Maltese: “Ragazzi svegliatevi”. I giovani protestano sul web

Antonio Scotti

Il giornalista di Repubblica: “Hanno creduto alla flessibilità”. La replica: “Non abbiamo voluto noi la legge Biagi”

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“Ma perché questi ragazzi non si ribellano? A chi serve andare avanti così? Essere giovani in Italia significa ormai rinunciare alla dignità del vivere. Gli hanno raccontato che con la flessibilità non vi sarebbe stata disoccupazione e se la sono bevuta, incredibilmente, hanno condiviso il finto liberismo dei padroni e sono diventati schiavi”. Le frasi, apparse la scorsa settimana sul settimanale ‘Venerdì’, sono del giornalista di Curzio Maltese, una delle firme di punta del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari.

Parole che non sono passate inosservate in special modo ad un gruppo di studenti universitari che, con la collaborazione di Link (sindacato studentesco,) ha richiesto al gruppo editoriale de L’Espresso, di poter aprire un blog interno alla testata per discutere sui contenuti dell’articolo. Il dibattito è esploso anche sulla pagina Facebook di Link, dove in molti hanno replicato duramente al giornalista che lamentava la scarsa voglia di protagonismo di buona parte delle giovani generazioni. “Ragazzi svegliatevi, non fidatevi di delegare a qualche furbastro la protesta, scendete in piazza, fate qualcosa, arrangiatevi. Oppure smettetela di arrangiarvi”, si legge nel pezzo.

I ragazzi non ci stanno e punto per punto stanno animando una discussione che si augurano possa poi sfociare in un confronto con l’editorialista. La prima replica arriva da una ragazza di 22 anni di Napoli: “Ci ha dipinti come una generazione di lobotomizzati dalla televisione, incapaci di ribellarsi, di leggere le contraddizioni cui siamo esposti, che vive alle spalle di mamma e che accetta passivamente di essere schiacciata da una classe di vecchi troppo protagonisti che non gli lascia spazio per emergere all’interno del proprio paese”, afferma. “Eppure lei da sessantaduenne è editorialista sul più grande quotidiano nazionale, ove poco o nessuno spazio viene lasciato a quello che noi giovani dormienti produciamo quotidianamente”, conclude. 

Link ricorda al giornalista le battaglie che contro il Ddl Gelmini sono state organizzate dal movimento studentesco sin dall’autunno scorso. “Decine di migliaia di studenti erano sotto le prefetture il 28 ottobre scorso, a poche ore dal varo del ddl Gelmini da parte del Governo, ed erano in piazza il 17 novembre, giornata internazionale degli studenti. Eravamo in piazza in migliaia anche l’11 dicembre a Roma, quando la polizia impedì lo svolgimento di una manifestazione assolutamente pacifica e autorizzata”. Eppure, sottolineano, “la stampa, invece di dare conto della nostra ribellione, ha parlato di rito stanco dell’Onda”. “Ma è la nostra ribellione ad essere uno stanco rituale, o è anche questa la reazione di un sistema gerontocratico che non riesce a guardare la realtà senza i filtri dell’ideologia e del teatrino della politica?”, si domandano gli studenti.

Un passaggio molto contestato dai giovani è quello legato al tema della precarietà. Maltese parla di “storia della flessibilità” che le giovani generazioni hanno incassato con l’idea che la disoccupazione sarebbe scomparsa. “Ci scusi – scrive un utente su facebook – ma il giornale presso il quale scrive non è uno dei più accaniti sostenitori della cosiddetta flessibilità” Ed ancora: “Forse il giornale sul quale scrive ha confezionato per la sinistra italiana il cavallo di Troia del liberismo?. O ci siamo dimenticati di quando Repubblica – erano gli anni Ottanta -, da una parte, censurava gli articoli di Federico Caffè e, dall’altra, promuoveva un demenziale giochino a premi basato sui titoli di borsa”.

“Non siamo stati noi a volere la legge Biagi e, soprattutto, non eravamo noi l’opposizione che non ha saputo mettere un freno a quello scempio in Parlamento. Non siamo stati nemmeno al governo, successivamente per abrogarla, ma, dal canto nostro, abbiamo provato ad ogni modo a spronare chi di dovere a prendere provvedimenti. E’ paradossale che ora si dica che noi abbiamo creduto a quella favola”., ribatte ancora una giovane studentessa.

Una domanda che potremmo rivolgere a Curzio Maltese è se considera la dimensione della protesta  l’unica leva utile a produrre una discontinuità (politica e non solo). In Puglia abbiamo assistito ad un motore di attivazione giovanile senza precedenti, grazie all’intuizione di certe politiche che sono partite dal presupposto di non considerare i giovani come problema, bensì come risorsa da mettere a valore. La manifestazione di protesta può andar bene, ma non basta. Servono politiche lungimiranti che riescano a trovare nei giovani un interlocutore. Se ciò non avviene è, secondo noi, solo in minima parte colpa dei giovani.

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Commenti

  • Dante69 (utente non verificato)

    Il solito stile cattedratico ed insopportabile dei vecchi “azionisti” di Repubblica. Gente che pretende di incasellare in categorie ottocentesche fenomeni modernissimi. Il problema non è rendere meno flessibili i giovani, ma mandare a casa certi vecchi soloni.

  • megadream (utente non verificato)

    Ma chi protesta cosa!- Il mondo del lavoro e’ cambiato! – Piuttosto si adeguassero alle offerte del mercato, meno vittimismo perche’ se a questi giovani gli chiedi di andare a farel’ioperaio in fabbrica o il cosi’ detto “acinino” ti si rivoltano contro. Il lavoro e’ sopratutto umilta’ -che dio abbia in gloria chi va a lavare i cessi!

  • niza67 (utente non verificato)

    Maltese è fuori dal mondo; fosse per lui bisognerebbe tornare ai katanga ed alle chiavi inglesi del ’77. Alla sua età pretende di comprendere fenomeni nuovi e che devono essere affrontati, prima ancora che studiati. Oggi paghiamo una politica lavorativa pessima che nasce proprio dagli anni ’70. E mò pretende pure di dire la sua dopo che è stato fiancheggiatore degli autori dello sfascio.