Si dice privacy si legge trasparenza
Diciamocelo,
il falso dibattito sulla privacy in generale ci ha stufato.
Ci dà fastidio persino la pronuncia inglese nelle due versioni: praivasi e privasi.
Preferiamo la nostra dizione privacipslon.
Troviamo fuori luogo e fuorviante che in nome della riservatezza si stia attentando in un colpo solo alla possibilità di indagare e al diritto di conoscere.
Anche la discussione nel Comune di Bari sulla possibilità di far conoscere a noi tutti in modo sistematico la situazione patrimoniale e reddituale dei nostri rappresentanti politici mi pare un evento che in altri paesi non scandalizzerebbe nessuno.
Siamo un paese che parla di costi della politica saltando completamente il concetto del costo della democrazia perché siamo un paese con una democrazia ancora debole.
Se per essere eletti ci vogliono dei soldi vorremmo sapere da dove il nostro rappresentante ha preso questi soldi. Se erano suoi o se li ha avuti da qualcuno.
Vorremmo sapere semplicemente chi sono questi qualcuno.
Soprattutto lo vorremmo sapere in una situazione che ha visto la cancellazione delle strutture dei partiti che comunque facevano da filtro, sostituite da strutture organizzative personali.
In quanto personali non rispondono a nessuno.
Se è vero che la moglie di Cesare non solo deve essere onesta ma deve anche sembrarlo non si comprende perché i nostri piccoli Cesari non ci debbano raccontare la loro storia patrimoniale e reddituale.
In Finlandia un vigile può fermare un cittadino e nel comminargli la multa risalire attraverso il codice fiscale alla situazione reddituale per calibrare la sanzione al suo reddito.
Se è possibile conoscere il reddito di qualsiasi cittadino non vedo per quale motivo debba essere protetta la situazione reddituale di chi gestisce il nostro avvenire con i nostri soldi. Sappiamo che questo non basta ma è già una piccola cosa nel percorso della trasparenza. Anche per la finanziaria arrivano a noi cittadini solo gli slogan . Il filtro che veniva fatto dai partiti non esiste più e non si può pretendere che un cittadino abbia la nozioni specifiche per interpretare una finanziaria.
Ma in altri paesi il filtro interpretativo viene fatto da giornali e giornalisti indipendenti.
Se un politico dice castronerie o mente, come è ormai pratica costante in Italia, il giorno dopo viene sbugiardato dalla informazione.
Un politico non può mentire nemmeno alla moglie.
Da noi Ministri e capi di governo si inventano dati statistici fasulli senza rossori.
Se non possiamo intervenire su questa pratica nazionale consolidata cerchiamo di fare qualcosa per la trasparenza nella nostra dimensione comunale.
Se il problema è rappresentato da un eccesso di tecnicismo vi possiamo assicurare che
esiste in altri paesi come a Lione un impegno di semplificazione e trasparenza gestito dalla stessa amministrazione comunale che permette ai cittadini di avere una visione ancorchè semplificata della gestione delle risorse della loro città.
Da tecnici sappiamo che un eccesso di dati ed informazioni può servire a nascondere più che ad illustrare . Si tratta di un pratica abusata anche questa . Ma sappiamo che esiste una disciplina che tende a semplificare i tecnicismi per renderli fruibili anche a chi non ha le doti tecniche di base.
Si tratta di un disciplina molto applicata nei paesi democratici, perché non facciamo uno sforzo anche noi in questa direzione cominciando dai redditi dei nostri rappresentanti?
Commenti
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Ho sollevato, dopo le Regionali, il problema di alcune costose campagne elettorali e, non solo dal lato di chi possa aver “foraggiato” il candidato ma, soprattutto, come farà il candidato a “recuperare” l’eventuale sua spesa o a sdebitarsi con il suo “benefattore”?
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Nessuna! Molti sanno, pochi parlottano, tutti baibassano! E così si va avanti… -
piu’ che altro io metterei un tetto massimo di spesa per una campagna elettorale. Questo perche’ la politica non dovrebbe essere un mestiere e chiunque in piena liberta’ puo’ candidarsi e mostrarsi all’ elettore con tutti i mezzi possibili.






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