Minacce d’arresto a un marocchino, in manette due poliziotti
Tiani è segretario provinciale e componente del direttivo nazionale di un sindacato di polizia: già condannato per aver fiancheggiato Forza Nuova
Minacciò di arrestare un marocchino se non fosse stata ritirata una denuncia nei suoi confronti. L’episodio è accaduto 11 anni fa a Bari. Il protagonista è il viceispettore di polizia Francesco Tiani, già condannato a 9 mesi di reclusione perché nel 2004 ha protetto un gruppo di Forza Nuova, nonché rivelato loro delle informazioni riservate. Il capo d’imputazione, la cui condanna è stata emessa il 22 gennaio scorso, era favoreggiamento e violazione del segreto d’ufficio.
Questa volta, invece, è di concussione e sequestro di persona. I giudici della prima sezione penale del Tribunale di Bari lo hanno condannato a 3 anni e 8 mesi. Assieme a Tiani, che ricopre anche la carica di segretario provinciale del Sindacato italiano appartenenti polizia (Siap) e di componente del direttivo nazionale, è stato condannato il sovrintendente della questura Marcello Castaldi a 2 anni e 8 mesi, solo per il reato di concussione. Sono cadute, invece, le accuse di detenzione di sostanze stupefacenti, peculato, falso materiale in atti pubblici, falsità ideologica e calunnia.
Il processo di primo grado cominciò nel 2002 per fatti che risalgono al 31 ottobre del 1999. Quel giorno Tiani perquisì per scopi investigativi l’abitazione di un cittadino marocchino, il quale dopo il controllo denunciò la sottrazione di un milione di lire, nascosti in un armadio. Per lui i colpevoli erano il poliziotto e i suoi colleghi. Loro lo querelarono per calunnia.
Qualche giorno dopo, però, l’accusa sostiene che Tiani effettuò un controllo sotto i portici dell’extramurale Capruzzi, proprio dove lavorava il fratello di colui che li aveva accusati di furto. Gli sequestrarono 400-500 cd, e lo portarono in questura per delle verifiche.
Fu lì che, secondo gli inquirenti, il ragazzo marocchino fu minacciato di arresto. A meno che non avesse convinto il fratello a ritirare la denuncia. Lo avrebbe intimidito posando su una scrivania delle dosi di marijuana, la cui detenzione sarebbe stata imputata all’extracomunitario. E infine, gli avrebbe ‘consigliato’ di autodenunciarsi per la sparizione del denaro.
Tutto ciò sarebbe accaduto sotto gli occhi di Marcello Cataldi.
E due ore più tardi, l’extracomunitario confessò fornendo proprio la versione ‘consigliata’ da Tiani.
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