorni si sono consumati altri due fatti di cronaca nera che, pure se apparentemente di matrice diversa, sono episodi di una violenza inaudita.

E’ di due giorni fa all’alba il ritrovamento in via Papa Giovanni XXIII, all’altezza di via Papa Bonifacio IX, nel quartiere Poggiofranco,, da parte dei Carabinieri di pattuglia, di una quarantaseienne donna russa deceduta.

L’autopsia ci dirà di più. Il corpo presentava lividi e lesioni su un braccio e le ginocchia sembrano interessate da alcune ferite. Com’è possibile che nessuno si sia accorto di nulla, che nessuno abbia dato l’allarme?  L’autopsia, intanto,  parla di omicidio, escludendo che le ferite siano compatibili con una caduta, come ipotizzato inizialmente dagli inquirenti

Torniamo indietro di qualche settimana: è del 10 luglio la notizia della morte di “Chiara Brandonisio, la donna 34enne che giovedì mattina (8 luglio) è stata trovata riversa su strada nei pressi della scuola media di Ceglie, piena di lividi e ferite” . Ce lo racconta su questa testata il bravo Antonio Scotti. Il suo articolo prosegue affermando: “Sembra che l’aggressione sia avvenuta intorno alle 6 di giovedì scorso, mentre la donna si recava a lavoro presso un’azienda, dove ricopriva la mansione di operaia. Si trovava in sella ad una bicicletta, quando è stata avvicinata dall’aggressore che l’ ha prima bloccata e poi malmenata con una spranga di ferro…… L’attenzione degli inquirenti in queste ultime ore si sta concentrando su un uomo che la 34enne avrebbe conosciuto attraverso il social network Facebook”.

Il 13 luglio si apprende che è stato arrestato il presunto omicida: si tratta di Domenico Iania, 52 anni, residente a Morfasso, a pochi chilometri da Piacenza. Confermato, nel primo interrogatorio che la conoscenza era avvenuta in chat e che i due non si erano mai incontrati prima del giorno dell’omicidio.

Morti del tutto diverse ma con un connotato comune: anche in questo caso nessuno si è accorto di nulla. Nessuno ha visto, ha sentito, è intervenuto.

Un omicidio a sprangate a Ceglie in mezzo alla strada passa inosservato. Una donna che giace morta in mezzo ad una strada di Poggiofranco passa altrettanto inosservata.

Ma siamo nel 2010 a Bari o tra il 1975 ed il 1990 a Beirut in piena guerra civile libanese?

Possibile che questi episodi non inducano ad aumentare in modo esponenziale il controllo e la prevenzione sul territorio.

Mi sembra fin troppo evidente che la gente tace, fa finta di non vedere, per paura, più che per indifferenza alle disgrazie altrui.

Il barese non aveva una tradizione omertosa, ma la sta rapidamente acquisendo. Forse le istituzioni fanno ancora in tempo a invertire questa tendenza: ma è indispensabile muoversi subito e con estrema efficacia. Il cittadino deve sentirsi protetto, tutelato e rassicurato dalle forse dell’ordine. Senza la collaborazione dei cittadini la guerra alla criminalità, organizzata e non, è persa in partenza. E’ inutile esporre le foto di Falcone e Borsellino e poi ignorarne gli insegnamenti.

Un altro dato su cui invitiamo il Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica a riflettere ancor più attentamente.

Una preghiera ai nostri politici: smettetela di dirci che sbagliamo e che tutto va bene, per favore non trattateci come bambini deficienti.

*Editorialista di Barilive e Barisera

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Commenti

  • alfonsoderuggieri (utente non verificato)

    La criminalità alza il tiro se capisce che può rimanere impunita. I bulli diventano boss mafiosi perchè i loro atteggiamenti sono tollerati. Qui da noi, infatti, è ritenuto normale ciò che altrove non è giustificato. Provate a chiamare le forze dell’ordine e vi accorgerete che non interverranno, a meno che non telefoniate dicendo che è in corso un omicidio (e chissà).

  • mario1965 (utente non verificato)

    confermo…Sotto casa ho avuto una banda di teppisti che a tutte le ore urlavano , bestemmiavano , spinelli , sedevano sui gardini condominiali impededendo il passaggio ai condomini.
    Chiamato + volte il 113 , nessun intervento.Una volta il 113 mi ha chiuso il telefono in faccia, incredibile ma vero.Per fortuna che sti teppistelli sono andati a far danni da qualche altra parte.

  • irinos (utente non verificato)

    I nostri politici credono che gli elettori si bevano tutte le loro stupide e pericolose cretinate. Il piccolo kaimano docet!

  • LUREAL (utente non verificato)

    A filibustiere,filibustiere e mezzo!I malavitosi,i violenti,gli assassini,vanno fermati e trattati in modo tale che NON possano recidivare.Ricordiamo che il medico pietoso fa la piaga cancerosa.Dove sta la Giustizia?LUREAL