Michele Mirabella: “Pronto a dimettermi”

Valentino Sgaramella
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Vorrei, potrei, non saprei: lunga querelle sulle dimissioni di Michele Mirabella, annunciate (da altri) un giorno sì e l’altro pure a mezzo stampa: ecco una nuova smentita. 

Prof. Mirabella, è vero che lei si è dimesso dal CdA della fondazione Petruzzelli? Con quali motivazioni?
Le mie dimissioni non sono avvenute. Io ho affermato da un pezzo che, per una migliore conduzione della vita della Fondazione, ove si rendesse necessario mettere a disposizione il mio posto in Consiglio di Amministrazione, non esiterei. Quello che conta è che la Fondazione sia sempre più solida e che sappia camminare sulle gambe delle certezze e non con le risse fra politici, spesso fra politicanti. Io sono pronto, quindi, a qualunque cosa per il bene della fondazione Petruzzelli.

Lei ravvisa, dunque, l’esistenza di beghe politiche?
Guardi, io, di mestiere, faccio il regista. Al ruolo di amministratore non mi sento particolarmente legato. Quindi, se proprio dovessi essere costretto a scegliere, opterei per un aiuto alla Fondazione perchè sia più solida, intraprendente, con il piacere di lavorare davvero come artista.

Lei è una personalità della cultura e dello spettacolo; secondo lei, l’atmosfera culturale a Bari è viva o in declino?
Bari è una città vivace. Io ho dato il mio contributo alla sua crescita culturale. Ai tempi in cui ho fatto teatro a Bari, mi sono prodigato molto, inventando addirittura delle “vogue” culturali. Figuriamoci se non mi sento legato alla mia città. Non credo che Bari stia vivendo un tramonto culturale. E’ vivacissima. Il fervore culturale di una città è dato dal pubblico che deve essere affamato, curioso, intraprendente, esigente, bravo. Forse, gli amministratori indugiano troppo, nel soddisfare queste esigenze del pubblico.

Il Petruzzelli è al centro di tante polemiche, cosa pensa?
Io elogio il coraggio e l’intraprendenza dell’Amministrazione comunale e del Sindaco, che hanno assunto decisioni impopolari. E biasimo, altresì, quanti, a parole, si proclamano alleati poi, in realtà, disseminano dubbi, stanno lì a lesinare, a scegliere altre strade ed a guardare, tutto sommato, con malcelata soddisfazione agli incidenti di percorso. Mi riferisco a tutti, non solo agli addetti ai lavori. Ci vuole un po’ di coraggio. Ed è in questa ottica, che chiedo: serve il mio posto in Consiglio di Amministrazione? Prendetelo. Se serve ad agevolare una vita serena e semplice, liberale, di questo CdA, prendete pure il mio posto. C’è chi è inchiodato, incollato alla “cadrega”. Io non lo sono. Ho una vita artistica che mi offre già numerose soddisfazioni, grazie a Dio. Non ho bisogno di sentirmi dire che faccio parte di un Consiglio di Amministrazione.

Artisti come Umberto Orsini, a Bari, hanno auspicato il ritorno del teatro e della cultura in tv, altri, come Katia Ricciarelli, considerano la Rai un soggetto del mercato; lei cosa pensa?
Sono vere entrambe le cose. La cultura non se ne è mai andata. Cosa intendiamo per cultura? L’erudizione per addetti ai lavori o di chi piange intorno al feretro della tradizione? Per carità, tutto deve rinnovarsi. La Rai ha 12 reti. Basta sintonizzarsi su una di esse per rivedere i vecchi sceneggiati, la prosa. Sono mutati i gusti, le capacità di percezione. Si va a teatro, a vedere la prosa. Bisogna reinventarla, la prosa, in televisione. Non possiamo riprendere le commedie. Se lo facessimo, nessuno guarderebbe la prosa in televisione. A parole, nei salotti, blatera e la reclamano. Poi, se la mandano in onda, la gente non la guarda. Si puo’ fare ottima cultura anche con le buone fiction, con gli sceneggiati. Poi, si puo’ anche co-produrre una commedia o un’opera lirica ed in questo modo fare cultura. Si puo’ fare la ripresa televisiva di un’opera. Poi, diciamolo, la gente sa scegliere o non? Non è la tv che ha guastato la gente ma il contrario.

Cosa sta preparando per la televisione e per il teatro?
Sono in preparazione delle regie liriche, ho in progetto una trasmissione televisiva per la stagione invernale, credo interessantissima. Sto scrivendo il soggetto di un film. Infine, sto correggendo le bozze di un mio libro, che uscirà presto, sulla sociologia della comunicazione.

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Commenti

  • Arco (utente non verificato)

    MA ALLORA PERCHE’ NON LASCIA IL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE… La Fondazione è una istituzione che deve cmq rispettare, per Statuto, determinate nomine in seno al consiglio, secondo le indicazioni delle forze politiche che reggono gli enti locali (provincia, comune) in un determinato momento storico. QUINDI…? VAI VIA, dimettiti..!!!

  • nicola20 (utente non verificato)

    Michele M. è un signore!Si dimetterà: non può dividere questa invereconda situazione del Petruzzelli (e Fondazione)con i personaggi che ne stanno facendo una bandiera per coprire il NULLA delle attività Comunali!
    Il gesto sarebbe una vera rasoiata: Emiliano,come tanti nel passato più nero della storia,in nome della cultura cerca di coprire il vuoto civico-economi-cosociale che impera su Bari! Non rassegnamoci! Guardiamo oltre i difensori della strombazzata cultura!