A Mezzogiorno, in piena crisi

Giovanna Lodato

Intervengono Andrea Geremicca, Franco Cassano, Biagio de Giovanni e Maddalena Tulanti

0 commenta

“Mezzogiorno Europa” assume una nuova veste editoriale e opta per una nuova versione web.
A presentarla il Direttore, Andrea Geremicca, politico e intellettuale che fondò la rivista 11 anni fa, con l’obiettivo, modesto e ambizioso insieme, di costituire un punto di incontro e di discussione ispirato al tema del mezzogiorno in rapporto alla dimensione europea.
Nata nel cuore di Napoli, la rivista vanta firme come quella del nostro Presidente Giorgio Napolitano, e muove dalla precisa volontà di produrre dibattito e discussione. Più volte Geremicca sottolinea la necessità, avvertita più che mai ai nostri giorni, di creare un polo che consenta la pluralità delle espressioni e delle opinioni.

Converge su questo punto il dibattito per arrivare allo snodo cruciale di un mezzogiorno in sortina, spesso identificato come zavorra nell’economia e nella cultura di questo paese. Un mezzogiorno che tanto ha dato e che ora guarda al varco la scure del federalismo.

Franco Cassano, professore di Sociologià dell’Università di Bari, mette in chiaro la presenza di un deficit nel Sud, con l’immagine di un Sud che arranca. “I cattivi amministratori meridionali esistono ma non si può ridurre la questione meridionale alla presenza di una cattiva amministrazione”- sottolinea – “ Siamo di fronte alla fine di una stagione: non funziona più la sinergia tra nord e sud”.

L’intervento dell’europarlamentare Biagio de Giovanni analizza il problema guardando la sua matrice culturale: è palpabile la presenza di una società italiana divisa al suo interno, di una “spaccatura di sentimenti nel Paese”. L’unica prospettiva possibile è, per de Giovanni, l’ambire del Sud ad una propria autonomia: il che non comporta la via di una secessione che, al contrario, andrebbe a sancire definitivamente la frammentazione dell’unità italiana.

Il direttore Geremicca non si esime dal giudicare anche il ruolo – e le mancanze – che tanta politica ha avuto nel segnare l’arretratezza contingente del meridione. A parlare è anche l’uomo di sinistra, aspro verso quella fazione che ha dismesso dai punti in agenda lo sviluppo del sud, in precedenza baluardo del proprio programma politico.

Conclude la giornalista Maddalena Tulati, a moderare il dibattito, con il quadro di una spaccatura tangibile in Italia, “ di un’afasia del mezzogiorno e di una afasia della sinistra”.

I tanti meriti del sud, industriali nonché culturali, che dal pubblico richiama nel suo intervento il docente di storia dell’industria Federico Pirro, non vengono dimenticati. Se ne fa menzione: ne parla Geremicca, con la consapevolezza critica di chi osserva una situazione in cui “le eccellenze non fanno sistema nel mezzogiorno”. E sentenzia preoccupato l’evolversi drammatico della crisi attuale: l’Italia, ha mosso per decenni i propri passi con un uso speculativo della spesa pubblica, che ora si appresta a cambiare repentinamente e in modo drastico. Non può evitare di discutere della propria Napoli e delle conseguenze anche drammatiche che la situazione profila allo stato attuale delle cose.

Nella riflessione di un Paese che si interroga, che in questo cenacolo parla della necessità di un dialogo, dell’intersecarsi di bisogni e realtà differenti per scongiurare l’idea di un Sud neo-Borbonico, da una parte, e il Nord leghista dall’altra.

Riflette su questo tiro alla fune in cui si gioca il futuro del mezzogiorno Andrea Geremicca.
A parlare è ora il direttore di “Mezzogiorno Europa” e il giornalista.

La scelta del nuovo formato on line della rivista e il tema scottante del giornalismo ai giorni nostri: nutre ancora fiducia nel ruolo dell’editoria e del giornalismo e nel loro sviluppo nel mezzogiorno?
Sono giornalista professionista da decenni, dal 1963, e conoscevo il giornalismo soprattutto come carta stampata. Adesso ci sono molti strumenti, canali di informazione e diffusione: io credo che il giornalismo abbia sempre una prospettiva, a condizione che si incrocino anche forme diverse di comunicazione, come stampa, web e televisione.
Il giornalismo per vivere deve partire dai fatti e quindi “facciamo un giornale che tratti la grande questione nazionale e internazionale ma facciamo anche un giornale che sia radicato al territorio, che parta dalla vita concreta di tutti i giorni!”.

E da napoletano, da uomo del Sud, pensa che il Meridione abbia “un bavaglio in più” rispetto al contesto nazionale?
Secondo me il sud ha persino degli strumenti in più per comunicare, però la società è organizzata in modo tale che il bavaglio c’è, esiste. Nel mezzogiorno, insomma, non c’è una società molto libera, perchè è molto condizionata dal bisogno e dal sottosviluppo. La possibilità di espressione è ancora limitata ma il meridione ha grandi potenzialità.

Insomma lei non consiglierebbe ad una giornalista del sud di emigrare?
No… C’è una teoria di Kierkegaard, il filosofo, che dice: “il colmo dell’infelicità è non avere nulla da rimpiangere e niente in cui sperare”. Io vorrei che i giovani non vivessero questo “colmo di infelicità” e rispettassero la memoria, perchè la memoria – loro, dei loro genitori, delle loro terre – è una cosa preziosa. E’ necessario che nutrano fiducia e rispetto delle radici e che, soprattutto, guardino e si muovano in avanti…

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!