Spataro e il suo Ne valeva la pena
Con gli interventi di Roberto Leone, Gianrico Carofiglio e l’editore Alessandro Laterza
Presentato ieri presso la Libreria Laterza di Bari l’ultimo lavoro editoriale di Armando Spataro, procuratore della Repubblica a Milano nonché autore di numerosi saggi e pubblicazioni nell’ambito penale e della criminalità organizzata.
Grande statura intellettuale e umana nel giudice e nell’uomo che, con grande sensibilità e carisma, emerge nel dibattito. L’autore non esita a commuoversi parlando del lavoro di anni, fianco a fianco a colleghi che hanno perso anche la propria vita pur di lottare per il valore della giustizia.
Armando Spataro parla di “un libro scritto più col cuore che con la testa”, un libro che traccia uno spaccato della nostra Italia negli ultimi 30 anni e di quelle vicende politiche e giudiziare irrisolte, valutate talvolta come misteri o complotti.
Percorre il dibattito, brillantemente moderato, l’idea della necessità di lasciare margine al lavoro della magistratura, spesso sulla linea di confine tra giustizia e politica, spesso in conflitto per valutare le reciproche ingerenze, dell’una e dell’altra. E’ la necessità di un lavoro libero di valutazione, di una libertà che permette di vagliare la salute civile di un Paese.
Gianrico Carofiglio definisce ad hoc l’idea di complotto presente tra le pagine del libro, quale “rifiuto argomentato nella pratica della democrazia”, laddove si dovrebbe puntare di più alla trasparenza nei fatti e nelle vicende politiche e giudiziare.
L’autore tocca questioni “scottanti” ed opera, tra l’altro, una distinzione netta in merito alle risposte delle istituzioni per terrorismo e mafia. Se è vero che nel primo caso si può parlare di “unità di intenti, di compatezza tra forze politiche”, altrettanto non è possibile fare nel secondo. L’unica soluzione possibile è delineata in un lavoro libero della magistratura, di quella magistratura che dagli Anni di Piombo ha potuto solo fare fronte compatto, un lavoro di squadra combinato nella lotta alla criminalità.
Sguardo necessario anche in merito alla situazione politica contingente, alla cosidetta “legge bavaglio”, che Carofiglio non esita a valutare come contraria ad articoli e principi della nostra Costituzione, e al tiro alla fune tra magistrati e politica.
Il procuratore milanese, con grande atto di umiltà, stenta a parlare di eroismo nella sua professione, preferendo piuttosto definire il “senso del dovere” che orienta un rappresentante della giustizia e che è contrario ad un atteggiamento burocratico, refrattario verso la comprensione autentica della realtà dei fatti.
Cita Plutarco e l’avversione nutrita in antichità contro i magistrati e ripercorre due testimonianze coeve in merito al giudizio sulla categoria. Era il luglio 2009 quando appaiono sui giornali due dichiarazioni: una di Berlusconi, l’altra di Obama. Il nostro Presidente del Consiglio si sofferma sull’ “università della libertà che nascerà tra poco”, ove si formeranno i giovani contro una magistratura dominata dalla sinistra. Il presidente USA preferisce spostare lo sguardo verso la necessità ancora viva di combattere “il dolore della discriminazione”. E prosegue : "Io voglio che i nostri figli aspirino a diventare scienziati e ingegneri dottori e insegnanti, non solo giocatori di basket e rappers. Io voglio che i nostri figli aspirino a diventare giudici della Corte Suprema".
Viva è la partecipazione emotiva del giudice Spataro e dell’uomo, classe ’48, 34 anni spesi da magistrato, ancora capace di emozionarsi di fronte ai sentimenti della giustizia e della responsabilità civile.
Commenti
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Viene sempre fuori la differenza tra i nani e i giganti. Anche se i nani si mettono i tacchi.






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