Michele, solo Bari vecchia non ti rispetta

Antonella Ardito
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Non metterò la foto di largo Amendoni, con i fiori per Michele e l’elenco, lunghissimo, delle 43 vittime di Mafia pugliesi di questi ultimi 30 anni. Perché la gente deve ricordarsi il volto di Michele: ieri quel quadrato di strada dove Michele Fazio il 12 luglio 2001 è stato ammazzato, ha accolto tutti, uomini e donne che come Lella e Pinuccio hanno perso un figlio per colpa delle guerre di Mafia ma anche chi ha combatutto i clan in quegli anni, l’ex capo della Mobile Luigi Liguori. E poi in maniera bipartisan le istituzioni. Sergio Fanelli per la provincia di Bari, pronto a dare il via ad un percorso di educazione nelle scuole contro la Mafia, visto che i clan stanno migrando nell’hinterland di Bari come formiche operose, con carichi di droga e armi da fa paura.

C’erano anche Mario Ferorelli, presidente della IX circoscrizione, Alfredo Mantovano, sottosegretario all’Interno, Nichi Vendola, presidente della Regione e per ultimo Michele Emiliano, il sindaco che gradisce la concordia istituzionale, chiede all’esponente di governo di prendere posizione contro le intercettazioni, l’arma che travalicò il muro di omertà e permise di arrestare chi sparò a Michele, ma evita accuratamente di salutare Vendola. Politica a parte, il problema è un altro: alle finestre su largo Amendoni si affaccia una donna sulla quarantina, giusto per capire chi sta, chi è venuto. Al piano superiore una ragazza con un bimbo: rientra subito dentro, non vuole essere vista, e poi cambia balcone quando deve far asciugare lo smalto rosso. Qualcuno sbircia da dietro alle finestre, ma cerca di non farsi vedere: tutto intorno a largo Amendoni è un vociare, uno sgommare di motorazzi, e per fortuna che il volume delle radio viene accuratamente abbassato. Altrimenti la voce della piccola Rosa, che da una scuola elementare di Acquaviva ha scritto una lettera a Michele, quel ragazzino che oggi avrebbe 25 anni, un uomo pronto a vivere le cose più belle della vita, non si potrebbe ascoltare. Un ragazzino di Bari vecchia, Cristian, si mette proprio vicino alla ragazzina, che ha fatto 60 chilometri per essere a Bari e ricordare Michele: "Da lui dobbiamo ripartire, ce la possiamo fare – spiega una delle giovani componenti di Libera – ora però non dimentichiamo che il due ottobre abbiamo anche Gaetano Marchitelli, a Carbonara, da commemorare".

Dove saranno i carbonaresi quel giorno? L’anno scorso non c’erano, come non c’erano i barivecchiani ieri a ricordare Michele. Paura, ingratitudine, forza dell’Antistato: la Mafia a Bari c’è, e vive anche grazie all’indifferenza instillata nelle genti contro i morti ammazzati, come Michele, come Gaetano, come tanti altri.

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Commenti

  • wadirum (utente non verificato)

    Poi però i barivecchiani non si lamentino se non vengono sentiti parte integrante della comunità cittadina.
    Un po’ di coraggio è necessario anche da parte loro. Il rispetto di sè stessi e della legalità non scendono dal cielo…